Lacuna Coil ai tempi del coronavirus: Andrea Ferro ci racconta la loro esperienza

Per colpa del Coronavirus, il mondo della musica dal vivo si è fermato: dalla fine di Febbraio in tutto il mondo i club sono vuoti, le arene hanno le porte chiuse, e i musicisti sono confinati in casa, come la maggior parte della popolazione. Una situazione assurda, imprevedibile, e ora serissima: da anni si dice che le band “guadagnano più con i tour che con i dischi”, e se sei una band impegnata a promuovere dal vivo il nuovo disco, il danno è doppio.
È il caso dei Lacuna Coil, il cui nono disco, Black Anima, è uscito nell’Ottobre 2019, e dopo un giro di presentazioni in Italia, a inizio 2020 aveva in programma un tour in Sud America, poi in Asia, Nord America ed il circuito dei festival estivi in Europa. La prima missione, quella in Sud America, è stata portata a termine appena in tempo, il 20 Febbraio, ma tutto il resto è saltato.
Abbiamo contattato il cantante Andrea Ferro (rigorosamente a casa sua), per sentire come se la sta cavando la metal band italiana più conosciuta nel mondo, in questo momento difficile.

Ciao Andrea, come va? Come stai trascorrendo questi giorni di clausura forzata?
“Come tutti, sto cercando di tenermi impegnato, seguendo anche molto scrupolosamente le regole – sono andato a far la spesa ogni due settimane, senza mai uscire per nient’altro. Il 5 Maggio, iniziata la Fase 2, ho fatto la prima passeggiata nel mio quartiere dopo mesi, sono andato a salutare i miei genitori che abitano ad un paio di chilometri di distanza – li ho salutati dalla finestra, fuori dal cancello, ma è già stata un’emozione così.
Il resto del tempo sono stato appunto in casa. Mi sono dedicato molto alla chitarra acustica, che è da sempre una mia passione per la quale non ho mai trovato il tempo necessario a migliorarmi. Ora il tempo l’ho trovato, e almeno 2-3 ore al giorno le ho passate strimpellando.
Poi sono stato molto impegnato con il lato burocratico della vita di una band: per lo Stato i Lacuna Coil sono una piccola azienda, quindi ci siamo occupati delle richieste di casse integrazione, dei prestiti che verranno erogati per aiutarci a sopravvivere il più a lungo possibile, dato che non sappiamo quando l’attività live riprenderà. Ci sono anche tante riunioni via Zoom, video chat con il management Americano, quello Europeo, il booking italiano della Vertigo, una serie di meeting per capire come e quando spostare le ulteriori date che dovessero saltare.
Sul lato privato, un bel po’ di Netflix, cucina (e conseguente attività fisica per non finire la quarantena con la forma di un’orca assassina), un bel po’ di recuperi di fumetti – principalmente quelli che mi ha dato la DC Comics come ringraziamento per la nostra collaborazione ai festeggiamenti degli 80 anni di Batman: mi sono letto tutta la serie di Swamp Thing di Alan Moore, un autore che mi piace molto.
Mia moglie sta lavorando da casa, quindi seguivo il suo ritmo nello svegliarmi e lavorare alle mie cose mentre lei lavorava alle sue, pranzando a orari fissi, e insomma ero più invogliato a non disperdermi e cazzeggiare troppo.
In generale, comunque, con la band siamo abituati ad avere intensi periodi in tour e poi a rinchiuderci in casa a scrivere, quindi non è così strano per noi stare a casa: quando non siamo in giro per il mondo, siamo fra le mura domestiche. Certo, è strano non poter vedere gli amici, uscire tranquillamente per una birra o anche solo per fare la spesa, ma a livello di routine non sono rimasto totalmente sconvolto.”

Andiamo all’inizio di tutto: il 20 Febbraio avete finito il tour in Sud America, e quando siete tornati a casa, immagino un paio di giorni dopo, avete trovato un Paese in cui i primi concerti iniziavano ad essere annullati – vedasi i Testament il 25 Febbraio, che in ambito metal è stato il primo show ad essere annullato fra mille polemiche, mentre in retrospettiva è stata la scelta ovvia e giusta da fare.
Voi che notizie avevate dall’Italia, mentre eravate dall’altra parte del mondo?

