Gabriele Corsi, quattro programmi per lui: “Ma non chiamatemi presenzialista!”

Gabriele Corsi
Gabriele Corsi, conduttore di Primo Appuntamento, Boss in Incognito e Take men out

Questa settimana, Gabriele Corsi sarà impegnato con ben tre programmi nuovi: Primo Appuntamento, la seconda stagione del programma di Real Time dedicato alle coppie che si incontreranno per la prima volta nel ristorante più romantico d’Italia, Boss in Incognito, programma di Rai 2 giunto alla quinta edizione dedicato agli imprenditori infiltrati nelle aziende che dirigono, e Take men out, la versione speciale di Take me out dove 30 ragazzi “sfanc*lati in malo modo” (come dirà Gabriele Corsi nella nostra intervista) potranno prendersi la loro rivincita.

A questi tre programmi, si aggiunge l’impegno consolidato con Carta Bianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer, in onda su Rai 3.

Quattro programmi, quindi, per Gabriele Corsi che, però, ad Altro Spettacolo, ci tiene a non essere definito un presenzialista.

Com’è stata l’esperienza di Primo appuntamento?

Saranno due puntate, è stata un’esperienza molto divertente, mi è piaciuta tantissimo. C’è una novità nel format: io sono l’uomo della sperimentazione, da sparare in orbita! Sono piuttosto incosciente… Già lo conoscevo ma viverlo è stato ancora più figo. Mi è piaciuta la rigidità del format: non posso interagire con le coppie perché mozzicherei l’andamento dell’appuntamento. Ho scoperto, ad esempio, che questi pagano la cena! Non lo sapevo! Perché anche quello è un elemento importante di un primo appuntamento. Da lì, puoi capire se una persona è elegante o un taccagno! Non c’è un limite per quanto riguarda la registrazione: una volta abbiamo staccato la luce a due ragazzi, alle 4 del mattino! E c’è un caso dove un ragazzo se ne va via a metà appuntamento…

Il fatto di non poter interagire ti ha messo in difficoltà oppure no?

No, anzi. Ho questo ruolo da Christof di The Truman Show! All’inizio vedi l’imbarazzo, poi si lasciano andare… E’ figo vedere ogni sfumatura, ad esempio, come una gamba che trema! Ci sono tutti i tipi di coppie del mondo, è una cosa fighissima e divertente. Anche in questo caso, mi dimostro incapace di leggere le sensazioni. Quando penso che una coppia è perfetta, al confessionale sento dire ‘No, non ci vedremo mai più!’. Continuo a credere nell’amore, al sentimento universale! E’ divertente, delicato, tenero. Ci saranno scene tenerissime.

Com’è stata l’esperienza di Boss in Incognito da un punto di vista emotivo?

E’ stata tosta. Mi è capitata questa concomitanza di messa in onda di cose molto coinvolgenti. Parlavamo di lavoro… A Carta Bianca, c’era il ministro Calenda e io gliel’ho detto: “Se lo guardi!”. Se pensi all’imprenditoria, pensi alla fi*a! Invece da noi, ci sono aziende grandi, eccellenze che non si conoscono, ad esempio, un materassificio che vende materassi in tutta Europa. Io non cambio materasso da 10 anni! Spesso nei grandi numeri, incontri le storie più dolorose e più difficili. Già il viaggio nel mondo del lavoro è coinvolgente. Con Carta Bianca, ho capito che la parola lavoro è sparita dai dibattiti politici. Non c’è più niente. Mi verrebbe voglia di tirare un urlo… Da ragazzo, per un lavoretto a Cinecittà, mi davano 50mila lire. Adesso, a chi danno 50 euro per un lavoretto? A nessuno! Io con quei soldi, andavo in vacanza. A 20 anni, neanche le vacanze puoi farti… Ci saranno storie raccontate con grande dignità, senza il gusto di piangersi addosso. Le vite degli altri sono toste. Ci sono persone che hanno la vita in salita e, il giorno dopo, è ancora più in salita. C’è gente che si alza la mattina e cerca soldi per apparecchiare la tavola a pranzo. Ci sono cose che si sanno ma vederle da vicino è un’altra cosa. L’imprenditore è quello che cambia più di tutti. Una moglie di uno mi ha detto: ‘Me l’avete ridato nuovo, adesso mi ascolta!”. Ci sono autori che sono quasi psicologi. Esistono persone che hanno bisogno di sfogarsi. E’ un programma troppo coinvolgente. La novità di quest’anno è che io vado nelle aziende: abbiamo detto loro molte bugie per permetterci di girare, abbiamo fatto uno shooting che non andrà mai in onda per un finto format chiamato ‘Ricollocati’. Ripercorrendo la vita di queste persone, ci siamo fatti dei pianti… E’ un viaggio bello, non ci siamo fatti gli affari degli altri. Sono orgoglioso di far parte di questo programma, io non sono un elemento determinante. E’ un pranzo di gala già pronto. E’ nel mio stile fare sempre un passo indietro, cerco sempre di stare a lato. Non mi piace impormi nei programmi.

La versione speciale di Take me out “al contrario” resterà uno speciale o state pensando di inserirla anche nella versione standard?

Ho combattuto fino alla fine per fare questa versione. Il bello di Take me out è che decidono le donne… Abbiamo richiamato tra i 30 i ragazzi che avevano avuto il Black Out, i ragazzi sfanc*lati in malo modo! E’ venuta molto divertente. L’idea di metterne 30 mi intimoriva un po’ ma sono stati bravissimi. Nessuna caduta di stile. Il futuro del programma potrebbe essere quella degli speciali. Incrociando le dita, Take me out, anche quest’anno, il suo, l’ha fatto.

