Bruce Dickinson, A cosa serve questo pulsante? La recensione dell’autobiografia

Come si può immaginare, l’autobiografia di Bruce Dickinson era un libro molto atteso da migliaia di fan del metal in tutto il mondo. E’ il primo libro ufficiale scritto da un membro degli Iron Maiden, ed in tantissimi si sono lanciati all’acquisto anche in lingua inglese, pur di leggere il prima possibile delle gesta di Bruce, e scoprire nuovi retroscena sulla sua vita e sulle sue band.

Avendolo letto prima in inglese e ora nella versione italiana della HarperCollins, il giudizio definitivo è, purtroppo, solo di sufficienza. I motivi, per chi non avesse tempo o voglia di leggere la recensione, sono riassumbili nel fatto che Bruce ha parlato un po’ di quel che voleva lui, tagliando cortissimo su tutto quel che sarebbe potuto interessare ai fan, dilungandosi su aspetti molto tecnici della sua passione per il volo, e non addentrandosi mai in dettagli personali. Leggendo questa biografia, non si saprebbe mai nemmeno che il cantante si sia sposato due volte e abbia tre figli (due dei quali cantano in band mediamente famose, e che sono state in tour anche con i Maiden): non sono dettagli che di solito si trascurano, in una biografia…
Altra caratteristica piuttosto fastidiosa, è la totale assenza di riferimenti cronologici: non solo si dà molto per scontato che chi legge sappia tutto della vita degli Iron Maiden e di cosa facessero durante i vari tour, ma anche di cosa accadesse nel mondo in certi periodi. Probabilmente l’unica data citata sul serio è l’11 Settembre 2001 (soprattutto perchè Bruce era a New York e avrebbe dovuto pilotare un aereo per tornare a Londra), mentre ad esempio in tutto il capitolo dedicato al concerto a Sarajevo, non viene mai specificato l’anno in cui si svolse il relativo assedio della città (1994, per la cronaca – molti fan odierni non erano nemmeno nati).

In realtà, il succo di tutto “A cosa serve questo pulsante?” è contenuto nella post-fazione:

“[…]Ho pensato solo a raccontare una bella storia. Molti aneddoti divertenti non sono sopravvissuti al taglio della revisione. […] Ho anche preso una decisione: niente nascite, matrimoni o divorzi, nè miei nè di nessun altro.”

La storia raccontata, oggettivamente, è bella, interessante e scritta bene. Le 400 pagine del libro scorrono veloci e piacevoli. Ma paragonate a dozzine di altri libri biografici, lasciano veramente poco, una volta finita la lettura. Pochi aneddoti da scambiare con amici (“Oh, ma l’avresti mai detto che Dickinson ha fatto questo o quello?”), e soprattutto quasi zero retroscena nella vita degli Iron Maiden. La separazione da Adrian Smith è trattata con toni generici nell’arco di mezza pagina. La separazione di Dickinson dagli Iron Maiden è questione di una pagina: stando a lui, ha scelto di lasciare la band, l’ha comunicato al manager Rod Smallwood, e ha girato pagina, non c’è nessun approfondimento di come siano andate le cose. La reunion? Questione di una telefonata e di un incontro con Steve Harris, senza sapere esattamente cosa si siano detti.
A fronte di tutto questo, ci sono ad esempio una pagina e mezza dedicate al maiale personale di Blackie Lawless, decine di pagine sulla scherma (una sua passione decisamente interessante), dettagli precisissimi sugli aeroplani, e descrizioni argute su gente a caso che ha incontrato ad Amsterdam.
Quel che sembra, è che a Bruce sia mancato un editor o un “intervistatore”, qualcuno che lo spingesse ad approfondire alcune parti e lasciar stare altre, chiedendogli di spiegare come si è sentito in determinate situazioni. Bruce ha fatto tutto da solo, e ne esce praticamente come una persona che prende decisioni, che segue l’istinto, che eccelle in tutto… ma senza una vita interiore!

In tutto questo, i due capitoli migliori sono quelli legate al concerto solista a Sarajaveo, e quello legata alla battaglia contro il cancro. Qui sì, che Bruce si apre completamente, e scende nei dettagli delle due guerre combattute – una in prima persona, l’altra come spettatore/portatore di speranza. Questi due capitoli redimono la lettura del libro, che però sembra rimanere un’occasione sprecata – in attesa di un’autobiografia corale degli Iron Maiden, a questo punto…

Bruce Dickinson
A cosa serve questo pulsante?
(Traduzione di Stefano Chiapello)
HarperCollins Italia
Copertina rigida – 429 pagine
Euro 19.00

Ps: volete quattro aneddoti interessanti che si ricavano dalla biografia? In realtà, solo due riguardano Bruce.

– Nicko McBrain è stato il primo Iron Maiden a conseguire il brevetto da pilota di aerei, anni prima di Bruce.

– Per un progetto chiamato “The Three Tremors” (i tre tenori metal), Dickinson avrebbe voluto fare un disco con Rob Halford e Ronnie James Dio. La casa discografica spinse per mettere Geoff Tate al posto di Dio, ed il progetto naufragò. Pensate cosa sarebbe potuto venir fuori, con un album di Dio, Dickinson e Halford.

– Il manager Rod Smallwood una volta ad una cerimonia di gala venne approcciato da qualcuno che voleva entrare nelle sue grazie per un lavoro, ma lui rispose: “Tu pensi che io lavori nel music business? Io lavoro nel business degli Iron Maiden!”

– Bruce è stato bullizzato da studenti e picchiato da professori, durante le scuole superiori (erano altri tempi…). Si vendicò pisciando nel cibo distribuito a tutta la scuola, e fu espulso ad un mese dagli esami.

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