Frasi culTV: Maria De Filippi, Luca Argentero, Giancarlo Magalli, Marco Liorni, Terence Hill, Stefano Coletta

Ecco le dichiarazioni cult sulla televisione rilasciate a quotidiani o settimanali da personaggi dello spettacolo e/o addetti ai lavori.

Dichiarazioni tv 29 marzo-4 aprile 2020

Corrado Guzzanti (attore): “Anni gloriosi di Avanzi? Di quegli show mi resta moltissimo, sono come dei figli, pezzi di cuore. È veramente un gran piacere vedere che sono ancora vivi, vengono ripostati sul web, riproposti da chi magari all’epoce non era neanche nato, cominciano ad essere ‘modernariato’. Tra poco sarà il trentennale di Avanzi, sarebbe divertente celebrarlo magari riunendo la banda, come si dice dei Blues Brothers, facendo una tournée o qualcosa insieme. Riproporre quelle dinamiche magari sforzandosi di reinventare in una forma moderna. Penso che lo faremo, io vorrei tanto” (da La Stampa del 29 marzo).

Giovanni Grasso (consigliere per la comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella): “Ho letto, con divertimento, che qualcuno attribuisce la trasmissione del fuori onda a una raffinata strategia comunicativa. Purtroppo non è così. È stato un errore vero e proprio. Premetto che abbiamo registrato in condizioni di emergenza, con personale ridotto all’osso. E in una condizione emotiva particolare da parte di tutti. Dopo, per un errore materiale è stato inviato ai media non quello lavorato e tagliato, ma quello grezzo, con i fuori onda. Un errore banale, di quelli che capitano a tutti quando si traffica con gli allegati della posta elettronica. Quando deve registrare un video, il Presidente predispone un testo di massima che gli fa da guida. E su quello aggiunge, toglie, ricama a braccio nel momento della registrazione. Un canovaccio essenziale quando il minutaggio è rigido, come quando si manda un video ai tg. Come l’ha presa lui? Sportivamente, ci ha riso sopra. Il successo clamoroso che il fuorionda ha avuto nel pubblico? All’inizio ha sorpreso anche me. Poi ci ho riflettuto: in questo periodo così difficile, forse i cittadini hanno un particolare bisogno di autenticità, di dare ai leader politici e istituzionali una dimensione in più, quella dell’umanità. ‘Mattarella uno di noi’ è stato lo slogan più gettonato. E che, forse, spiega tutto” (da Avvenire del 29 marzo).

Stefano Coletta (direttore di Rai1): “Dal primo giorno del decreto che ha posto l’Italia in clausura ho chiesto ai conduttori di adeguarsi. I nostri studi vuoti sono diventati campi base che si collegano col mondo esterno, Facetime, Skype. L’iPad è diventato fondamentale. Il web ha dato una grande mano alla tv generalista, che sta cambiando davvero, si pensi solo a come lavorano Mara Venier e Marco Liorni. Dobbiamo accompagnare una platea che si è espansa, i conduttori ci mettono la faccia e il cuore, abbiamo allungato La vita in diretta. La tv fa compagnia a milioni di persone che non possono uscire e cercano sollievo. Messa del Papa alle 7 del mattino? Ho seguito il sentimento del Paese. Milioni di persone, molti anziani, vivono la fede come uno strumento di aiuto, la messa è una risposta alla richiesta di conforto. Il 22% di share ce l’ha confermato. Richiesta di leggerezza dal pubblico? Intanto abbiamo potuto contare su Fiorello a RaiPlay. Abbiamo riproposto i viaggi di Alberto Angela. La fiction gioca un grande ruolo, colpisce il successo di Doc, si poteva pensare che una storia ospedaliera allontanasse il pubblico, invece il racconto giocato su tre piani è piaciuto. Dopo Fiorello il sabato proporrò il best of dei mattatori, da Bolle a Morandi” (da Repubblica del 30 marzo).

