Fear Of The Dark, gli Iron Maiden negli Anni Novanta: la recensione del libro

A un anno di distanza dalla pubblicazione di Revelations – Gli Iron Maiden dalle origini a Seventh Son, Tsunami Edizioni ci presenta il nuovo libro di Martin Popoff, che questa volta si focalizza sulla produzione degli anni Novanta della Vergine di Ferro.
L’autore stesso, nell’introduzione, sottolinea come in realtà avrebbe voluto chiamare il libro “Bruce Dickinson e gli Iron Maiden negli Anni Novanta”, vista la grande importanza che viene data all’analisi anche della carriera solista del cantante, che trascorse buona parte del decennio lontano dalla band.

Fear Of The Dark, la recensione del libro pubblicato da Tsunami Edizioni

Ammettiamolo, gli anni Novanta non sono stati grandiosi, per gli Iron Maiden. Iniziarono la decade con la separazione da Adrian Smith. Nel 1993 Bruce Dickinson annunciò che avrebbe lasciato la band alla fine del (lungo) tour che li aspettava. Fecero anche gli stronzi con Derek Riggs, così la copertina di Fear of The Dark non portò la sua firma (fu comunque un bene, perché la copertina è spettacolare, ma il concetto di base è che compromisero una collaborazione decennale). Nel 1993 pubblicarono 3 (TRE) live album. Steve si incaponì a registrare dischi con attrezzatura fin troppo vintage, e poi a voler produrre in prima persona gli album. Bruce lasciò effettivamente la band, e rilasciò parecchie dichiarazioni che andavano “contro” il modo di vivere metal. Blaze Bayley entrò nel gruppo, e i fan non lo accolsero benissimo. Eddie fu disegnato da schifo. E così via.

Insomma, parlare di queste decade, al netto della reunion del 1999, può essere meno esaltante rispetto alla narrazione delle origini dei Maiden, coperte dal precedente libro Revelations.
Eppure, la lettura è interessante, perché con il classico metodo giornalistico di Popoff (ovvero, la ricerca di interviste storiche utilizzate come base per spiegare come nascono i dischi) vengono ripescate dichiarazioni che ci possono sembrare incredibili, che dimostrano ad esempio la generale insoddisfazione della band verso No Prayer For The Dying, o i commenti decisamente poco metal di Bruce, che presentava Balls To Picasso come una esperienza spirituale per l’ascoltatore, da contrapporsi al “concetto di gang” che esprimeva il metal e la filosofia di unità fra metallari.
Ci sono anche lunghe interviste con Blaze che, lette venticinque anni dopo, fanno un po’ tenerezza.

Viene dato ampio spazio ai retroscena di ogni canzone incisa, e con i suoi commenti personali Popoff è inaspettatamente spietato nella presentazione dei brani, arrivando a definire (anche se la nasconde sotto una sorta di citazione recensoria) Fear Of The Dark un disco del quale ci si ricorda solo dell’iconica title-track, mentre tutto il resto è trascurabile. In maniera interessante, viene dato lo stesso risalto anche alla produzione solista non solo di Bruce Dickinson, ma anche degli Psycho Motel di Adrian Smith e, a livello di curiosità, anche di Paul Di’Anno.
Si scoprono così realtà forse trascurate, come la partecipazione di Bruce ad una cover di Alice Cooper con un featuring di Mister Bean, o il fatto che per Accident Of Birth il cantante voleva lanciare una sua mascotte personale, chiamata Edison (Eddie’s Son…) e riuscì a farsela disegnare da Derek Riggs, un ulteriore guanto di sfida ai Maiden.
Poi, semplicemente, si stancò di tutte le sperimentazioni musicali e volle tornare al metal classico. Fa quindi un po’ ridere leggere le dichiarazioni che lo portarono ad abbandonare i Maiden perchè “non poteva esprimere i suoi sentimenti attraverso i testi”, tornando poi sui suoi passi perché in effetti si trovava più a suo agio nel parlare di fantascienza o della magia di Crowley (ma, anche, perché si era stancato di suonare in club da 1000 persone). Incoerenze immortalate nelle dichiarazioni dell’epoca, ma che comunque gettano più luce sulle sue decisioni, rispetto a quanto abbia fatto il cantante stesso nella sua noiosissima autobiografia – è per questo che il libro è consigliato a tutti gli amanti della Vergine di Ferro: contiene lunghissimi estratti da interviste a Bruce, che rivela il suo (a volte contraddittorio) processo decisionale e le sue idee, cosa che appunto è totalmente assente dal suo libro autobiografico, compresa una certa dose di fastidio verso l’amore di Steve Harris per il calcio, e la costrizione per la band a giocarsi una partita prima dei concerti.
Ovviamente, in parallelo, si segue lo sviluppo dei Maiden con Blaze Bayley alla voce, i problemi avuti fin dall’inizio (l’incidente in modo, la perdita della voce), ma anche l’entusiasmo e la sostanziale libertà creativa lasciata al nuovo cantante e a tutto il resto della band, che compone unita come non mai. Finché, alla fine del decennio, Rod Smallwood non chiama Bruce e gli chiede se vorrebbe incontrare Steve Harris.

