Come si vota alle politiche 2018? Scheda e legge elettorale

Politiche 2018 Come si vota

Si vota con la nuova legge elettorale, il Rosatellum bis.
Si tratta di un sistema misto proporzionale e maggioritario: un terzo dei candidati viene eletti in collegi uninominali, due terzi con il proporzionale. La soglia di sbarramento è al 3% per le singole liste, al 10% per le coalizioni.

Cosa significa uninominale?

Uninominale significa che in ciascun collegio un partito o una coalizione candida una persona sola, un solo candidato. Chi prende più voti fra i candidati ottiene il seggio.

Com’è fatta la scheda?

Così. Le varie sezioni contengono il candidato al collegio uninominale e al di sotto il partito o i partiti che lo sostengono.

Quanti segni posso tracciare?

Un solo segno o due segni, purché all’interno della medesima coalizione. Cioè: puoi votare il candidato e una delle liste che lo sostengono. Non il candidato e un’altra lista.

È ammesso il voto disgiunto?

No! Per questo non puoi votare un candidato e una lista che non lo sostiene.

Il percorso verso la nuova legge elettorale

Il 7 ottobre 2017 sembra essere stato fatto un enorme passo avanti verso l’approvazione di una nuova legge elettorale. La commissione Affari costituzionali della Camera, infatti, ha dato il via libera affinché Emanuele Fiano riferisca in aula. Il testo della legge approda a Montecitorio martedì 10 ottobre alle 15.

Chi ha votato a favore della nuova legge elettorale in commissione?

Pd, Forza Italia, Lega, Ap, Ala, Direzione Italia, Scelta civica, Civici e innovatori

Chi ha votato contro la nuova legge elettorale in commissione?

M5s, Fratelli d’Italia, Sinistra italiana, Mdp, Alternativa libera

Perché si chiama “Rosatellum bis”?

Il nome prosegue la tradizione di “latinizzare” l’origine, in questo caso il cognome del proponente, Ettore Rosato, caporuppo alla Camera del Pd, che aveva proposto una legge simile prima dell’estate.

Che cosa prevederebbe la nuova legge elettorale?

Il “Rosatellum bis” è una legge elettorale con un sistema misto proporzionale-maggioritario. Non è molto diversa dal Mattarellum.

Il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, cioè collegi in cui ciascun partito propone un solo candidato.
Il 64% dei seggi viene assegnato con un sistema proporzionale.

Questo significa che 231 seggi alla Camera e 102 al senato saranno assegnati dai collegi uninominali.

L’elezione dei candidati nei collegi uninominali avviene al primo turno: in ciascuno dei collegi viene eletto il candidato che ha più voti.

Il contesto della legge elettorale italiana

Quello della legge elettorale è ormai un tormentone da oltre quattro anni. O forse da più di dodici. È nel 2005, infatti, che, il 21 dicembre, viene approvata la Legge Calderoli, chiamata Porcellum dopo che era stata definita «una porcata» dal suo stesso estensore ed in seguito a un fortunato titolo di Sartori sul Corriere: «Il “porcellum” da eliminare». Nel 2014, quella legge elettorale – con la quale nel frattempo si sono svolte le elezioni del 2006, del 2008 e del 2013 – è stata dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Corte costituzionale (con la sentenza n. 1/2014), a causa del premio di maggioranza e delle liste bloccate.

Nel 2015 è stato approvato il cosiddetto Italicum, per la sola elezione della Camera. Il progetto del governo Renzi, infatti, prevedeva che il Senato venisse poi riformato in una camera non elettiva. Ma, come noto, l’idea è stata bocciata dal referendum costituzionale.

Per l’elezione del Senato, dunque, in assenza di altre riforme, vale il cosiddetto Consultellum. Ovvero, la legge elettorale introdotta per effetto della sentenza della Corte costituzionale, che ha annullato il premio di maggioranza e introdotto la possibilità di esprimere un voto di preferenza. È in vigore dal 1° luglio 2016.

Quindi, a meno di colpi di scena clamorosi – sappiamo che il patto per una legge elettorale fra Pd, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Forza Italia è saltato – si andrà a votare con le due leggi elettorali in vigore: Italicum per la Camera, Consultellum per il Senato.

Renzi, del resto, sarebbe stato molto chiaro con i suoi fedelissimi in seno al Pd, secondo Repubblica:

«Si voterà con le leggi attuali. Al massimo, se dovesse servire, faremo all’ultimo un decreto tecnico».

Perché è saltato l’accordo sulla legge elettorale a giugno 2017?

Era l’8 di giugno del 2017. I quattro principali partiti politici italiani sembravano aver trovato un accordo sulla legge elettorale. Un sistema tedesco, “spiegato bene” sul Post. Si comincia a votare alla Camera. C’è un emendamento che sembra innocuo: applicare il sistema elettorale anche al Trentino-Alto Adige (dove si vota in altro modo).

L’emendamento è di una deputata di Forza Italia, Micaela Biancofiore, originaria dell’Alto Adige. Era stato originariamente presentato dal Movimento Cinque Stelle, ma poi bocciato in commissione Affari Costituzionali (con l’accordo del M5S che aveva accettato di ritirarlo), ma riproposto in Aula. Un deputato del Movimento, Riccardo Fraccaro, annuncia il suo voto personale a favore.

Eppure, Pd, M5S, Lega e Forza Italia erano d’accordo.

A questo punto, il pasticcio. Il voto doveva essere segreto ma per errore diventa palese. Si vede così che il M5S vota in massa a favore dell’emendamento. E anche qualcuno di Forza Italia. Quando il tabellone viene oscurato c’è ancora tempo per votare. Almeno una cinquantina di deputati cambia idea e passa dal “no” al “sì” (franchi tiratori che provengono, probabilmente, da tutte le parti).

Il governo va sotto. Il patto salta.

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