I funerali di Astori in diretta su Rai Sport diventano un ‘tutte le esequie minuto per minuto’

 

I funerali di Davide Astori a Firenze sono stati oggetto di una diretta su Rai Sport (DTT, 57). Un collegamento speciale – che ho intercettato intorno alle 10.00 – per seguire ‘tutte le esequie minuto per minuto’. Lo spirito è parso proprio quello: una telecronaca ansiogena che parla di “feretro in ritardo”, di “novità dalla Basilica”, che chiede pazienza ai telespettatori perché i funerali stanno per iniziare (“Questione di pochi minuti”) e senza quel tocco di contrizione che almeno chi fa infotainment ha imparato a fare (con molti distinguo, certo). Non è questione di retorica, ma di ‘tono di voce’, di approccio, di sguardo.

“Un cronista è più aduso a certo tipo di racconti, noi giornalisti sportivi no” dice a un certo punto la conduttrice da studio: chissà che non abbia letto qualche critica arrivata sui social per la copertura live. Una copertura interrotta alle 10.33 perché la famiglia ha chiesto riservatezza e ha vietato l’ingresso delle telecamere nella Basilica di Santa Croce. Si cerca quindi di raccogliere le reazioni della gente in piazza, “Una piazza che può accogliere 15.000 persone, pensate”, “Una piazza che accoglie il calcio storico fiorentino” come ricordano conduttrice e inviato, caratterizzati da quello che sembra un ingenuo entusiasmo per una diretta che non riesce a trovare un equilibrio nel racconto.

L’approccio è quello del telecronista che segue una partita di calcio e che quindi si entusiasma per il bellissimo colpo d’occhio della sciarpata viola in piazza Santa Croce, che è abituato a caricare il pubblico per coinvolgerlo nell’azione, che teme il vuoto e il silenzio, che forse è aduso a commentare tutto quel che vede perché i suoi occhi devono essere quelli del pubblico in ascolto. In campo bisogna raccontare o intelligere il gioco conto terzi, ma in una piazza raccolta nel dolore per una morte inattesa e inesplicabile l’overtalk non è necessario, anzi.

“Il corteo non è mai riuscito a prendere velocità, ma è andato a passo d’uomo da Coverciano a Santa Croce per dare a tutti modo di salutare il capitano. Anche adesso, finita la funzione, sembra di essere sempre sul punto di uscire, ma si sa che in questi casi non si sa quando finisce”

come se si aspettasse con trepidazione il triplice fischio finale dell’arbitro.

Ma eccoci! Ecco la bara! Mi faccio da parte così riusciamo a inquadrarla bene…”

Fa quasi tenerezza ‘l’entusiasmo’ tipico del telecronista sportivo del pur bravo Marco Lollobrigida, ma applicato alla diretta di un funerale devo dire che stride. Tanto. Irrita. Tanto più che il live viene ‘sporcato’ da qualche ingenua distrazione tecnica che lascia aperti i microfoni nel momento del raccoglimento e fa sentire l’inviato e la redazione sul posto accordarsi sui lanci, sugli ospiti, sugli aspetti pratici e organizzativi del collegamenti.

Il vuoto non si riempie con le chiacchiere. Il momento migliore, così, resta il coro dei tifosi fiorentini all’uscita del feretro, l’applauso di una signora, elegante nel suo abbigliamento primaverile, che poi cerca un fazzoletto in borsa, l’incitamento dei più giovani che mettono da parte i cellulari per salutare il capitano e agitare le bandiere.

Tutto il resto è un backstage, è un raccontare dal ‘buco della serratura’,  non invitati a una cerimonia privata e nello stesso tempo collettiva.

Ci voleva una diretta? Era meglio non farla? Non saprei. Diciamo che per quel che ho visto (e ho sentito) sarebbe stato meglio lasciar stare.

 

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Amante di Bim Bum Bam e Saussure, laureata in Comunicazione con una tesi sulla lingua della fiction italiana e addottorata sulle trasposizioni fictional dei Promessi Sposi e de La Cittadella, collaboro da anni con la cattedra di Semiotica del Suor Orsola Benincasa di Napoli, facendo anche danni sulla web radio di ateneo (runradio.it). Dopo 5 anni di Televisionando e con 5 anni di TvBlog all'attivo, sono sempre in cerca di occasioni per scrivere.

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