Frasi culTV: Raffaella Carrà, Fabio Volo, Pierluigi Diaco, Megan Montaner, Alessio Boni

Ecco le dichiarazioni cult sulla televisione rilasciate a quotidiani o settimanali da personaggi dello spettacolo e/o addetti ai lavori.

Dichiarazioni tv 3-9 novembre 2019

Giorgio Montanini (comico): “Mi hanno cacciato tutti. Mancano solo La7 e Rai1. È un attimo passare da Sabina Guzzanti, che vive la censura come un riconoscimento, a Daniele Luttazzi che soffre per l’assenza. Il comico non deve pretendere niente. In televisione c’è un editore che fa le sue scelte e basta. Non sopporto quelli che dicono: aiutiamo quell’artista che non lavora, poverino. Macché, per me deve morire di fame, come quelli che vanno in tv a dire che non campano con la pensione sociale. Chi fa questo mestiere ha scelto di vivere in un modo avulso dal contesto, non può pretendere un welfare sociale. Se non mi chiamassero più farei i miei spettacoli per strada in piedi su una cassetta di frutta. Come comico sono il numero 1 in Italia, lo dico senza falsa modestia” (da Il Tempo del 4 novembre).

Megan Montaner (attrice protagonista di La caccia-Monteperdido, in onda su Canale 5 dal 10 novembre la domenica alle 21.30): “Sara si occupa di persone scomparse. È una donna ermetica, problematica e ossessionata dai casi che deve risolvere. Nonostante sia molto giovane, ha una grande esperienza in materia di abusi sui minori, ma questa indagine la coinvolgerà molto perché le farà rivivere delle esperienze traumatiche che le hanno segnato l’infanzia” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 5 novembre).

Alessio Boni (attore): “La strada di casa 3? Fausto se n’è andato, poi tutto può essere, magari in una terza stagione potrebbero esserci dei flashback. La compagnia del cigno 2? Torniamo sul set a marzo per altri sei episodi. Enrico Piaggio un sogno italiano (in onda su Rai1 il 12 novembre alle 21.30, ndr)? “Piaggio era un pioniere, ma era anche schivo e timido. Ci sono pochi video di lui, ho visto delle foto, osservato i suoi atteggiamenti: era tignoso, ma siamo negli Anni 40, l’industriale, il padrone, doveva dare l’immagine dell’uomo forte. In famiglia si toglie la maschera e si scioglie” (da Tv Sorrisi e Canzoni del 5 novembre).

Daniele Cesarano (direttore Fiction Mediaset): “Netflix? Per ora siamo all’inizio di un rapporto, diciamo che iniziamo a conoscerci, alle piattaforme interessa il nostro know-how che è fatto di conoscenza del mercato e della narrazione che piace al pubblico italiano ed europeo più in generale. Con Amazon stiamo discutendo per una seconda serie. Nostre fiction? Rivendico la continuità con il nostro passato, per oltre dieci anni Mediaset ha prodotto nuovi linguaggi e grandi talenti, poi è seguito un ciclo meno felice, oggi stiamo recuperando quella tradizione grazie a serie che si identificano col protagonista: forte e iconico, spesso donna” (da La Stampa del 6 novembre).

Raffaella Carrà (conduttrice di A raccontare comincia tu, in onda su Rai3 il giovedì alle 21.20): “La tv di oggi mi piace? Non tutta e, quando la guardo, lo faccio con gli occhi da autrice. Spazio da un canale all’altro, ma ammicco poco alla tv del dolore. Della mia non cancellerei niente, anche perché di programmi non ne ho fatti tantissimi. Più semplicemente hanno avuto tutti un impatto forte. Forse non ripeterei l’esperienza di giudice in un talent. Togliere l’illusione a qualcuno non è bello. Preferisco essere giudicata anziché giudicare. L’unica delusione che ho avuto è stata quella di non aver potuto continuare il programma Forte forte forte. Poter lanciare dei nuovi talenti sarebbe stata la cosa più bella del mondo” (da Chi del 6 novembre).

