Danza con me, ‘l’Altro Spettacolo’ di Bolle su Rai 1 (e Virginia Raffaele ne è la regina)

Virginia Raffaele balla la parodia dello spot Kenzo con Roberto Bolle in Danza con Me
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Roberto Bolle – Danza con Me è un ‘altro spettacolo’, secondo me. Non è totalmente inedito nella formula, visto l’esperimento de La mia danza libera (in onda su Rai 1 l’8 ottobre 2016), ma resta un altro spettacolo rispetto al canone degli ultimi (tanti) anni tv.

E’ un altro spettacolo nella sostanza, intendendo con essa la scelta di raccontare la danza facendola e sudandola, non semplicemente evocandola e parlandone, vizio di tanti programmi ‘a tema’. Se ne mostrano, invece, le tante e inattese anime nei passi a due classici e in quelli travolgenti dal sapore contemporaneo, così come nelle gag con gli ospiti, nelle ibridazioni con le celebrities accorse a danzare con Bolle. E a proposito di Bolle, sia pur onnipresente resta al servizio del racconto e della danza, nonostante il rischio celebrativo sempre in agguato.

Bolle e Michael Cotten, firma di grandi eventi live e tv americani, mettono il sigillo sulla direzione artistica di un progetto autoriale che collezione una bella selezione di ‘quadri’ dai gusti diversi, che spaziano dalla poesia dell’Inshallah cantato da Sting e ballato da Bolle con il siriano Ahmad Joudah, alla leggerezza, come il “balletto tradotto” da Pif e Miriam Leone, passando per la contaminazione del ‘re del jookin”, l’americano Lil Buck, che balla il Lago dei Cigni. Quando uno sa di cosa parla e ha un’idea di quello che vuol fare i risultati si vedono.

Un altro spettacolo, dunque, che probabilmente non avrebbe la forza di essere in se ‘un altro modello’ di intrattenimento stagionale, ma che può almeno impreziosire il palinsesto come evento una tantum, ottimo per dichiarare i buoni propositi per il Nuovo Anno: il rischio è che poi questi restino tali, unica testimonianza di una buona volontà che soccombe rapidamente alle necessità del quotidiano.

Roberto Bolle e Virginia Raffaele ballano la parodia dello spot Kenzo

Al netto di quanto detto prima, c’è un momento che più di altri per me ha rappresentato ‘l’altro spettacolo’ in Danza con Me.

Facciamo due.

Da una parte c’è il passo a due de Lo Schiaccianoci nella versione di Rudolph Nureyev danzato sul finale da Bolle con Léonore Baulac: talmente classico da essere rivoluzionario. E poteva stare tranquillamente su uno sfondo total black senza telini artistici per scatenare tutta la sua potenza visiva: ma questa è un’altra storia.

Dall’altra c’è la parodia dello spot Kenzo con Bolle e Virginia Raffaele (qui lo spot originale). In un parterre di ospiti che porta l’altezza ‘percepita’ della danza classica a livelli ‘pop’ (rendendola così ancora più iperuranea) spicca lei, Virginia. La regina. E’ l’unica non ballerina di professione ad avere il coraggio di danzare davvero con ‘l’eroe dei due mondi’, riuscendo persino a oscurarlo. Ce ne vuole, sia di coraggio che di bravura.

La danza di Bolle e Virginia Raffaele raccoglie in sé un multiplo ‘sovvertimento’ del canone: in primis si prende uno spot come modello, per quanto diretto da Spike Jonze; in secundis si decide di farne una parodia; terzo aspetto, si cuce il contributo sull’ospite più che sulla ‘star’ dello show; quarto elemento, la coreografia riesce ad essere credibile anche sul palco della Scala. Cinque minuti di altra tv, di altro spettacolo, di altro anche sul piano del linguaggio tv, grazie alla porta ‘magica’ che conduce in un altro mondo, lontano dallo studio tv, e alle citazioni dallo spot originale (qui il video, da Raiplay).

Marco D’Amore, ‘l’altro conduttore’

Porta Gomorra alla Scala. Gioca con i contrasti. Fai conoscere all’Inferno il Paradiso. O meglio, vai oltre la superficie e mostra al grande pubblico che c’è altro nel profilo professionale di Marco D’Amore, chiamato a raccontare la danza, a esperirla, fingendosi all’inizio un ‘caronte’ tv, traghettatore delle anime perse nel sacro mondo dell’arte coreutica, ma svelando subito la sua intima natura di narrat(t)ore.