Fabrizio Del Noce (ex direttore di Rai1): “Il fatto di Enzo Biagi, che durava dieci minuti, non poteva contrastare Canale 5 con Striscia la notizia. C’erano quindici punti di share di differenza che diventavano irrecuperabili nella fascia di prime time che va dalle 20.30 alle 22.30. Così portai Bonolis con ‘i pacchi’ e iniziammo a vincere. A Lucio Presta sono legato da una straordinaria scommessa, quella che portò Benigni su Rai1 con L’ultimo del paradiso. La sfida di portare Dante in prima serata con 12 milioni di ascoltatori e il 52% di share cementa e lega le persone anche umanamente. A Rai1 mi sono trovato bene con molti artisti e, come produttori, con i fratelli Bassetti, Giorgio Gori e il compianto Bibi Ballandi” (da Libero del 30 marzo).

Pupi Avati (regista): “Vedo che ancora oggi l’unico criterio per giudicare il successo o l’insuccesso di un programma sono gli ascolti. La serata si vince o si perde in base ai parametri attraverso i quali la qualità è così tanto scaduta. Se abbiamo proposte televisive che non ci paiono all’altezza di quelle che dovrebbero essere è perché purtroppo i palinsesti li fanno gli inserzionisti pubblicitari. L’Auditel è diventato l’unico parametro attraverso il quale gli stessi critici analizzano e valutano i programmi” (da La verità del 30 marzo).

Marco Liorni (conduttore di Italia sì, in onda su Rai1 il sabato alle 16.40): “All’inizio, quando è esplosa l’epidemia, siamo usciti sui balconi per abbracciarci virtualmente e sentirci comunità. Adesso però arrivano i problemi economici, le solitudini, i problemi psicologici: noi ne stiamo parlando molto perché in questa guerra non bisogna solo sopravvivere fisicamente ma mantenere anche un equilibrio mentale” (da Libero del 31 marzo).
“A volte ci ritroviamo a modificare la scaletta all’ultimo momento proprio a causa delle notizie che arrivano. Per la puntata di tre settimane fa, ad esempio, avevamo preparato una serie di fiomati divertenti sul rimanere a casa che, però, abbiamo deciso di non mandare in onda a causa dell’elevato numero di morti del giorno precedente. Se la curva dei contagi scende c’è uno stato d’animo, se sale ce n’è un altro” (da Avvenire del 4 aprile).

Enrico Mentana (direttore del TgLa7): “Coronavirus? Questo è il periodo più lungo di informazione monopolizzata. Il paragone con le due torri gemelle ci aiuta a capire. Ecco l’unicità di quella stagione: 1) Parlavamo di un evento del tutto inaspettato, 2) fuori dalle capacità di comprensione dell’epoca e 3) dominato da un nemico invisibile e incomprensibile. Non sapevamo chi fosse stato, cosa volesse, che faccia avesse e nemmeno come agisse. Oggi non sappiamo bene cos’è, non abbiamo la cura e non sappiamo ancora come agisce. E poi c’è un altro elemento unico: c’è quasi più paura nelle città non ancora colpite che in quelle più colpite” (da La verità del 31 marzo).

Terence Hill (attore): “Don Matteo? Questa volta abbiamo proposto dieci prime serate ma, in passato, ne abbiamo fatte anche tredici. Per realizzarle servono quasi due anni di lavoro: uno per la scrittura e almeno nove mesi sul set. È un impegno importante che ci consente di proporre una nuova stagione ogni due anni. La mia idea è di cambiare la struttura, sul modello di Montalbano, e fare non dieci ma cinque episodi per ogni stagione. In questo modo i tempi di scrittura si ridurrebbero e la permanenza sul set si limiterebbe a quattro-cinque mesi. Inoltre ciascuno di noi avrebbe più tempo di stare con la famiglia e il pubblico avrebbe un Don Matteo nuovo ogni anno. Il capitano anzi la capitana Anna, non si tocca: se ce la tolgono, Nino Frassica e io facciamo sciopero! A parte gli scherzi, Maria Chiara Giannetta è stata bravissima. La sua non è una bellezza prorompente ma quella di una donna che ha una personalità. Come lei, non possiamo toccare i personaggi storici: il maresciallo Cecchini, Pippo e Natalina. Piuttosto, penso a qualche nuovo arrivo, magari un ospite in canonica. Vedremo, gli sceneggiatori lavoreranno sicuramente anche a questo” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 31 marzo).

