Liberi Sognatori, Taodue torna alla fiction d’impegno civile

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La Taodue torna a quello che si potrebbe definire il suo primo amore, ovvero la fiction d’impegno civile, dopo anni di Squadre antimafie (e relativo spin-off dal successo istantaneo), di Distretti di Polizia e di Squadre Mobili. Liberi Sognatori, quattro film-tv in onda da questa sera, 14 gennaio 2018, alle 21:10 su Canale 5, trova le sue radici in quei progetti di cui il fondatore della Taodue Pietro Valsecchi si è da sempre fatto orgoglioso portavoce.

Liberi Sognatori e la “mission” di Pietro Valsecchi

“In oltre vent’anni di attività abbiamo raccontato figure eroiche della nostra storia recente, come Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, i caduti di Nassiriya, insieme a tanti capitoli scomodi e controversi della cronaca italiana, dalla cattura di Riina e Provenzano al caso della Uno Bianca alle nuove BR”, ha infatti spiegato il produttore.

Liberi sognatori, però, alza l’asticella, e si pone un ulteriore obiettivo: “insegnare contenuti etici profondi, raccontando la realtà attraverso un linguaggio emotivamente coinvolgente in grado di parlare nel profondo alla coscienza degli spettatori”.

Una serie antologica per un pubblico giovane

E sono soprattutto i più giovani, coloro a cui Liberi Sognatori vuole parlare. L’idea, infatti, è quella di utilizzare un cast di attori molto noto al pubblico meno anziano (da Giorgio Tirabassi a Claudio Gioè, passando per Marco Bocci, Greta Scarano e Cristiana Capotondi: tutti già protagonisti di serie tv che i giovani hanno seguito), per avvicinarlo a storie che, altrimenti, raccontate in forme più consone come il documentario e l’inchiesta, forse non avrebbero ottenuto la loro attenzione.

Creare una serie antologica, inoltre, non solo permette di avere fin dalla prima stagione (se di stagione si può parlare: ma le storie di uomini e donne che con il coraggio hanno sfidato la criminalità sono tante e meritano di essere raccontate) quattro vicende molto diverse l’una dall’altra, ma permette anche di utilizzare un formato che i più giovani ormai conoscono molto bene: l’antologia seriale.

Da American Horror Story ed American Crime Story, passando per Black Mirror e Room 104, i telespettatori più vicini alla serialità sono ormai avvezzi a salutare un cast fine puntata/stagione ed ad accoglierne un altro. L’effetto stanchezza sparisce, ed ogni puntata è un nuovo viaggio verso una nuova storia ed un nuovo personaggio da ricordare.

Il “marchio” Taodue

Probabilmente solo una casa di produzione come Taodue poteva imbarcarsi in un’avventura come questa, forte di un passato fatto anche di storie di impegno civile raccontate in televisione e diventate degli eventi: dalla miniserie Ultimo (di cui è in realizzazione un nuovo ciclo), alla fiction sui soldati vittime dell’attentato di Nassiriya, fino alla serie dedicata a Paolo Borsellino ed alle vicende legate alla Uno Bianca.

Negli ultimi anni la Taodue si è spinta maggiormente verso un racconto del reale intriso, però, nella finzione dell’azione come vero motore narrativo: in questo filone vanno inseriti successi come Distretto di Polizia e Squadra antimafia, ma anche Le mani dentro la città, Squadra Mobile e Romanzo Siciliano.

La svolta degli ultimi anni è legata invece all’intenzione di proporre al pubblico serie sempre ambientate nel mondo della lotta alla criminalità, ma staccandosi di più dall’esigenza dell’attualità e lasciando gli autori liberi di creare racconti e personaggi sempre più estremi e, per questo, capaci di diventare eroi a loro modo: basti pensare a Solo con Marco Bocci infiltrato della ‘Ndrangheta, ed alla recente Rosy Abate-La serie, con Giulia Michelini perfetta madre in cerca del figlio, per cui è disposta a riprendere in mano un sanguinoso passato che aveva archiviato.

Ora, però, è il momento di tornare alle radici, e di ricordare ai più giovani che gli eroi non sono solo frutto di finzione, ma anche personaggi realmente esistiti, che hanno pagato a caro prezzo per i propri ideali e che ora meritano di diventare portatori di valori da tramandare.

A testa alta – Libero Grassi (14 gennaio)

A testa alta racconta la vicenda di Libero Grassi (Giorgio Tirabassi), imprenditore di Palermo, fondatore del Partito Radicale, che quando nel 1979 trasferì la “Sigma”, la propria azienda di boxer, pigiami e vestaglie, nel quartiere San Lorenzo, si rifiutò di pagare il pizzo, cosa invece fatta da tutti gli altri commercianti.

Dopo l’ennesima intimidazione, con denuncia ed arresto di due uomini del clan Madonia, Grassi viene invitata da Michele Santoro nella trasmissione Samarcanda, facendo diventare la sua vicenda un caso nazionale. Ma non basta: isolato a livello locale, il 29 agosto 1991 viene ucciso con cinque colpi di pistola. Sceneggiatura e regia di Graziano Diana.

