La messa in sicurezza del territorio e degli edifici

Se c’è un tema che dovrebbe essere al centro dei programmi elettorali per le elezioni politiche del 2018 è quello della messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici e privati.

L’Italia, lo sappiamo bene, è un paese in cui sono presenti sia fattori di rischio sismico sia fattori di rischio idrogeologico, come sappiamo bene tutte le volte che assistiamo a un evento come un terremoto o un’alluvione.

L’ultimo terremoto in ordine di tempo mentre scrivo, quello di Ischia, ha causato due vittime e 2.600 sfollati a fronte di una scossa di magnitudo Md 4.0 nella zona di Ischia e della costa Flegrea. È una scossa relativamente poco intensa, che ripropone tutta una serie di temi caldi.

Il primo tema, quello che viene costantemente ricordato, è quello dell’abusivismo edilizio.

Ma l’abusivismo edilizio è solo una delle tante problematiche che andrebbero affrontate, a dire il vero: in maniera decisamente più approfondita e puntuale, toccherebbe parlare, più genericamente, di messa in sicurezza del territorio e degli edifici, pubblici e privati.

I primi due compiti della Protezione Civile in Italia sono la previsione  e la prevenzione, come spiega bene la legge istitutiva del Dipartimento.

Già nel 2014 scrivevo che, da L’Aquila (terremoto, 2009) a Genova (alluvione, 2014), il fallimento di previsione e prevenzione è un tema politico

La tesi di quel pezzo, che poi era anche al centro di uno dei miei lavori, Protezione Civile SpA, è il fatto che qualsiasi attività preventiva e previsionale, per funzionare, richieda fondi e dunque volontà politica. Senza stare a ricordare la serie di sconvolgimenti cui è stata sottoposta la Protezione civile – cui vennero affidati anche i grandi eventi, con conseguenze che ormai fanno storia nel Paese e che forse, proprio perché sono storia, sono anche dimenticati – non si può non ammettere che

«se si vogliono salvaguardare il territorio e le persone bisogna che le prime due funzioni di Protezione civile diventino centrali. La messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, le attività preventive del rischio sismico costano. Richiedono un cambio radicale di prospettiva. Richiedono di passare dalla logica capitalistico-parassitaria delle grandi opere a un altro modo di vedere la cosa pubblica.

E non si preoccupino, i tifosi della crescita ad ogni costo: i lavori di prevenzione garantirebbero posti di lavoro, crescita e – pensate un po’ – un progetto a lungo termine. Magari, anzi, sicuramente, salverebbero anche vite umane.

Il tutto non farebbe che avere un ricasco virtuoso anche dal punto di vista culturale: il cittadino smetterebbe di pensare che tanto che importanza ha, si può edificare dove ci pare, a che servono i certificati e via dicendo. Ma se lo Stato non se ne preoccupa per primo, come si può pensare che sia il cittadino a farlo?».

Nel bilancio previsionale del 2017 e per il triennio 2017-2019 che si trova sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quanto pesa, per esempio, la voce “Fondo per la prevenzione del rischio sismico”?

La medesima voce, nel bilancio previsionale 2014, era pari a 195,6 milioni di euro.

Basterebbe questo dato per capire che previsione e prevenzione sono temi cui la politica tende ad abdicare. Del resto, in assenza di fondi, dove si va a tagliare? Esattamente in previsione e prevenzione.

Fra il 2010 e il 2016 sono stati spesi, secondo quanto si riporta sul sito della Protezione civile,

44 milioni di euro per l’anno 2010, di 145,1 milioni di euro per il 2011, di 195,6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, di 145,1 milioni di euro per l’anno 2015 e di 44 milioni di euro per il 2016

per un totale di 965 milioni di euro.

È tanto? È poco? Sono briciole. Come scrive Jacopo Ottaviani su Internazionale

Per mettere in sicurezza le abitazioni private in Italia, secondo le stime del consiglio nazionale degli ingegneri su dati Istat, Cresme e protezione civile, ci vorrebbero 93 miliardi di euro. Altre stime, come quella dell’associazione degli ingegneri e degli architetti Oice, quantificano la spesa per l’adeguamento degli edifici a elevato rischio sismico a 36 miliardi di euro.

La cosa interessante, però, è che sono comunque cifre molto più basse rispetto a quanto si spende, poi, per ricostruire dopo che l’evento sismico è occorso.

Allora, va bene tuonare contro l’abusivismo. Ma la diffusione di una cultura antisismica e delle buone pratiche di previsione e prevenzione passa dalla politica, per forza di cose.

Un cittadino consapevole e informato dovrebbe chiedere ai propri candidati, ai partiti che partecipano alle elezioni, una chiara presa di posizione sul tema. E poi fatti concreti.

 

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