Elezioni politiche in Italia: perché parlarne e come?

Perché iniziare un progetto editoriale sulle elezioni politiche in Italia? Perché un luogo a parte, visto che ce ne sono già così tanti fra siti di informazione, siti che offrono sondaggi aggiornatissimi, blog, testate registrate, siti di vere fake news o fake news che invadono le vere testate, commenti sui social e via discorrendo?

Semplice. Tanto per cominciare Crediamo che la politica sia importante. Che occorra recuperarne il senso fondamentale: che si debba poter riflettere e rallentare senza rinunciare a un’informazione completa, precisa e puntuale. Che si debba parlare di dati ma anche confrontare opinioni.

In quest’era complessa, la democrazia rappresentativa resta il miglior sistema di governo che l’uomo ha saputo trovare, ma al tempo stesso mostra il fiato corto. L’affluenza calante, la partecipazione al voto che diminuisce costantemente in un Paese che storicamente aveva sempre fatto registrare percentuali di votanti alle urne significativamente alte è solo uno dei segnali di questa situazione stagnante.  In molti si dilettano in analisi spericolate che attribuiscono le colpe di questa “crisi” a chissà quali entità sovrannaturali (più o meno): basti riflettere sull’attribuzione delle colpe per la vittoria di Trump a Facebook.



Anche i sondaggi hanno ampiamente dimostrato di non essere più specchio fedele della realtà e, anzi, di trarre in inganno (non solo Trump, ma anche, giusto per tornare in Europa, la famigerata tornata di consultazione referendaria sulla Brexit hanno fatto scuola in tal senso).

È la balcanizzazione del pensiero e del voto?
I partiti sono davvero entità superate e obsolete o hanno ancora qualcosa da dire?
La governabilità di un paese passa davvero attraverso due sole strade (il decisore forte oppure la grande coalizione)?

Quali saranno i temi centrali della campagna elettorale? E quali saranno i toni? Ne abbiamo viste molte, aggressive, estenuanti, fastidiose. Spesso gli analisti hanno definito – anche un po’ facilmente – la situazione italiana come una campagna elettorale permanente.

Dopo le elezioni del 2013, cos’è cambiato? Renzi ha davvero perso tutto il vantaggio che il Partito Democratico aveva costruito? Tornerà la destra berlusconiana? O il Movimento Cinque Stelle riuscirà a convincere nonostante gli enormi dubbi sull’operato delle “sindache” che amministrano Roma e Torino?

L’economia e l’Unione Europea, i flussi migratori e le ONG, i vaccini, la scuola, la disoccupazione, il popolo delle Partite IVA, il lavoro, la messa in sicurezza del territorio, il paese “reale”, là fuori”, aspettano risposte o soluzioni. E non è detto che arriveranno dalle urne, visto che ancora non sappiamo ancora esattamente con quale legge elettorale si voterà o se più semplicemente ci sarà un decreto correttivo delle due leggi elettorali in vigore al momento e cosa dirà questo decreto.

Gli interrogativi sono tanti. Cercheremo risposte. Altre domande. Firme, storie, racconti, opinioni e tutto quello che avremo occasione di raccontare.

Non sappiamo ancora quale sarà il vero “modello di business” di questo esperimento editoriale. Chiaramente cercheremo di farci leggere, ma senza becere strategie acchiappaclick. Cercheremo di farci leggere perché è l’unica cosa che conta quando si fa il mestiere del giornalista.

Infine, c’è bisogno di ritagliarsi uno spazio interamente indipendente per questo tipo di analisi e di commento, senza badare al gossip, al dichiarazionismo, all’ultimo tweet ma con una missione chiara. Informare in maniera semplice chi cerca le informazioni, arricchire l’approfondimento per chi vuole saperne di più.

 

 

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