A testa alta – Libero Grassi, il cast

Giorgio Tirabassi è Libero Grassi
Michela Cescon è Pina Grassi
Diane Fleri è Alice Grassi
Valentina D’Agostino è Concetta Lo Presti
Carlo Calderone è Davide Grassi
Gaetano Aronica è il Ragionier Colajanni
Maurizio Marchetti è Zu’ Stefano
Jacopo Cavallaro è Salvino Madonia
Ninni Bruschetta è Nino Li Calzi

Delitto di mafia – Mario Francese (21 gennaio)

Mario Francese (Claudio Gioè) era un giornalista del Giornale di Sicilia, che per primo aveva intuito il salto di qualità che Cosa Nostra stava per compiere nella conquista di ogni risorsa presente in Sicilia. Scrisse una lunga inchiesta, in cui affrontò il tema degli appalti di Riina e Provenzano per la diga Garcia, ma anche i traffici criminali e tutto ciò che nessun altro aveva il coraggio di dire.

Viene ucciso nel gennaio 1979, mentre sta rientrando a casa. Sul suo omicidio, anni dopo, inizia ad indagare il figlio Giuseppe (Marco Bocci), dopo che uno strano personaggio gli consiglia di leggere gli articoli del padre per trovare i veri colpevoli del suo assassinio. Il suo lavoro gli permetterà di ottenere la prima sconfitta giudiziaria di Cosa Nostra, ma ad un caro prezzo. Sceneggiatura di Claudio Fava con la collaborazione di Andrea Nobile. Regia di Michele Alhaique.

Delitto di mafia – Mario Francese, il cast

Claudio Gioè è Mario Francese
Marco Bocci è Giuseppe Francese
Romina Mondello è la Signora Francese
Orlando Cinque è Giulio Francese
Luigi Maria Burruano è Di Marco
Domenico Fortunato è Boris Giuliano
Sergio Albelli è il Colonnello Russo
Santo Bellina è Miccichè
Paolo Giovannucci è La Mantia
Lidia Vitale è il PM Enza Sabatino
Pier Luigi Misasi è l’editore del Giornale di Sicilia

La scelta – Emanuele Loi (28 gennaio)

Emanuela Loi (Greta Scarano) entra in Polizia a soli 20 anni, quasi per caso: voleva fare l’insegnante, ma dopo aver accompagnato la sorella al Concorso, decise di provare anche lei. Dopo la scuola allievi di Trieste, e subito dopo era entrata nel Commissariato di Palermo Libertà: tra i suoi primi incarichi, il piantonamento del boss Madonia. Era però affascinata dal lavoro della scorsa ed, anche per ricordare l’amico Antonio Montinaro (Riccardo Scamarcio), una delle vittime dell’attentato di Capaci, decide di mettersi a disposizione per quel lavoro.

Nel giugno del 1992 fu assegnata come scorta del giudice Paolo Borsellino (Fabrizio Ferracane). Un mese dopo, il 19 luglio, mentre Borsellino si trovava in via D’Amelio, l’attentato che uccise non solo il giudice ma anche gli uomini della scorta ed Emanuela, prima vittima donna della Polizia. Scritto da Graziano Diana, Stefano Marcocci e Domenico Tomassetti. Regia di Stefano Mordini.

La scelta – Emanuela Loi, il cast

Greta Scarano è Emanuela Loi
Ivana Lotito è Claudia Loi
Fabrizio Ferracane è Paolo Borsellino
Alice Attala è Maria Rita
Aurora Peres è Speranza
Pierluigi Corallo è Agostino Catalano
Pierfrancesco Poggi è Virgilio Loi
Vincenzo Crivello è Gaetano Lo Re
Simone Colombari è De Paolis
Angelo Libri è il Maresciallo Giannalia
Stefano Santospago è un uomo dei Servizi Segreti
Lorenza Indovina è Berta Loi
Riccardo Scamarcio è Antonio Montinaro

Una donna contro tutti – Renata Fonte (4 febbraio)

Renata Fonte (Cristiana Capotondi) era assessore e consigliere comunale di Nardò, ed è l’unica amministratrice donna ad aver pagato con la vita il suo impegno civile. La sua vita, però, era anche quella di una madre di due figlie, con cui condivide le proprie battaglie. Entra nella comunità del suo paese per cercare di migliorare il territorio, minacciato dal cemento.

Finisce con lo scontrarsi non solo con il partito, che le chiede di cambiare idea, ma anche con il marito Attilio (Giorgio Marchesi), che alla fine accetta di andare in Belgio per un lavoro. Ma Renata non abbandona le sue idee e tira dritto. Il 31 marzo 1984, a pochi giorni dalla presentazione dell’adeguamento del piano regolatore, passo necessario per proteggere l’area di Porto Selvaggio, Renata viene uccisa. Inizialmente, si pensa al delitto passionale, ma grazie al lavoro del Commissariato ed alla testimonianza di due donne si giunge alla verità. Sceneggiatura di Monica Zapelli. Regia di Fabio Mollo.

Una donna contro tutti – Renata Fonte, il cast

Cristiana Capotondi è Renata Fonte
Peppino Mazzotta è il Commissario Gerardi
Marco Leonardi è Antonio Spagnolo
Giulio Beranek è Pippi Durante
Anna Ferruzzo è la mamma di Renata
Angela Curri è Rosetta
Gianni Lillo è Filograna
Max Mazzotta è Mario Cesari
Michele Morrone è Marcello My
Carolina Signore è Sabrina
Lucrezia Santi è Viviana
Giorgio Marchesi è Attilio
Augusto Zucchi è un imprenditore

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About Paolino 27 Articles
Bresciano, da sempre appassionato di piccolo schermo ed a suo agio nel vortice delle serie tv: datemi un episodio dei Simpson, fatemi rivedere il finale di Lost, divertitemi con The Big Bang Theory, regalatemi qualche mese di abbonamento a Netflix o Amazon e nessuno si farà male.

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