Loro 1, Paolo Sorrentino porta al cinema Silvio Berlusconi e la sua corte dei miracoli

‘Loro è un racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, in Italia, tra il 2006 e il 2010’.

Paolo Sorrentino sembrerebbe mettere subito le mani avanti, dinanzi a uno stuolo di avvocati che attendevano con trepidante attesa l’uscita in sala della sua ultima fatica, con Loro 1, prima parte della pellicola che vede il regista premio Oscar per La Grande Bellezza tornare ad una Roma politicamente godereccia, corrotta, appecorata. 10 anni dopo Il Divo, indiscusso capolavoro centrato sul totem Giulio Andreotti, Sorrentino guarda a Silvio Berlusconi, nuovamente interpretato dal sempre più trasformista Toni Servillo, suo attore feticcio.

Rifiutato a sorpresa, e non senza polemiche, dal Festival di Cannes, Loro paga innegabilmente la scellerata idea di scissione in due capitoli, pensata probabilmente per duplicare gli incassi ed evitare un’unica uscita monster da oltre 3 ore. Peccato che la sensazione di profonda incompiutezza aleggi pesantemente sui titoli di coda di Loro 1, vero e proprio ‘antipasto’ del film che sarà, ovvero Loro 2, in uscita il 10 maggio. Sorrentino, stilisticamente meno barocco rispetto al solito, realizza un’autentica farsa, in cui il senso del ridicolo domina la scena, tra surrealtà e personaggi grotteschi. Per un’ora piena il film poggia le proprie fondamenta sulla corte dei miracoli che ruota attorno al Capo, sul circo di arrivisti che vive pensando esclusivamente a Lui. Il Servillo/Berlusconi non si vede mai ma è come se ci fosse in ogni inquadratura, perché qualunque azione è pensata per compiacerlo. Il Sergio Morra di Riccardo Scamarcio, plasmato sui lineamenti di Tarantini, è uno scavezzacollo di provincia che attraverso prostitute e cocaina ambisce ad avvicinarsi a Silvio. E’ lui, insieme alla moglie Tamara, a chiedersi chi siano Loro, quelli che contano, che hanno soldi e potere, senza rendersi conto di farne ormai parte.

Per un’ora abbondante il regista si sofferma esclusivamente su queste sinistre figure, tra metafore più o meno esplicite e visionari momenti ‘alla Sorrentino’ in cui Paolo, come al suo solito, si compiace. Pronti, via e Loro 1 prende vita con una dolce percorella che stramazza al suolo, congelata a causa dell’aria condizionata una volta entrata nella villa sarda di Berlusconi, mentre in tv va in onda uno show di Mike Buongiorno. Chiaro il riferimento all’italiano medio, pecora ipnotizzata e imbambolata dinanzi ai canali televisivi del Presidente. Animali che continuano a farsi spazio solo apparentemente in modo illogico, tra ‘sorche’ e rinoceronti, mentre la musica, onnipresente, non dà tregua. 31 tracce in 104 minuti, per Sorrentino, che spazia tra Concato e Kylie Minogue, gli Stooges e Lcd Soundsystem, appoggiandosi esageratamente alla sua ricca soundtrack.

Siamo nel 2006, anno in cui Berlusconi passa all’opposizione causa risicata vittoria elettorale di Romano Prodi, il cui Governo è sorretto da una manciata di senatori. Stanco e annoiato, Silvio viene presto accerchiato da loschi personaggi che attraverso quintali di carne femminile lo condurranno in un purgatorio mediatico/politico. Le ormai celebri ‘vergini che si offrono al drago‘ citate da Veronica Lario, proprio in quegli anni scappata da un matrimonio ormai in rovina dopo l’indimenticata festa di compleanno della 18enne Noemi Letizia. Prendendola larga, Sorrentino arriva proprio al cospetto del rapporto Silvio/Veronica solo nel finale di Loro 1, cedendo ad un rapporto d’amore naufragato. Da una parte un uomo che è ormai una maschera, incapace di godersi i soldi, la pensione e i nipoti perché ossessionato dal ‘dover fare’ e dalle farfalline, diamantate e non. Dall’altra una donna immersa nella lettura e nella cultura, che pretende rispetto e osserva da una distanza sempre più marcata quella figura un tempo amata. La convivenza di questi due mondi solo apparentemente distanti, ovvero l’apatico rapporto Berlusconi/Lario e il circo di faccendieri al cospetto del Re, fatica maledettamente a trovare un’amalgama.

Mentre sfrenate feste alla Scorsese prendono forma, con pioggia di ecstasy e nudi femminili a profusione, Loro 1 si avvicina lentamente a Lui, mostrandocelo per la prima volta negli abiti di un’odalisca, truccato e vestito a puntino per fare una sorpresa ad un’Elena Sofia Ricci impeccabilmente centrata negli stanchi lineamenti della Lario. Sorrentino non si sofferma sul Berlusconi politico, fortunatamente, ma sul Silvio ‘uomo’, marito e nonno, che guarda da lontano e con fare interessato al trionfo di corpi che Morra/Tarantini ha saggiamente preparato per lui.

Si sorride spesso dinanzi agli eccessi e alle battute fulminanti di un Presidente giullare, in questa prima parte di film, incapace di trovare una precisa forma, essendo con difficoltà in equilibrio tra Lui, Loro e gli Altri. Nel mezzo Noi, spettatori costretti a digerire la chiara incompiutezza di un’opera di fatto ingiudicabile, perché troncata sul più bello. Per ora, dopo questi primi 104 minuti, possiamo e dobbiamo parlare di un Sorrentino in tono minore, se confrontato ai precedenti titoli, a cui Cannes ha dato il benservito anche perché distante anni luce da personaggi e vicissitudini esclusivamente a noi legati, e qui forse riportati in vita fuori tempo massimo. Ma è doveroso ribadire che solo il 10 maggio prossimo, giorno in cui anche Loro 2 uscirà al cinema, potremo avere un quadro davvero complessivo (e definitivo) su quest’ultima attesa, rischiosa, coraggiosa e discutibile fatica sorrentiniana.

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Giornalista pubblicista, cinefilo da sempre, per 12 anni tra i redattori di Cineblog.it e da quasi 3 lustri presenza fissa sul web. Ora tra i redattori di Altro Spettacolo.

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