Gianluigi Nuzzi (conduttore di Quarto grado, in onda su Rete 4 il venerdì alle 21.25): “Abbiamo cambiato il format. Ora i temi sono: i gialli della scienza, il giallo del vaccino, il giallo dei contagi. Parliamo di innovazione, medicina e ricerca. Non affrontiamo aspetti economici o politici, non sono propri del programma. Vogliamo dare consigli e strumenti utili al telespettatore. Abbiamo un gruppo di tecnici, redattori e inviati irriducibili. Chi era stato nel lodigiano si è messo in quarantena volontaria. Alessandra Viero è collegata da Roma e tutti gli ospiti sono in collegamento. Io vado in studio già vestito e sto in camerino fino all’inizio della trasmissione” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 31 marzo).

Piera Fiorillo (psicologa del Grande Fratello Vip, in onda su Canale 5 il mercoledì alle 21.45): “L’unica similitudine tra noi e gli inquilini della Casa è la reclusione. Ma noi, a differenza loro, possiamo usufruire di tutti i sussidi tecnologici che ci consentono di rimanere costantemente informati, in collegamento con gli altri e di essere in qualche modo padroni del nostro tempo. I concorrenti del reality finora hanno vissuto in una ‘bolla protetta’ con informazioni costanti, ma senza una consapevolezza concreta. Il mio primo compito sarà spiegare nel modo più chiaro ed esaustivo possibile le condizioni di vita fuori della casa e il senso di responsabilità che questo comporta” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 31 marzo).

J-Ax (cantante): “Nel singolo Supercalifragili canta anche Luca Di Stefano, uno dei finalisti di All together now? L’ho invitato quando eravamo in onda e quando faccio delle promesse le mantengo, su questo sono una persona seria. Tra l’altro ci ho visto lungo, perché adesso ha un contratto negli Stati Uniti, cosa che gli ha impedito di apparire nel mio videoclip. Sono contento per lui” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 31 marzo).

Wilma Helena Faissol (moglie di Francesco Facchinetti): “Serie The Facchinettis su Real Time? Speriamo di regalare un po’ di sorrisi e serenità attraverso le nostre simpatiche storie di vita, in casa e non solo. Con Roby ho fatto anche lezioni di pilates. Inoltre, intorno a noi graviteranno i personaggi del nostro quotidiano. Nno interagiremo con altri vip perché abbiamo voluto dare un sapore che fosse il più reale e genuino possibile” (da Chi dell’1 aprile).

Enrico Papi (conduttore di Guess my age-Indovina l’età, in onda su Tv8 dal lunedì al venerdì alle 20.30) “Sono fortunato, perché avevo già registrato in anticipo tutte le nuove puntate del mio programma. Mi chiedo come sia possibile che molti telespettatori seguano le repliche dei Soliti ignoti, visto che sanno già come andrà a finire il gioco. Forse la loro scelta è dettata dal grande desiderio di essere intrattenuti. Credo che in tv si dovrebbe smettere di dare solo notizie negative: meglio raccontare le storie di chi è guarito dal virus. Bisognerebbe trovare un sistema per permettere a noi artisti di continuare a lavorare, facendo intrattenimento. Ritorna Sarabanda? Sì, eravamo pronti ad andare in onda ad aprile con cinque puntate in prima serata ma ora… Il programma sicuramente si farà, non sappiamo ancora quando. Sarà un grande show in un bellissimo studio, ma Sarabanda non tornerà come lo ricorda il pubblico. Si chiamerà Indovina la canzone e ci sarà da divertirsi ma non dico di più perché non voglio rovinare la sorpresa. Mi sarebbe piaciuto andare in onda anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, ma ci sono difficoltà di realizzazione che non dipendono da noi artisti. Anche noi ovviamente siamo chiamati a rispettare le regole, com’è giusto che sia” (da Nuovo Tv dell’1 aprile).

