Greta Van Fleet a Milano: foto e commenti dal concerto all’Alcatraz, 24 Novembre 2019

Cari amanti del rock, siamo ormai nel 2020 e sappiamo come funziona il music business e internet: la quasi totalità di ciò che viene spinto come “geniale”, “il nuovo salvatore della musica” nasconde una serie di puttanate messe in piedi a tavolino da qualche discografico danaroso, giganti dai piedi di argilla che cadono dopo un paio di singoli. All’interno di questa corsa all’hype, la storia di tre fratelli del Michigan che, appena maggiorenni, incidono un disco e vengono paragonati ai Led Zeppelin, sembra quanto di più melenso, sterotipato e falsamente hollywoodiano si possa pensare.
Sappiamo che è facile disprezzare tutto ciò che è nuovo, perché l’usato garantito non sbaglia mai e accende il segnale della nostalgia, e forse è anche giusto essere diffidenti verso chi passa da un piccolo club alle arene del rock nel giro di un anno.
Però, una volta ogni mille, qualcuno che si meriti tutte queste lodi e questo successo c’è. Al momento, i Greta Van Fleet sono i padroni del rock and roll moderno (ma venato di antico, come non succedeva da decenni). Questa Estate hanno suonato il loro primo concerto italiano al Bologna Sonic Park, ottenendo il record di presenze del festival – sì, hanno attirato ancora più gente degli Slipknot, e onestamente in pochi se lo aspettavano.

Greta Van Fleet a Milano: recensione del concerto

Questa sera si sono dimostrati una grande band, mantenendo una promessa fatta all’inizio dell’anno: in Febbraio avrebbero dovuto suonare all’Alcatraz di Milano (sì, a Febbraio erano ancora “una band da club”), ma un problema alla gola di Josh Kiszka ha fatto saltare tutto il tour europeo. Promisero che sarebbero tornati a suonare in tutti i posti programmati, onorando tutti i biglietti già venduti. Avrebbero potuto, nel frattempo, spostare lo show al Forum di Assago, con una capienza cinque volte maggiore dell’Alcatraz (ma ancora inferiore a quella registrata al Bologna Sonic Park), e invece hanno voluto dimostrare che non scordano le loro radici, suonando quello che potrebbe essere il loro ultimo tour nei club della carriera, mostrando a tutti da vicino quello che sanno fare.

E cosa sanno fare, questi tre ragazzi?
Sanno fare tutto, e bene.
Sanno intrattenere, prima di tutto. Sanno ipnotizzare. Sanno fare jam con un senso, jam che ti portano in un viaggio, ben al di là della semplice voglia di mostrare quanto sono tecnici. Chiaramente l’attenzione è puntata tutta su Josh, con il suo vestito-tappezzeria e i suoi piedi nudi, ma anche chi gli sta intorno ha un’aura potente, capace di trascinarti dentro.
Il sound è pazzesco, pulito.
Chi era presente, dalle urla e dagli applausi caldissimi che sono arrivati nelle poche pause, è andato a casa soddisfatto. Nessun “su disco sono meglio”, e nemmeno “mmm, bravi però”, e tutti sono pronti a diffondere il verbo dei Greta Van Fleet. Ci sta che il gruppo non piaccia – semplicemente, vuol dire che non è il vostro genere. Niente di male.
Magari il secondo disco sarà meno ispirato, magari sarà una bomba: non si sa che futuro attenda la band (anche se sembra proprio un futuro radioso), ma al momento valgono più di un ascolto, e più di un biglietto comprato per i loro concerti.

In apertura, si segnala la fantastica voce di Yola, nata a Bristol, in Inghilterra, ma che canta come una regina del Rythm & Blues americana. Sorriso che ammalia, voce che stende tutti, presenza scenica pazzesca. Pura contaminazione rock and roll, per menti aperte.

Greta Van Fleet a Milano: foto dal concerto all’Alcatraz

Yola a Milano: foto dal concerto all’Alcatraz

Greta Van Fleet a Milano: scaletta del concerto all’Alcatraz

Highway Tune
Edge of Darkness
Black Smoke Rising
The Music Is You (John Denver cover)
You’re the One
Age of Man
Black Flag
Watching Over
The Cold Wind
When the Curtain Falls
—–
Flower Power
Safari Song

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