“Con internet eravamo pienamente aggiornati, e infatti mentre ancora eravamo in Sud America abbiamo preso la difficilissima decisione di annullare il tour Asiatico, che sarebbe iniziato a fine Marzo. Abbiamo visto che l’ondata del virus stava arrivando anche in Italia, ma soprattutto l’Asia ne era già investita, ed il rischio di rimanere bloccati in quarantena da qualche parte lontano da casa, e perdendo tutto il tour, era troppo forte. Sarebbe stato un disastro a livello economico, perché avevamo già anticipato 35,000 dollari in biglietti aerei, per tutti gli spostamenti nostri e della crew (che in parte arriva dagli Stati Uniti), quindi abbiamo pensato di posticipare subito il tour: in questo modo siamo stati rimborsati per gli spostamenti, prima ancora che si scatenasse il panico in Italia e nel resto del mondo. Infatti tutti i festival in Asia ai quali avremmo dovuto partecipare, sono stati annullati: se avessimo tenuto in mano i biglietti aerei, avremmo messo in grave rischio la nostra tenuta economica, perché non abbiamo il budget per sostenere una perdita del genere.”

Siete stati davvero lungimiranti, prendendo queste decisioni prima ancora di arrivare in Italia e capire il clima che si iniziava a respirare. Come ti dicevo, il concerto di Testament, con Exodus e Death Angel, è stato annullato fra mille polemiche, perché il 23 Febbraio il reale rischio di contagio era ancora sottovalutato da tutti, da queste parti – ammetto che anche io, se non fosse stato annullato il concerto, sarei andato a cuore più o meno leggero…
“Ti dirò, un mio amico fotografo ha seguito la data finale di quel tour, a Bruxelles, si è preso il coronavirus. Ha scattato una storica foto finale, con tutte le band sul palco, ma qualche giorno dopo è finito in ospedale – ne è uscito, ma ad esempio ha perso sei chili. Senza contare che anche membri delle tre band si sono portati a casa il virus.
Nè io nè la band potevamo prevedere l’intensità della pandemia, ma a metà Febbraio si parlava già di quarantene in Asia, ed il rischio di farsi bloccare tutto era troppo alto. Abbiamo giocato d’anticipo.”

E che sensazione avete avuto, tornando in Italia e trovando queste restrizioni che decisamente non erano neanche immaginabili quando siete partiti solo un paio di settimane prima?
“Siamo tornati il Sabato sera, 22 Febbraio, e Lunedì è iniziata quella fase di pre-lockdown con gli orari nei negozi variati, alcune chiusure, ed un clima che stava cambiando. Ho fatto una sera, Domenica, con gli amici, e poi mi sono trovato in isolamento.
Da bambino ho vissuto Chernobyl, che in qualche modo ci tenne a casa per molti giorni, e ricordo che con i miei amici ci ritrovavamo ed eravamo preoccupati per la situazione, temevamo questa “nube radioattiva” di cui parlavano i grandi. Anche la Guerra Fredda provocava disagio, ma ci sembravano tutte cose lontane. La pandemia del Covid-19 invece è qui, i morti sono vicini e reali, non mi è mai capitato di vivere una cosa così da vicino.
La mia vita non è tanto cambiata per la costrizione di stare a casa – come ti dicevo, quando non siamo in tour ci chiudiamo spesso in casa – ma fa impressione sentire, nel silenzio della città, il flusso continuo di sirene della ambulanze, non vedere nessuno per strada, andare al supermercato e trovare le guardie con le mascherine. Penso che ci siamo fatti trovare troppo impreparati davanti a questa emergenza sanitaria.”

Hai detto che per il tour asiatico siete riusciti a muovervi bene, senza perdere troppi soldi, ma poi sono arrivati i blocchi per gli altri concerti, ormai anche il tour americano e i festival estivi sono tutti rimandati al 2021. Cosa vuol dire, per una band come i Lacuna Coil, vedersi annullati tutti questi eventi?
“Innanzi tutto c’è stata la delusione a livello personale, perché in molti dei Paesi del tour asiatico non avevamo mai suonato – come a Dubai, la prima tappa – e tutto il viaggio era organizzato bene perché avevamo sempre un paio di giorni liberi in posti bellissimi da visitare, come la Thailandia. In Giappone saremmo stati per la prima headliner, in Europa, Wacken ed Hellfest sono sempre gli show più ambiti nella carriera di un musicista metal. Ma pazienza, è tutto rimandato di un anno, aspetteremo e riusciremo a vedere tutto.”

