KK Downing, Heavy Duty: la recensione del suo libro biografico

KK Downing è il primo membro fondatore dei Judas Priest ad aver lasciato la band, ed è anche il primo ad averne scritto una biografia, ora tradotta in italiano: il risultato è Heavy Duty – La mia vita nei Judas Priest. Del libro è possibile scaricare una anteprima gratis del libro in PDF dal sito di Tsunami Edizioni.

Heavy Duty, la recensione del libro pubblicato da Tsunami Edizioni

KK Downing fondò i Judas Priest nel 1969, e nel 2011 decise che aveva ottenuto abbastanza vita rock and roll a base di concerti, sesso, tour e soldi, quindi lasciò la band.
La sua autobiografia copre i 42 anni compresi fra queste due date, con un prologo ovviamente nell’infanzia del chitarrista – infanza a base di povertà nei quartieri popolari inglesi, problemi con il padre disoccupato con le mani bucate fuori casa e mani pesanti in casa. Per distrarsi da questa situazione famigliare, Kenny scoprì la musica: appena adolescente trovò il modo di andare a un festival in Belgio, incontrare Jimi Hendrix in una roulotte e imbucarsi ai suoi souncheck. Da lì iniziò la sua passione per la sei corde, ostacolata solo dai problemi economici, che lo portarono ad essere un completo autodidatta che studiava gli accordi e le note su un pezzo di cartone su cui aveva disegnato le corde, mentre lavorava in un cantiere.
Poi, gli anni Settanta: la facilità di trovare gente con cui suonare, ottenere contratti discografici, andare in tour. No, non fu tutto facile, ma era certamente una situazione più “fluida” rispetto a quella ingessata del nuovo millennio. L’incontro con il cantante della vita, Rob Halford, fu la svolta per i Judas Priest, che iniziarono la loro ascesa verso il successo – curiosamente, un successo molto più in America che nella madrepatria Inghilterra, e KK analizza le scelte del management che li portarono a tour sempre più grandi oltreoceano, mentre a volte le tappe inglesi erano del tutto assenti.
Ci sono tantissimi aneddoti in questa autobiografia, molti affascinanti per immaginare come doveva essere il mondo del neo-nato heavy metal negli anni Settanta e Ottanta: groupies ovunque (si perde il conto di quante volte KK parli di come si sia portato a letto ragazze, e di quante glielo abbiano succhiato), possibilità di comprarsi una enorme villa pagando 250.000 sterline in contanti, ville in Spagna comprate solo per essere più comodi con gli studi di registrazione, e tanto altro.
Ovviamente si parla principalmente di musica, con retroscena sulle scelte dei titoli dei dischi, sugli sbagli di valutazione riguardo alcune offerte (la più clamorosa, quella di non aver voluto includere un brano nella colonna sonora di un film di cui non si sapeva niente, tale “Top Gun”), gli incontri divertenti con le altre band (tranne che con gli Iron Maiden, che KK odiò fin dall’inizio, e che vedeva come rivali che stavano conquistando l’Inghilterra mentre loro erano in America), e tanto altro.

Non è stato tutto rose e fiori, chiaramente, e KK spesso accenna di problemi con il suo “chitarrista gemello” Glenn Tipton, anche se al contempo le migliori avventure (e la scoperta per l’amore del golf) sembra averle vissute insieme a lui. Spesso Glenn viene presentato come un subdolo manipolatore, che ha portato i Judas Priest nella direzione che lui voleva mentre KK ingoiava rospi per non turbare l’equilbrio della band. Al contempo, KK si vanta di aver manipolato Rob per convincere lui (e di conseguenza la band) ad adottare il look di cuoio e borchie per il quale i Judas sono famosi.
Le frecciatine di KK trovano il culmine nelle ultime pagine del libro, nel quale le accuse si fanno più circostanziate e formano la base per la sua dipartita dalla band, fornendo un quadro più chiaro anche nei confronti di Ian Hill, che a quanto pare non riceve soldi dalle vendite dei dischi, campando solo di tour. Sono affascinanti questi approfondimenti, anche se arrivano proprio a poche pagine dalla conclusione del libro.

