Five Finger Death Punch e Megadeth a Milano: foto-report dall’Alcatraz, 16 Febbraio 2020

Uno dei pregi di vedere i Five Finger Death Punch in Italia, è che portano sempre band straordinarie in tour con loro. Se nel 2017 la compagnia aveva il nome di band di culto come Monster Magnet e Ministry, nel 2020 l’accoppiata è ancora più eccezionale: una chiamata a Dave Mustaine, ed è nato il MegaDethPunch Tour.
Sì, all’annuncio della data in molti avevano storto il naso perché un caposaldo del thrash metal, in giro da quasi 40 anni, avrebbe suonato prima di un gruppo nato nel 2005. Eppure le cose hanno funzionato, perché in realtà i 5FDP hano saputo conquistare larghe fette di pubblico “trasversale”, e l’età media presente in sale con tshirt della band di Las Vegas è molto più alta di quel che si potrebbe immaginare – e al contempo, la quantità di ragazzi molto giovani arrivati a supportare i Megadeth è decisamente alta.

In apertura di serata, ci sono i Bad Wolves, ai quali i Five Finger ricambiano un favore enorme: a fine 2017 il cantante Tommy Vext subentrò temporaneamente a Ivan Moody, permettendo al gruppo di finire il tour europeo. Tommy brillò in quella occasione, e oggi è ancora più a suo agio, potendo cantare brani suoi – l’aggressività dei Bad Wolves è da puro “heavy metal americano” del nuovo millennio, ed è solo un triste scherzo del destino se ora sono “costretti” a suonare la cover di Zombie dei Cranberries in chiusura dello show: registrata come “cover simpatica” insieme a Dolores O’Riordan, diventò un oggetto di culto quando la cantante morì pochi giorni dopo averla incisa. Doveroso tributo, quindi, ma i Bad Wolves meritano sicuramente più, rispetto all’essere ricordati solo per la cover.

Bad Wolves a Milano: foto dal concerto all’Alcatraz

I Megadeth arrivano mentre il fumo avvolge il palco, e strani filmati post-industriali vengono mostrati sugli schermi. Non si perde nemmeno un secondo, dei 60 minuti a disposizione: un riff di Kiko Loureiro, al quale si affianca immediatamente Dave Mustaine, e ci si trova già nell’Hangar 18. Un’ora è una dimensione perfetta per i Megadeth di oggi, che sfornano una serie di greatest hits ma che trovano anche il tempo di far parlare un po’ Dave. “L’anno scorso ero in studio per registrare il nuovo disco, sentivo un dolore al collo, sono andato dal dottore e mi ha detto ‘Dave, hai il cancro’. Mi sono incazzato da morire, perché non volevo smettere di suonare. Ho pregato, ho pensato a voi e alla band, e ho deciso che avrei combattuto questa cosa, perché volevo finire di registrare il disco e vedervi di nuovo. Il 16 Ottobre sono andato dal dottore, e mi ha detto ‘Dave, sei guarito al 100%. Vai in tour.’ Questo non vuol dire che qualcos’altro non mi possa succedere, ma al momento voglio ringraziare voi, e i Five Finger Death Punch per averci chiamati per questo tour.”
L’enorme stima che si può provare per il frontman raddoppia, vedendo anche la sua voglia di continuare a “recitare” con corpo ed espressioni facciali canzoni come Sweating Bullets, che suona da decenni con rinnovata passione.
A livello tecnico, Dave sembra aver abbassato parecchio il tono con cui canta, ed è una mossa perfetta: al posto di cercare di prendere note altissime, chimera irraggiungibile da anni, ora spesso si avvicina al growl, mostrandosi ancora più incazzato su brani come Symphony of Destruction. Suoni puliti, band entusiasta: se in molti hanno pagato il biglietto solo per i Megadeth, non sono rimasti delusi.

Megadeth: foto dal concerto all’Alcatraz

In realtà, dicevamo, sono tantissime le persone che considerano i Megadeth un ottimo bonus, ma che sarebbero venute solo per i Five Finger Death Punch. Il loro tour ormai tocca palazzetti dello sport in Europa, e se in Italia riesce a mandare esaurito l’Alcatraz, purtroppo non può portare in scena l’attrezzatura che nelle altre nazioni comprense mega-scenografie a base di mazze da baseball e fuoco. Non importa: se uno dei momenti più emozionanti del concerto è quando Ivan Moody e Zoltan Bathory si siedono su un divano per suonare in acustico Wrong Side Of Heaven, vuol dire che la musica è ancora l’attrattiva principale di uno show.
In ogni caso, anche loro partono col botto, proponendo Lit Me Up e Trouble per dare la marcia al resto della scaletta: potente, cadenzata, cattiva. Spicca, purtroppo, l’assenza di Jason Hook alla chitarra, temporaneamente sostituito da Andy James, e si nota anche la mancanza del body-paint di Jeremy Spencer dietro la batteria (in questo caso la sostituzione è permanente, e dal 2018 Charlie Engen si occupa di dare ritmo a tutti), ma le canzoni si reggono bene anche se chi le ha scritte non è sul palco – e anche la nuova Inside Out è accolta benissimo, da parte di chi attende l’imminente uscita di F8, il nuovo disco.

Meritavano di suonare headliner, dopo i Megadeth?
I Megadeth rimangono sempre i Megadeth, e se a loro va bene, immagino che fare spazio al nuovo metal americano sia una cosa buona e giusta.

Five Finger Death Punch: foto dal concerto all’Alcatraz

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