Maria De Filippi (conduttrice): “Amici? Una parte di me diceva di non voler andare in onda. E stato molto faticoso: passi il tempo a parlare d’altro, aspetti il bollettino della protezione civile, sei circondata da cameraman con le mascherine e poi all’improvviso ti ritrovi a giudicare canzoni e quadri di danza. Non dico che l’ho vissuto con un senso di estraneità, ma sicuramente è stato qualcosa di profondamente diverso. Alla fine però d’accordo con Pier Silvio Berlusconi mi sono convinta che andare avanti era la scelta giusta: mi ha spiegato che per Mediaset era importante avere un’alternativa all’informazione, che c’era bisogno anche in tv di quella normalità che ci è venuta a mancare. Era come non essere mai in onda? Sì, è tutto strano, particolare, ti sembra di fare una perenne prova, l’unica differenza quando inizia la puntata è che sei truccata. Ma penso che queste dirette sospese nel tempo abbiano portato in tutti una dimensione più vera, autentica. I ragazzi non hanno percepito quanto a casa possono piacere o non piacere, non avevano il feedback delle reazioni del pubblico, quando cantano, quando discutono con la giuria, non hanno nessun applauso o segni di dissenso. E nel silenzio diventa tutto più drammatico. La storia di Jacopo mi ha emozionato, lui è l’ultimo dei romantici, era scisso: ci teneva tanto a proseguire, ma soffriva la distanza con la sua fidanzata. Questa atmosfera rarefatta mi ha reso più sensibile: il pubblico ti condiziona, ti aiuta a trattenere le emozioni, mentre nel silenzio riesci a lasciarti andare alle emozioni. Come cambierà la tv? Ci sarà per forza una ripercussione, i ragionamenti sui programmi vanno ripensati, magari dovremo abituarci a una riduzione del pubblico. Ma la tv la tv che faccio io ha sempre rispecchiato la realtà e dunque dovremo rimodularci: bisognerà dare più importanza alle parole e meno ai comportamenti e quello che diremo dovrà corrispondere ai sentimenti che manifestiamo. La busta di C’è posta che si toglie e l’abbraccio si potranno ancora fare? Ora non lo so. Ma so che la tv deve corrispondere a quello che succede fuori” (dal Corriere della Sera del 2 aprile).

Giampaolo Sodano (ex direttore di Rai2): “Penso che il presidente della Rai Marcello Foa non guardi i programmi messi in onda. Assistiamo a trasmissioni frutto di improvvisazioni e frutto di volgarità, ci sono perfino programmi rifiutati dai telespettatori e la Rai è costretta a chiuderli. Ci sono insulsi programmi che vengono spacciati per grandi novità solo perché affidati a un autore o a un conduttore mai visti prima, in realtà sono prodotti privi di buon gusto, mentre si potrebbe dare un’impronta culturale anche a trasmissioni di intrattenimento” (dal Corriere della Sera del 2 aprile).

Giancarlo Magalli (conduttore de I fatti vostri, in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 11): “Se la Rai non mi ferma, io non mi fermo. Certo, tante trasmissioni sono state chiuse. Ma la maggior parte perché con i limiti che ci sono oggi era diventato impossibile realizzarle. Noi siamo come i dieci piccoli indiani del giallo di Agatha Christie. Ogni settimana perdiamo un pezzo. Ospiti, pubblico, orchestra, una parte dei tecnici e una parte dei redattori. Rimarrò da solo. Già mi vedo che mi riprendo tenendo la telecamera. Comunque gli ascolti vanno anche bene. Adriana Volpe? Io vorrei chiudere questa faccenda, è successo tutto solo perché caratterialmente non potevamo funzionare. Ormai sono passati anni, perché trascinarci in tribunale? In ogni caso, ho saputo che sta vivendo un momento difficile, un lutto in famiglia, e sono sinceramente dispiaciuto” (da Oggi del 2 aprile).
“Mi mancano le reazioni, le risate, il brusio o il silenzio durante le interviste, così mi sento in ghiacciaia. Collegamenti? La linea cade in continuazione, poi quando rallenta e parlano sembrano balbuzienti. E spesso gli ospiti non sono abituati al fai-da-te: un ricercatore è riuscito a far cadere per tre volte il cellulare. La tv è consolatoria, specialmente in questo moment, solo che un giorno mi dicono ‘sei troppo allegro, ci sono i morti’ e quello dopo ‘troppo triste, va tirato su il morale'” (da Il Fatto Quotidiano del 4 aprile).