Per tutti è Ciro l’immortale di Gomorra ed è proprio su questo gioco di mondi opposti che si costruisce, direi si perfeziona, il modello inaugurato nel 2016 con Francesco Pannofino. Qui il gioco si fa più raffinato e si moltiplica, lasciando a Geppi Cucciari il compito di alleggerire e proiettando invece D’Amore nelle ‘segrete’ della conduzione televisiva, ma di quella capace di raccontare e non di urlare.

Danza con me è uno spettacolo teatrale e D’Amore nel teatro ci sguazza (andate a vedere American Buffalo di cui è anche regista): oltre ai ‘primi piani intensi’, ai faccia a faccia (evocati anche nello show, sia mai qualcuno non abbia riconosciuto – il fu – Ciro l’Immortale) della serie tv, alle battute sincopate di Gomorra, c’è tutto un altro mondo, meno pop, che in fondo si rispecchia nella danza e nella sua versatilità. ‘L’altro’ D’Amore conquista anche più del precedente. E il suo passo a due con Bolle ispirato a West Side Story (qui il video da Raiplay) merita da solo il prezzo del biglietto (anche se a tratti tocca intuirlo…).

Roberto Bolle, Sting e Ahmad Joudah in Inshallah

Uno dei momenti magici della serata è stato senza dubbio il passo a due di Roberto BolleAhmad Joudah sulle note di Inshallah, cantata ed eseguita al contrabbasso (per quel che mi permette di riconoscere la mia scarsa cultura strumentale) dallo stesso Sting. La storia di Ahamad, introdotta da D’Amore, porta tutti in un altrove che poco ha a che fare con la danza, nella Siria dilaniata dalla guerra, in una storia di padri, figli e pregiudizi, di sfide all’Isis, di tatuaggi fatti sul collo con su scritto “Danza o morte”, nel punto esatto in cui i seguaci di Daesh mozzano le teste. Una storia che Bolle aveva anticipato a Che Tempo Che Fa presentando il programma e che è stato anche uno dei momenti più ‘promossi’ prima dello show. Ha confermato la sua forza anche in onda (il video dell’esibizione da Raiplay). Ma non c’è uno solo delle coreografie proposte che non sia stata un vero capolavoro d’arte.

La regia

Danza con Me, però, non è un ‘altro spettacolo’ nelle specifiche del linguaggio tv.  Tolto l’ottimo momento con Virginia Raffaele, il resto rischia di risultare più lezioso di quanto possa essere, nell’immaginario comune, Il Lago dei Cigni. Lo stesso mapping del corpo di Bolle – in una coreografia incredibilmente suggestiva anche grazie alla scelta di Mad World, nella versione di Gary Jules – ha una valenza più artistica che strettamente televisiva, da performance teatrale in realtà, che la tv, almeno fatta così, finisce per appiattire.

Non un altro linguaggio, quindi; la regia di Biondani (nello studio che sembra essere quello di Che Tempo Che Fa ‘sfondato’ e che  ne richiama le atmosfere nelle luci) preferisce la ripetizione dello stesso modello per il montaggio delle coreografie (con l’alternanza del ‘triangolo’, della telecamera dall’alto e delle riprese in steady-cam) e inserisce, laddove necessario, contributi realizzati all’esterno, come ci ha insegnato il Concerto di Capodanno da Vienna. Interessante, invece, il gioco di grafica ‘live’ su Fabri Fibra che annuncia il passo a due di Bolle e Lil Buck, reso poi vano dall’artificioso ricorso allo slow motion che toglie un po’ il gusto del gesto in ‘diretta’, e per definizione ‘televisivo’, puntando invece anche qui su modelli alt(r)i, cinematografici (per non dire fictional). Alti e bassi in questa confezione, quindi. Il pensiero va però soprattutto al grandissimo lavoro autoriale, organizzativo, artistico dietro questo progetto: non oso nemmeno immaginare la quantità di prove per ogni singola coreografia e per ogni singolo passaggio. E questa è arte. Potete rivedere tutto Roberto Bolle – Danza con Me on demand su RaiPlay.

 

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About Giorgia Iovane 143 Articles
Amante di Bim Bum Bam e Saussure, laureata in Comunicazione con una tesi sulla lingua della fiction italiana e addottorata sulle trasposizioni fictional dei Promessi Sposi e de La Cittadella, collaboro da anni con la cattedra di Semiotica del Suor Orsola Benincasa di Napoli, facendo anche danni sulla web radio di ateneo (runradio.it). Dopo 5 anni di Televisionando e con 5 anni di TvBlog all'attivo, sono sempre in cerca di occasioni per scrivere.

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