Black Mirror, l’antologia perde il lato “black” e diventa uno specchio distorto della realtà

Black Mirror è tornato.

Dopo l’episodio interattivo dello scorso dicembre Netflix oggi, 5 giugno, ha rilasciato 3 nuove storie che vanno a comporre la quinta stagione della serie antologica nata da Charlie Brooker.

Black Mirror è tornato ma non si sente poi tanto bene.

L’antologia che aveva costruito la sua forza sulla capacità di costruire un futuro prossimo possibile, in cui la tecnologia era entrata in modo pervasivo nella vita degli uomini, non esiste più. Charlie Brooker (probabilmente invecchiando) è diventato buono, si è lasciato travolgere dall’aria moralista che aleggia su Netflix e per non sconvolgere troppo i nuovi spettatori ha realizzato tre favole moderne. Dividendo in questo modo i fan della saga tra chi guarda con nostalgia al passato e chi ne apprezza l’evoluzione.

Personalmente mi schiero dalla parte dei “nostalgici”.

Rachel, Jack e Ashley, Too

L’episodio con Miley Cyrus è il più debole dei tre rilasciati. Un veloce film tv che inizia e finisce senza lasciare nulla allo spettatore. Poco più di 60 minuti per raccontare la storia di una pop-star, un’icona della musica e non solo, diventata un marchio sfruttato dalla zia e dai suoi collaboratori dopo la morte dei genitori. Triste perchè vorrebbe far altro piuttosto che promuovere una bambola robotica con la sua voce e cantare canzoni pop, prova a ribellarsi ma la perfida zia la fa finire in coma.

In parallelo conosciamo una ragazza, sola, che ha perso la madre da poco e che vive insieme alla sorella e al padre e ha come unica amica la bambola della sua pop-star preferita con cui fa tutto. Senza rivelare troppo, le tre ragazze si aiuteranno a vicenda.

Non c’è ansia, non c’è paura per un’invasione della tecnologia, ridotta a giocattoli per grandi e piccini. Rachel, Jack e Ashley, Too a partire dall’improbabile titolo, è un film per tutta la famiglia che promuove la vita all’aria aperta, le avventure oltre uno schermo. Proprio quello schermo nero che in teoria dovrebbe fare da cornice a tutta la vicenda.

Striking Vipers

Striking Vipers è il San Junipero del 2019. Senza la sua forza iconica e innovativa.

L’episodio con Anthony Mackie, Ludi Lin, Yahya Abdul-Mateen II, Nicole Beharie e Pom Klementieff unisce una storia d’amore con la realtà virtuale e un videogioco che ricorda tanto Mortal Kombat. Anche questo episodio potrebbe far parte di un’antologia completamente diversa, di un racconto sull’umanità e sulle relazioni, piuttosto che sullo schermo e la tecnologia e le sue implicazioni.

Seguendo una filosofia senza spoiler, Striking Viper è un racconto tenero e delicato ma al tempo stesso struggente, ben recitato e ben scritto, divertente in alcuni momenti ma totalmente fuori dai canoni di Black Mirror. Un buon prodotto in assoluto ma fuori da questa cornice.

Smithereens

Qualcuno aveva bisogno di conferme della bravura di Andrew Scott? Il Moriarty di Sherlock visto anche nella seconda stagione di Fleabag in questo episodio di Black Mirror conferma tutte le sue capacità recitative tenendo in piedi un episodio semplice e banale nel suo epilogo moralistico ma che proprio grazie a lui finisce per essere il migliore di tutta la saga.

Scott è un uomo che prende in ostaggio uno stagista di una società di telecomunicazioni di Londra (Damson Idris) per riuscire a parlare con il proprietario di questa stessa società (Topher Grace). Soltanto nel finale dell’episodio scopriremo la ragione del suo gesto.

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Costantemente perso nel Sottosopra, su un'isola, in un universo parallelo in attesa di ricevere l'invito a corte, finendo però in una famiglia moderna. Anni '50, '60, oggi, nel futuro, nel medioevo, nello spazio o in un mondo fantastico. Follia? Probabile, un destino ineluttabile per star dietro a oltre 500 serie tv!

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