Nicola Porro (conduttore di Quarta repubblica, in onda su Rete 4 il lunedì alle 21.30): “L’editore è stato coraggioso perché ha investito sull’informazione in modo deciso e ha saputo cogliere l’opportunità creata dalla Rai di Campo Dall’Orto che in maniera miope aveva cancellato tutto l’approfondimento in prima serata, una follia anche per gli ascolti. L’intuizione decisiva di Mediaset è stata di occupare gli spazi che la Rai aveva lasciato liberi, offrendo un servizio pubblico agli italiani ma anche un servizio ai suoi azionisti perché gli ascolti sono saliti. Rete4 si differenzia da La7 perché ha mantenuto la stessa autorevolezza da servizio pubblico ma anche l’intelligenza di avere punti di vista molto diversi da quelli dea La7, che sono forse ancora troppo legati alla vecchia politica. Però da liberale dico che più informazione c’è meglio è, il punto non è dire chi ha vinto o perso ma intercettare il senso della politica e il disagio della gente” (da Il Giornale del 7 novembre).

Pierluigi Diaco (conduttore di Io e te di notte, in onda su Rai1 il sabato in terza serata): “Spesso in tv non emerge la curiosità del conduttore. Io sono curioso e ho imparato tanto da Maurizio Costanzo, che è curiosissimo. E poi la correttezza. Io sulla correttezza non transigo. Non faccio sgambetti pur di trovare una notizia. Adesso chiudiamo questa fase con le interviste a Bianca Berlinguer, a Vittorio Feltri, a Paola Barale e a Paolo Bonolis. E poi posso dire che siamo stati confermati anche per un nuovo ciclo di Io e te di cinque puntate, sempre dopo Alberto Angela. Dal 4 gennaio fino al primo febbraio. Poi c’è Sanremo. Mi piacerebbe fare ancora Io e te. È un programma che ho pensato io e che mi somiglia. A pensarci bene, in Italia sono anni che non nasce un programma seriale. Non parlo di format, ma di programmi originali” (da Il Giornale del 7 novembre).

Serena Autieri (co-conduttrice di Prodigi, in onda su Rai1 il 13 novembre alle 21.30). “Fare Prodigi mi ha entusiasmato, ho adorato lavorare con giovani talenti motivati da infinita passione e che mettono impegno totale nella loro crescita artistica e professionale. Unicef con Prodigi riesce sia a sostenere comunità svantaggiate in territori difficili, sia a promuovere modelli di giovani virtuosi che siano di esempio per le nuove generazioni” (da Oggi dell’8 novembre).

Fabio Volo (scrittore): “Dà fastidio proprio il fatto che io venda sempre oltre 1 milione di copie. Per questo tutti mi aspettano al varco. Quando feci il programma su Rai3 (Volo in diretta, ndr), scrissero che fu un flop. Mi sostituirono con Gazebo che faceva meno ascolti, ma nessuno ha più detto niente. Comunque le critiche sono colpi a salve: non mi feriscono perché i giornalisti non sono una comunità che frequento o alla quale voglio appartenere. Io parlo alla gente: è da lì che vengo” (da Libero dell’8 novembre).

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Fabio Traversa nasce a Bari l'11/01/1981 e, dopo alcuni mesi di vagiti e poppate, i suoi genitori si rendono conto che non riesce a fare a meno della lettura giornaliera di quotidiani, riviste, libri. Deve assolutamente essere a conoscenza dell'ultim'ora di cronaca, dei risultati di calcio e delle notizie sul panorama televisivo. E così al percorso scolastico (diploma al liceo classico e laurea in Giurisprudenza) si affianca il contatto diretto con il mondo del giornalismo (è pubblicista dal 21 ottobre 2003). Oltre a essere stato collaboratore di alcuni quotidiani locali o addetto stampa di enti pubblici o partiti ha curato (per oltre 10 anni) Reality&Show, fiore all'occhiello della blogosfera nella sezione spettacoli, e ha scritto per Tvblog.it, Soundsblog.it e GossipeTv.com. Da gennaio 2018 è autore su AltroSpettacolo.it.

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