Alketa Vejsiu (conduttrice): “Maria De Filippi è stata un’ispirazione importante per le mie scelte televisive. Scrissi una serie di mail e cercai di capire quale fosse il miglior manager televisivo, ho realizzato che Lucio Presta era quello che faceva per me, quello a cui desideravo affidare i miei sogni. Così ho chiamato il suo ufficio e mi ha risposto una ragazza albanese, le ho spiegato cosa volevo. Ho aspettato cinque mesi per incontrarlo, ma ce l’ho fatta. Ho raccontato a Presta chi ero. Lui è uno che dice poco e fa tanto, riservatissimo, ma poi mi è venuto a trovare con la moglie a Tirana, ha visto gli studi di Tv Klan e ha conosciuto la mia realtà. Questo accadeva tre anni fa. E Ariston poi fu? Ha fatto l’impossibile per realizzare il mio sogno. Mi ha presentato Amadeus che poi mi ha chiesto di mandargli il monologo che avevo in mente. Ero quasi incredula che potesse realmente accadere. Un giorno ho cominciato a ricevere gli auguri via Instagram. Ho capito che stava succedendo qualcosa: c’era stata la conferenza stampa e Amadeus aveva annunciato che ci sarebbero state dieci donne, e una sarei stata io. Sono rimasta senza parole, ho cominciato a piangere per la gioia, la testa mi scoppiava. Sarò eternamente grata a Presta!” (da Oggi del 2 aprile).

Antonio Albanese (attore protagonista in I topi, in onda su RaiPlay e su Rai3 dal 18 aprile): “La clausura obbligata del mafioso si confronta con la clausura obbligata dal Coronavirus? Fa un po’ impressione, sembra quasi fatto apposta, dato che degli sceneggiatori stanno già scrivendo fiction sull’emergenza attuale. Io ho pensato a questa storia quattro anni fa, in tempi non sospetti, e gli arresti domiciliari dei miei personaggi sono un po’ più claustrofobici di quelli che stiamo vivendo per l’epidemia. La mafia in chiave comica? Non se ne può più di raccontarla in chiave drammatica con quei personaggi dagli sguardi duri, che somigliano ai pibull, che ammazzano tutti e che, a volte, vengono rappresentati quasi come degli eroi. Io ho voluto proporre una versione diversa e descrivere queste persone ignoranti come bestie, con la loro stupidità e l’idiozia che hanno tatuata nel dna. Gente con un quoziente intellettivo più basso di quello di un topo e che fa ridere, invece di commuovere” (dal Corriere della Sera del 3 aprile).

Raoul Bova (attore): “La mia collaborazione con la Croce Rossa è iniziata con il terremoto ad Haiti, poi ho proseguito con il sisma di Amatrice. Dalla profonda ammirazione è nata la voglia di seguire e raccontare il lavoro di questa grande famiglia sul territorio e nelle emergenze mondiali. Con l’emergenza del Covid-19 il racconto del lavoro dei volontari è diventato più forte, la sceneggiatura si è irrobustita. Negli anni mi ripetevano che il film ospedaliero era un concetto che non funzionava, io spiegavo che il raggio d’azione è molto più vasto. Mi hanno ascoltato. Ora stanno arrivando i partner nazionali e internazionali, gireremo appena si potrà, andando anche nei luoghi della zona rossa. La prima stagione, sei serate, si concentrerà sui personaggi impegnati sul fronte italiano del Coronavirus, poi si affronteranno le emergenze e le trasmigrazioni internazionali” (da Repubblica del 3 aprile).

Myrta Merlino (conduttrice de L’aria che tira, in onda su La7 dal lunedì al venerdì alle 11): “Ho riscoperto il senso del mio lavoro. Erano molti anni che non sentivo così forte quanto è importante il ruolo del giornalista. E mi è apparso ancora più chiaro perché ho scelto di fare questo mestiere. In un momento come questo, poi, c’è bisogno di chiarezza, di informazione seria, rigorosa. Quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus ci siamo posti il problema, anche con il mio editore, se restare aperti o no. C’erano in ballo questioni serie come il rispetto di tutti: della mia salute, di quella delle persone che amo, dei miei collaboratori. Poi mi sono detta: se non do adesso il mio contributo quando lo do?” (da 7 del 3 aprile).