Apprezzo molto l’ottimismo!
“Il problema principale è l’incertezza di come e quando ricominceranno le cose. Abbiamo una certa autonomia di gestione, e se non suoniamo gli show estivi possiamo comunque andare avanti, ma quando inizierà ad arrivare l’Autunno e l’Inverno ci sarà bisogno di fare qualcosa, perché a livello finanziario dovrà muoversi qualcosa, oltre alla voglia di tornare a vedere le persone che ci aspettano. Vedremo cosa succederà con il virus – se come alcuni dicono, in Estate i coronavirus perdono di intensità, magari si potrà riflettere su cosa fare ad Autunno inoltrato, sperando poi che non ci sia un nuovo contagio quando tornerà la stagione fredda.
Forse dovremo imparare a conviverci, e allora dovremo sviluppare le idee che, in questo momento, ci sembrano poco interessanti: lo streaming a pagamento sembra funzionare per qualche gruppo, ma onestamente quanti concerti in streaming puoi fare? Uno o due? Non è che puoi fare un tour in streaming con date ogni sera. Il Drive-In o il Bike-In vanno bene come cosa particolare, ma non possono ricreare l’atmosfera di un concerto, di un evento live con tutti i crismi che la gente vuole. Ne ho parlato anche io con i vari promoter, ma non penso che le proposte arrivate fino ad ora rappresentino la strada giusta. Io rimango fiducioso che in Autunno/Inverno si possa riprendere, con le giuste limitazioni.”

In attesa di tornare a vedere i Lacuna Coil davanti a folle oceaniche ed un pubblico a sudare spalla a spalla…
(foto del 27 Agosto 2008 – in apertura per System Of A Down a Rho)

Proprio questa settimana sarebbe dovuto partire il vostro tour Americano. Da quelle parti si dice che si possa tornare a suonare concerti, in alcuni stati come il Missouri. Ma in questo preciso momento, voi suonereste se promoter e locali vi dicessero che finanziariamente siete coperti, e che per loro è tutto ok?
“Ci dovrebbero essere come minimo dei protocolli molto sicuri da seguire. Vorrei sapere ogni giorno se ho preso o non ho preso il virus, per evitare di portarlo in giro per la nazione, e vorrei anche che i test venissero fatti a tutto il pubblico, per sapere se qualcuno ha gli anticorpi o se è completamente sano. Penso sarebbe il minimo, e non credo che al momento sia fattibile. Adesso mi sembra un po’ troppo presto per tornare a suonare, soprattutto negli Stati Uniti dove la situazione non è esattamente sotto controllo. C’è voglia di riaprire tutto, è una voglia che capisco, perché a livello finanziario è un disastro per tutti, ma siamo tutti nella stessa barca. Non possiamo risolvere la situazione facendo finta che il problema non ci sia e andando a suonare in giro.”

C’è un motto finanziario che recita “In ogni crisi è nascosta un’opportunità” – tu pensi che ci sia qualche opportunità che possa nascere, da questo momento di grossa crisi?
“Penso che qualche opportunità possa nascere, ma la cosa fondamentale è che la gente voglia coglierle, queste possibilità. Se l’ambizione principale delle persone è “tornare a come eravamo prima”, facendo finta che non è successo niente, vorrà dire che non avremo imparato niente. Se scopriremo che alcune cose possono essere fatte diversamente, se sarà meglio finanziare alcune cose piuttosto che altre, se si potranno trovare soluzioni moderne per certi compiti, allora qualche opportunità nascerà dalla crisi. Mi viene in mente lo smart-working, che in Italia era quasi ignorato, e ora ha dimostrato la sua potenza senza neanche un periodo di rodaggio. Se si tornerà fra qualche mese ad essere obbligati tutti a stare in ufficio, vorrà dire che non abbiamo imparato niente.”

Lasciaci con un messaggio ottimista (se possibile!), mentre io ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso.
“Se faremo tesoro di quel che è successo, e con un minimo di fortuna riusciremo in fretta a liberarci da questo virus, potremo tornare a vivere la vita “vera”, con eventi veri, ristoranti veri, parrucchieri veri! Adesso è il momento di stringere i denti e fare molta fatica per rimetterci in piedi, e purtroppo molti non ci riusciranno, ma una crisi di questa portata non può non lasciare dei segni. Non è la prima volta che succede una cosa del genere – l’umanità è sempre andata avanti, anche cento anni fa con una pandemia simile a questa, si tratta solo di resistere e poi di approfittare delle nuove opportunità che, si spera, possano nascere. Speriamo di vederci tutti di persona presto!”

NdA: per allietare l’intervista, ho estratto dai miei antichi hard disk foto che ho scattato durante le varie epoche dei Lacuna Coil – nell’attesa di poterne scattare dal vivo di nuove, ecco una carrellata dei molti look assunti da Andrea nel corso degli anni… basta passare il mouse su una foto per scoprirne luogo e data.

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