Atlanta: Robbin Season, il magnifico sarcastico racconto della realtà di Donald Glover

Atlanta Robbin Season

Si è preso tutto il suo tempo, ha lavorato, ha recitato altrove, ha pensato e poi Donald Glover è riuscito nell’impossibile: dare un seguito ad Atlanta.

Piuttosto che replicare, Donald Glover ha deciso di costruire sulle fondamenta poggiate con la prima stagione, un nuovo progetto in parte seconda stagione, in parte qualcosa di nuovo. L’ispirazione era “alta”, i cartoni dei Looney Toons, in particolare i Tiny Toons che, come ha spiegato Glover, si reinventavano in film tv diversi in cui venivano raccontati specifici momenti. Come le vacanze estive.

Ecco così arrivare Atlanta: Robbin Season la stagione delle rapine, quel periodo a ridosso del Natale e Capodanno in cui il numero di rapine si intensifica perchè bisogna preparare il pranzo delle feste e comprare i regali per la famiglia, come spiega Darius (Lakeith Stanfield) all’interno del primo episodio.

Il primo episodio di Atlanta: Robbin Season, o più semplicemente della seconda stagione di Atlanta, che abbiamo visto in anteprima, ci riporta nelle atmosfere della prima stagione, in quelle strade complicate, in quei vicoli in cui i sogni e le speranze degli abitanti vengono soffocati dagli spari. L’episodio si apre con personaggi mai visti prima ma una situazione familiare, che rappresenta l’anima stessa della serie tv, una scena d’azione riletta con una chiave ironica in un contesto di disperazione profonda.

Subito dopo ritroviamo Earn (Glover) e il suo male di vivere di una vita senza stimoli, rassegnato agli eventi che lo circondano, mentre prova a mettere ordine nella sua e nelle vite degli altri. Earn continua a voler essere il manager del rapper Paper Boi, suo cugino Alfred (Brian Tyree Henry), ma la musica è per loro una scusa per raccontare quello che non va bene nella loro città e nella loro vita. Un mezzo per raggiungere uno scopo che può essere conquistare una donna, comprare dell’erba, farsi rispettare e avere un nome nella comunità.

Non dobbiamo farci ingannare dall’ambientazione o dal loro essere afro-americani e per questo considerare Atlanta come la raffigurazione di un mondo che non ci rappresenta. Earn e i suoi compari potrebbero essere bianchi, blu o verdi, francesi, tedeschi o italiani, incarnano la disillusione di una generazione abbandonata dalla società, dalla politica da chi li vive come un peso più che come un’opportunità. Non è rassegnazione, è disillusione. Non è pigrizia, è depressione interiore provocata da un esterno che rigetta il nuovo che avanza.

La grande capacità di Donald Glover è stata quella di racchiudere questa sofferenza, questa drammaticità del quotidiano in un formato comedy, attraverso una sfumatura sarcastica con cui rilegge anche le situazioni più improbabili. Atlanta non fa ridere, non fa sorridere ma vive del sarcasmo nelle espressioni, nelle dichiarazioni del suo protagonista. Non è arrendersi alla realtà, ma affrontarla con le armi che ciascuno di noi ha a sua disposizione. E l’arma di Donald/Earn è il sarcasmo. E non solo la sua.

Punto di forza: la capacità di raccontare il reale, lo sguardo sarcastico del mondo di Donald Glover, l’ambientazione, la regia, la sceneggiatura, la forza innovativa

Punto di debolezza: non fa ridere, se si è in cerca di una commedia pura questa non fa al caso vostro.

Atlanta: Robbin Season dove guardarla?

Atlanta Robbin Season debutta il 1° marzo su FX negli Stati Uniti, in Italia la serie tv arriverà su FOX dal 17 maggio disponibile interamente anche on demand.

Atlanta: Robbin Season le reazioni estere

Atlanta riesce ad essere molte cose. Racconta quel che vuol dire essere neri in un’era ossessionata dal definire quello che vuol dire essere neri; è una terapia sperimentale talvolta divertente; una lenta storia d’amore. Uno show che riflette la creatività del suo autore.
The Guardian

Uguale ma diversa. Ed è una cosa meravigliosa, divertente, surreale.
New York Times

Il sottotitolo, Robbin Season, ha effettivi riferimenti solo nei primi episodi, ma la disperazione rende tutti noi, in qualche modo, ladri. […] Glover racconta il mondo del crimine in modo diverso rispetto a I Soprano, Breaking Bad o The Wire, ci mostra come “sbagliare” possa essere facile e diventare parte di noi.
Variety

About Riccardo Cristilli 232 Articles
Costantemente perso nel Sottosopra, su un'isola, in un universo parallelo in attesa di ricevere l'invito a corte, finendo però in una famiglia moderna. Anni '50, '60, oggi, nel futuro, nel medioevo, nello spazio o in un mondo fantastico. Follia? Probabile, un destino ineluttabile per star dietro a oltre 500 serie tv!

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