Ti chiedo nuovamente della versione gay di Take me out: l’idea è stata accantonata del tutto?

Considerando che esistono persone che fanno ancora differenze di genere, a questo punto, le mie certezze crollano tutte. L’importante è che si faccia un programma che rispetti le persone, che non le trasformi in macchiette o caricature. Lo troverei insopportabile.

E’ impossibile non parlare di sovraesposizione televisiva, visti i numerosi programmi: temi questo fenomeno?

Non decido io i palinsesti. Stiamo parlando di realtà molto diverse. Per fortuna, non c’è la concomitanza che avrei visto male. E’ una cosa singolare che parta tutto questa settimana. Spero che non ci sia un fenomeno di non sopportazione. La gente o mi mente o mi vuole bene. Quelli che non guardano la tv, vado a citofonargli! Scherzo… Non sono un presenzialista. Sto evitando partecipazioni televisive per la promozione, ad esempio. Davide Parenti dice: ‘Più ci sei, più ci sei’. E’ una logica schiacciante che, televisivamente, è condivisibile. Con la radio, ad esempio, ti rendi conto che la quotidianità ti avvicina. Poi, se c’è l’evento come Sanremo, è giusto che sia l’evento. Subisco un po’ di stanchezza, certo, ma paradossalmente questo è uno dei momenti in cui sto facendo meno in assoluto. Ricky Memphis mi disse: ‘Ora sono usciti tre film, sono stati mesi a casa a non fare un ca*zo’!.

Se per assurdo dovessi rinunciare ad uno di questi impegni, a cosa rinunceresti?

La radio non la mollerei, è quasi uno sfogo, come se fosse la mia cameretta con gli amici. Non rinuncerei al prossimo, di programma, sicuramente. E’ più facile lasciarsi alle spalle programmi come Le Iene in cui senti di aver dato quello che potevi dare. Quando di una cosa, ne ho abbastanza, lo dico sinceramente. Rinuncerei agli eventi commerciali, ecco, perché ti portano via tanto tempo anche se incontri tanta bella gente e mi diverto. Rinuncio alle interviste telefoniche con te!!!

I tuoi colleghi del Trio Medusa come vivono il tuo exploit televisivo?

Mi prendono molto in giro. Questa dicotomia sembrerà bizzarra. A Carta Bianca, ci sarà Sgarbi e, quindi, ho convocato anche loro, ci sarà questa reunion. Vedo questa cosa con orgoglio, non c’è mai stata polemica e invidia da parte loro. Se loro vengono sul set, mi sento anche più tranquillo. Questo è lo spirito che ci contraddistingue. La nostra storia personale è particolare. Io ho sempre voluto fare questo lavoro, loro no. Poi, questo lavoro ha entusiasmato anche loro. Nonostante faccia tre programmi, io sono molto selettivo. A me hanno proposto tutto, dopo Take me out. E io ho detto al 99%, no. La sfida di passare da Take me out a Carta Bianca mi affascinava. Se mi chiedono di andare da Carta Bianca a La melevisione, ti dico di sì! Mi piacciono le montagne russe. In tv, continueremo a lavorare insieme, faremo una cosa per Spike. La verità è che non esistono formati da presentare in tre. Siamo un trio atipico. Non è che tutti possono fare tutto. E forse a loro neanche interessa tanto. Sono appagati dalla radio e anche loro fanno altre cose. E’ il modo per tenere viva un’unione. L’ho chiesto anche a Manuel Agnelli degli Afterhours: il segreto è prendersi i propri spazi come nelle coppie. Senti che perla di saggezza…

Visto che hai detto tanti no, qual è il tuo sogno professionale?

Mi piacerebbe condurre un quiz. Un tuo collega, per denigrarmi, mi ha detto che sono “vecchia maniera”. A me sembra un complimento bellissimo. Mi ispiro a Vianello, Tognazzi, Corrado… Mi piacerebbe molto. C’è un format che adoro, si chiama Family Feud. Mi piacerebbe un quiz non canonico.

Qual è il tuo rapporto con l’Auditel?

Tutti leggono i dati Auditel ma non me ne faccio una malattia. Li guardo perché ne va del mio lavoro. Va fatta una distinzione nettissima tra tv di Stato e tv commerciale. Carta Bianca, il quotidiano va una bomba, il serale fa il 4%. Con il ministro Calenda, c’è stato un momento di tv bellissimo: il ministro del lavoro risponde ai lavoratori. Il giorno dopo, gli ascolti non li ho voluti leggere. E’ stato un momento bellissimo di tv, che ca*zo mi frega degli ascolti! Quella è tv pubblica. In altri casi, li guardo: mi pagano lo stipendio in base agli ascolti e anche alla radio funziona così. L’importante è non inseguirli. L’esplosione di Take me out non me l’aspettavo. Un altro blog, non il vostro, scrisse: “Solo l’1.7% per Take me out”. Solo? Mi sono fatto una risata.

About Fabio Morasca 15 Articles
Blogger dal 2004. Vivo e scrivo.

2 Commenti

  1. Ragazzi, non esiste nessun quiz che si chiama Family Food. C’è Family Food Fight di Endemol ma è una gara di cucina. Sicuri non si stesse riferendo a Family Feud?

Rispondi a Fabio Morasca Annulla risposta

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*