In effetti, sembra che gli ultimi anni di carriera siano raccontati frettolosamente: quando a 35 pagine dalla fine siamo ancora nel 1996 e la band è ancora senza cantante, ci si preoccupa un po’, e al contempo è abbastanza triste il fatto che alla parentesi con Ripper Owens (durata 7 anni e 2 dischi) siano dedicate un totale di 4 pagine. Il ritorno di Rob è descritto con i giusti dettagli, ma non ci sono aneddoti sul primo reunion tour, e anche la vita di KK post-Judas è abbastanza nebulosa.

Tirando le somme, Heavy Duty è un ottimo contenitore di aneddoti, un buon modo di scoprire alcuni retroscena impensabili avvenuti durante i momenti più brillanti della carriera dei Judas Priest, e la giusta valvola di sfogo per KK Downing, prima che qualcun altro racconti un’altra prospettiva sulla band.

K.K. Downing con Mark Eglinton
HEAVY DUTY
La mia vita nei Judas Priest
Traduzione di Stefania Renzetti, per Tsunami Edizioni
290 pagine + 16 di foto in b/n
22,00 Euro

Heavy Duty – la presentazione del nuovo libro sui Judas Priest, l’autobiografia di K.K. Downing

Dal sito Tsunami Edizioni:
Negli anni Ottanta, i Judas Priest erano il prototipo perfetto della band heavy metal di successo: un look senza compromessi, tutto cuoio e borchie, da loro adottato e reso iconico; brani dal sapore ribelle e oltraggioso come ‘Breaking the Law’ o ‘Living after Midnight’; ma soprattutto un sound di chitarra unico e distintivo, pesante e melodico, che li ha portati ad avere un riscontro clamoroso e a vendere più di cinquanta milioni di dischi.

Oggi, per la prima volta, possiamo dare uno sguardo dall’interno all’epopea di questa band leggendaria: in HEAVY DUTY il chitarrista K.K. Downing non risparmia nessuno e racconta, un aneddoto dopo l’altro, gli attriti tra i vari membri della band, gli alti e bassi del rapporto con l’industria discografica, la relazione conflittuale con gli altrettanto leggendari colleghi Iron Maiden, e pure di quando il gruppo si è trovato nell’occhio del ciclone durante il periodo di isteria anti-metal degli anni Ottanta. Per arrivare a quel momento nel 2009 in cui, durante uno show dei Judas Priest, K.K. Downing ha guardato i propri compagni di band e ha pensato: «Questo è il mio ultimo concerto».

Anche se siete fan accaniti dei Judas Priest e pensate di conoscere a menadito la storia della band, questo libro vi stupirà. Per dirla con le loro parole: «You’ve got another thing coming!».

“Un racconto brutalmente onesto degli oltre quarant’anni che ha passato nella band”.

– RollingStone.com

“Uno sguardo intenso e graffiante a una delle band più innovative di tutto l’heavy metal”.

– Scott Ian (Anthrax)

KK Downing e Mark Eglinton: breve biografia degli autori del libro

Ken “K.K.” Downing è un chitarrista di West Bromwich, Birmingham. A sedici anni, dopo essere stato cacciato di casa da suo padre, ha fondato il gruppo heavy metal Judas Priest con cui ha ottenuto un enorme successo durante la New Wave of British Heavy Metal, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ot-tanta. K.K. ha lasciato la band nel 2011 e ora vive nello Shropshire, in Inghilterra.

Mark Eglinton è un professionista della scrittura, e tra gli altri ha collaborato con Adam “Nergal” Darski dei Behemoth alla stesura della sua biografia Confessioni di un Eretico, pubblicata nel 2017 da Tsunami Edizioni. Si divide tra la Scozia e l’America del Nord.

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