Una menzione particolare per le tantissime illustrazioni presenti nel libro: oltre all’interessante inserto di 16 pagine a colori, in tutti i capitoli sono inserite locandine, copertine o foto in bianco e nero, il che rende più dinamica la narrazione. L’unico problema è che, in maniera piuttosto bizzarra, a volte sono inserite “sfasate” rispetto a quel che si sta raccontando, un paio di pagine dopo che si è finito di parlare di un determinato disco. Ad esempio la copertina di “Best Of The Beast” compare nel capitolo dedicato a Skunkworks di Bruce Dickinson, oppure la copertina “censurata” di X Factor è riportata (seppure in modi leggermente diversi) per ben tre volte, o ancora nelle due pagine dedicate al pessimo artwork di The Angel & The Gambler è riportata la copertina di Futureal.
Questo però è solo un dettaglio estetico, mentre la sostanza del libro è importante: a conti fatti, anche per un fan accanito sarebbe impossibile conoscere o ricordarsi tutti gli aneddoti che portarono alle scelte dei titoli delle canzoni, di arpeggi particolari, di come ideare le copertine dei dischi (e le foto interne – quella di Virtual XI fu un ridicolo disastro, ad esempio). Se volete avvicinarvi ulteriormente agli Iron Maiden, e se volete (ri)scoprire i dischi (anche solisti) pubblicati negli anni Novanta, dopo aver letto questo libro vi verrà voglia di rispolverare i cd – o cercare i video su YouTube.

Martin Popoff
FEAR OF THE DARK
Gli Iron Maiden negli anni Novanta

234 pagine + 16 a colori
Traduzione di Stefania Renzetti, per Tsunami Edizioni
Copertina: Luca Solomacello
22,00 Euro

Fear Of The Dark – la presentazione del nuovo libro sugli Iron Maiden

Dal sito Tsunami Edizioni:

Dopo aver sviscerato nel dettaglio gli esordi e i primi dieci anni di carriera degli Iron Maiden nel suo acclamato libro REVELATIONS, il celebre critico rock canadese Martin Popoff torna sul luogo del delitto e prosegue il racconto dei successi e delle peripezie della più famosa heavy metal band del mondo.

Gli anni Novanta non sono stati un periodo fortunato per il metal: bistrattato, ridicolizzato e trascurato dal grande pubblico in favore di altri generi come il grunge o il cosiddetto “alternative rock”, l’hard’n’heavy ha dovuto stringere i denti mentre i suoi gruppi portabandiera cercavano di rimanere sulla breccia nonostante le lodi della critica e le vendite si fossero fatte più scarse.

È in questo periodo che gli Iron Maiden hanno vissuto i loro momenti più duri. Dall’abbandono del chitarrista Adrian Smith, avvenuto proprio all’inizio del decennio, a quello del cantante Bruce Dickinson tre anni più tardi, che ha portato all’ingresso in formazione di Blaze Bailey e al discusso album The X Factor – il più cupo e atipico nella carriera del gruppo. Anni non prolifici per la vergine di ferro, che si è ritrovata a pubblicare più raccolte di successi (tra antologie e dischi dal vivo) che album in studio; ma invece di gran spolvero creativo per Dickinson, che ha dato vita a un percorso solista costellato di ottimi e memorabili lavori, prima di rientrare in forze alla sua vecchia band nel 1999.

In FEAR OF THE DARK Martin Popoff analizza e racconta ognuno di questi dischi con il suo consueto stile senza peli sulla lingua, corredando il tutto con aneddoti e dichiarazioni di prima mano, accompagnandoci in un salto nel buio alla riscoperta di una parte della storia degli Iron Maiden ingiustamente poco considerata e su cui non si era ancora scritto abbastanza.

Martin Popoff: breve biografia dell’autore del libro

Martin Popoff è stato definito “il giornalista heavy metal più famoso del mondo”. Si dica abbia scritto più recensioni di chiunque altro nella storia del giornalismo musicale di tutti i generi, e inoltre è l’autore di circa cinquanta libri dedicati a hard rock, heavy metal, classic rock e collezionismo di dischi. Per quattordici anni è stato il caporedattore dell’ormai defunta Brave Words & Bloody Knuckles, la principale pubblicazione metal del Canada, e ha anche scritto per Revolver, Guitar World, Goldmine, Record Collector e molte altre testate. Attualmente vive a Toronto. Per Tsunami Edizioni sono stati pubblicati Scorpions – Uragano Tedesco, Whitesnake – Il Viaggio del Serpente Bianco e Black Sabbath: Sabotage!

Fear Of The Dark: la copertina del libro

La copertina dell’edizione italiana del libro è stata creata da Luca Martinotti / SoloMacello.

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