Luca Argentero (attore in Doc. Nelle tue mani, in onda su Rai1 il giovedì alle 21.30): “Non posso negare che questi risultati non me li aspettavo… non con una serie non consolidata, che si affaccia per la prima volta su Rai1. A fare la differenza, a mio avviso, è stato proprio che si tratta di un medical innovativo, moderno, con una regia (di Jan Michelini) che ha fatto la differenza, inaugurando un capitolo di un genere di alta qualità. Il pubblico ha recepito. Ho amato moltissimo The good doctor. Dr.House, poi, è nell’immaginario collettivo. Però credo anche che Doc abbia delle sue peculiarità che lo rendono unico e un po’ speciale. Personalmente io mi sono ispirato al vero ‘Doc’, lui è stato la mia fonte” (dal Corriere della Sera del 4 aprile).
“Asclti favoriti dall’allarme Coronavirus? Come faccio a dirlo? Quello che succede sta accadendo adesso. Il numero di spettatori è condizionato dal fatto che siamo tutti a casa, è vero. Ma ci hanno scelto. In condizioni normali una parte forse sarebbe andata al ristorante o al cinema. Abbiamo rappresentato chi si dedica agli altri, medici e infermieri. Meritano il massimo rispetto oggi, ma li rispettavo già prima dell’emergenza. Seconda stagione? Il racconto ha tanto potenziale, rappresenta un gruppo che combatte per lo stesso obiettivo” (da Repubblica del 4 aprile).

Silvia Calandrelli (direttrice di RaiCultura e Rai3): “La Rai è un’agenzia che produce contenuti e la nostra priorità è stata subito quella di andare incontro a studenti, professori e famiglie che si sono trovati improvvisamente in difficoltà per una situazione inedita e inaspettata. Su Rai Scuola abbiamo rafforzato i contenuti di carattere umanistico, scientifico, linguistico e tecnologico; contenuti che — sottolineo — sono validati scientificamente (per la Storia garantisce Giovanni Sabbatucci). Abbiamo anche realizzato Scuola@casa, un programma in 10 puntate sulla didattica a distanza. Ma l’iniziativa che più mi inorgoglisce sono gli oltre mille lesson plan realizzati, ovvero lezioni create da docenti di tutta Italia con i nostri contenuti e messe a disposizione nel nostro database online per chiunque le volesse utilizzare” (dal Corriere della Sera del 4 aprile).

Giuseppe De Bellis (direttore di SkyTg24): “Edizione di un tg da casa? Abbiamo la tecnologia che ci permette di far gestire tutto dal conduttore, collegato in auricolare con il coordinamento di regia (a casa a sua volta). Abbiamo mandato uno zaino con i materiali a casa dell’anchor. Ha fatto l’inquadratura, verificato volumi e collegamenti. Lo faremo tutti i giorni, dalle 15.30 alle 16.30, si alterneranno quattro conduttori. Stiamo da tempo potenziando lo smart working: da un anno abbiamo iniziato a farlo per il nostro sito e per la grafica delle edizioni del tg, ci abbiamo creduto e in questo momento si è rivelato importante” (da La Stampa del 4 aprile).

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Fabio Traversa nasce a Bari l'11/01/1981 e, dopo alcuni mesi di vagiti e poppate, i suoi genitori si rendono conto che non riesce a fare a meno della lettura giornaliera di quotidiani, riviste, libri. Deve assolutamente essere a conoscenza dell'ultim'ora di cronaca, dei risultati di calcio e delle notizie sul panorama televisivo. E così al percorso scolastico (diploma al liceo classico e laurea in Giurisprudenza) si affianca il contatto diretto con il mondo del giornalismo (è pubblicista dal 21 ottobre 2003). Oltre a essere stato collaboratore di alcuni quotidiani locali o addetto stampa di enti pubblici o partiti ha curato (per oltre 10 anni) Reality&Show, fiore all'occhiello della blogosfera nella sezione spettacoli, e ha scritto per Tvblog.it, Soundsblog.it e GossipeTv.com. Da gennaio 2018 è autore su AltroSpettacolo.it.

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