Rock The Castle, day 1 con Dream Theater, Tesseract, Haken e tanti altri: foto-report completo

Seconda edizione del Rock The Castle, ed entrando nel Castello Scaligero di Villafranca di Verona tutto sembra migliorato, rispetto alla già ottima prova del 2018. L’intero castello è coperto dai loghi e dalle grafiche del festival, c’è acqua distribuita gratuitamente, ci sono dozzine di bagni chimici (quest’anno su palafitte poste dentro ai fossati!), docce nebulizzate, ombrelloni, una sfilata da parte di figuranti castellani in costume. E queste sono solo le novità, che si aggiungono all’ottimo contesto di un castello con vera erba sotto i propri piedi, un’ampia offerta di street food per mangiare cose veramente particolari, buon mix sonoro e in generale un’atmosfera in cui divertirsi.

Il primo giorno del Rock The Castle 2019 è tutto dedicato al progressive, in tutte le sue declinazioni dal prog-rock al prog-metal più estremo.

Come sempre nelle occasioni in cui il sito Metalitalia.com si occupa dei report in diretta, vi segnaliamo il loro link per una recensione secondo-per-secondo di tutte le band – a noi non rimane che parlare di qualche spigolatura particolare successa sopra e sotto il palco, unendola a foto che esulano anche dal semplice contesto del concerto…

Alle 14.15, puntualissimi, i Levania inaugurano il festival. La band di Ferrara è stata aggiunta al bill all’ultimo momento, come “bonus”: niente di male, quindi, se la prestazione fa molto affidamento sull’entusiasmo contagioso dei due cantanti, e comunque riescono a prendere grossi applausi dal pubblico presente – pubblico che deve ancora riempire il prato del castello, ma che in ogni caso si dimostrerà entusiasta di tutte le band proposte, coprendole di applausi. Succede lo stesso, quindi, con i Kingcrow: sicuramente i presenti li conosceranno, in quanto amanti del prog, ma dalla risposta del pubblico sembrerebbe che molti siano addirittura qui “solo” per il gruppo romano, e sicuramente è una bella sensazione per il gruppo sul palco, che apprezza e si impegna per una prestazione potente.

Prima della band successiva, è ora di fare un piccolo giro nell’area concerti: il sole è caldissimo,ma c’è un vento che rende tutto molto più sopportabile, ed è un piacere scoprire alcuni lati “nascosti” del castello, come il metal market (quest’anno posto all’ingresso, un po’ nascosto rispetto al solito), e la scenografia “social” con trono, ghigliottina e soldati medievali. Una bella trovata, per chi vuole farsi prendere dall’atmosfera…

Gli Inglorious presentano un rock energico, e presentano anche il nuovo chitarrista, Danny Dela Cruz, un ventenne molto dotato e che ricorda un giovanissimo Slash… Tutta l’attenzione comunque è su Nathan James, frontman della band che si è trovato a dover cambiare tre/quinti della lineup di recente – il risultato è comunque ottimo, le canzoni ci sono, anche se è strano sentir parlare Nathan di “mio primo disco”, “mio nuovo pezzo”, insomma alla prima persona singolare – una band, seppure con lineup nuova, non dovrebbe essere un gruppo unito di cui parlare al plurale?

Il concerto dei Mono arriva al momento perfetto della scaletta: per il pubblico presente fin dall’apertura, il gruppo giapponese offre un momento di “pausa” per le orecchie. La musica è potente, tutta strumentale e complicata, e più che seguirla con le orecchie la si può seguire con il cuore (d’acciaio, in ogni caso). Chi rimane sotto il palco non osa parlare o disturbare l’esecuzione, e per un’ora si rimane assorti dalle sonorità decisamente heavy, ma influenzate da una sensibilità orientale.

Si passa quindi al rush finale, con due gruppi molto attesi, prima degli headliner. Haken e TesseracT sono molto apprezzati da chi segue i Dream Theater, e l’invito a questo festival è più che azzeccato. Se i primi seguono una linea di prog più tradizionale, i secondi da sempre spingono verso una ricerca che unisca tecnica, innovazione e pesantezza dei suoni: entrambe sono godibili, in modi diversi, ed il pubblico ormai è decisamente ampio, all’interno del castello, per applaudire i due gruppi inglesi. Frontmen carismatici e musicisti che cercano il contatto con le prime file mentre le dita corrono sugli strumenti sono il riscaldamento perfetto per portarci verso i Dream Theater.

Prima dell’ultimo show, però, c’è una sorpresa: su un lato del castello si sono riuniti tutti i militari medievali, e sulle note di “Hellraiser” di Ozzy Osbourne entrano il Re e la Regina (che canta dal vivo, appunto, la canzone di Ozzy), facendosi largo fra il pubblico da una parte all’altra dell’arena. Un momento sicuramente inusuale, perfetto in questi tempi “social” in cui una foto vale più di mille parole.

La sfilata aiuta anche a far scivolare velocemente i 30 minuti di cambio-palco prima dei Dream Theater, e serve a distrarre i fan dai pensieri negativi che avevano avvolto il concerto nelle settimane precedenti. Il concerto dei Dream Theater, per molti appassionati, è stato infatti parzialmente avvelenato da un casino scoppiato mesi fa: lo scorso Novembre John Petrucci rivelò a Rolling Stone che il tour di Distance Over Time avrebbe compreso canzoni del nuovo disco, ma anche l’intero “Scenes From A Memory”. Nero su bianco, Petrucci promise questo, e per le date del tour headliner in America è andata così – quindi anche questa apparizione, mesi fa, fu annunciata come “I DT suoneranno tutto Scenes”. La band si era però scordata di avvisare i promoter mondiali che il tour estivo ai festival avrebbe suonato con minutaggio ridotto, e quindi niente Scenes. Molti fan si sono infuriati, e sembrano essersi approcciati controvoglia al concerto – venendo poi a sapere che la band per il tour estivo ha scelto di suonare solo 90 minuti, avendone comunque a disposizione 120. Stanno facendo così in tutta europa, show headliner ai festival con sole 10 canzoni.
Eppure, quando le luci si spengono e i Dream Theater salgono sul palco, è subito delirio dei fan – anche se la prima canzone scelta arriva da Distance Over Time e non è “un classico”, basta trovarsi davanti i Re del prog-metal, e tutti non possono fare a meno di esaltarsi. Le ovazioni principali vanno a John Petrucci, che le accoglie in silenzio mentre suona (ha le mani molto impegnate, dopotutto!), ma che poi alza lo sguardo e fa le corna per triplicare gli applausi. James LaBrie sembra in forma, stasera, pienamente concentrato sui pezzi e con una voce che lo aiuta ad arrivare fino alla fine. C’è poco da dire: è stato un buon concerto, coinvolgente.
Sono solo 90 minuti, dei quali più di metà dedicati al nuovo disco, ma i presenti sono soddisfatti: a volte è meglio lasciar andare i rancori, e godersi un concerto della propria band preferita. La Luna che svetta sopra al palco saluta tutti in maniera romantica, mentre ancora si recupera la voce dopo la finale As I Am.

Rock The Castle 2019, giorno 1: le foto dei concerti

Levania – foto dal Rock The Castle

Kingcrow – foto dal Rock The Castle

Inglorious – foto dal Rock The Castle

Mono – foto dal Rock The Castle

Haken – foto dal Rock The Castle

Tesseract – foto dal Rock The Castle

Dream Theater – foto dal Rock The Castle

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