Lost in Space, Netflix si dà all’intrattenimento spaziale per famiglie (con qualche difetto)

In principio ci fu la serie tv del 1965. Poi arrivò il film nel 1998. Vent’anni dopo, nel 2018, tocca al remake di Netflix. Cambiano i tempi, cambiano le piattaforme, ma la famiglia Robinson è sempre perduta nello spazio. Alla base di Lost in Space, la serie tv disponibile su Netflix da venerdì 13 aprile 2018, c’è sempre il nucleo familiare: è questa l’unica certezza del remake dei giorni nostri, che stravolge quasi tutto il resto a favore di un impatto visivo decisamente più spettacolare ed una narrazione che strizza l’occhio ai racconti più complessi a cui siamo abituati oggi.

Lost in Space su Netflix, la trama

Siamo nel 2046: la famiglia Robinson, composta dal militare John (Toby Stephens, Black Sails), sua moglie, l’ingegnere spaziale Maureen (Molly Parker, House of Cards) ed i loro figli Judy (Taylor Russell), Penny (Mina Sundwall) e Will (Maxwell Jenkins), viene scelta, insieme ad altre famiglie, per far parte di una missione che li porterà a compiere un lungo viaggio nello spazio.

Dovranno vivere in una navicella spaziale, chiamata Jupiter, vagando per l’universo in cerca di un nuovo pianeta da colonizzare essendo, la Terra, ormai incapace di sostenere l’intera umanità. Un incidente, però, costringe le navi Jupiter alla fuga: i Robinson, ma con loro anche altri personaggi, atterrano su un pianeta a loro sconosciuto, ma dalle caratteristiche simili al nostro.

La prima stagione racconta il tentativo dei Robinson e di coloro che sono finiti su questo pianeta misterioso (come il Dr. Smith, interpretato da Parker Posey, ed il meccanico Don West, interpretato da Ignacio Serricchio) di sopravvivere alle nuove condizioni ed alle nuove creature che incontreranno strada facendo.

Le differenze rispetto alla serie originale

La versione Netflix di Lost in Space mantiene la premesse della serie originale, andata in onda nel 1965 e per tre stagioni sulla Cbs. C’è sempre, al centro, la famiglia Robinson ed il suo viaggio spaziale; c’è sempre l’interazione con personaggi esterni al nucleo, in primis il Dr. Smith -che nella serie del 2018 è interpretato da una donna e riserva una sorpresa nel primo episodio-; c’è sempre la presenza del Robot, che compare in circostanze diverse e sembra coinvolto nell’incidente che ha costretto le Jupiter all’atterraggio d’emergenza.

Rispetto all’originale, ovviamente, c’è molta più attenzione per gli effetti speciali, davvero spettacolari per una serie tv fantascientifica: Netflix, consapevole di avere a che fare con il remake di una serie cult per la tv americana, non ha badato a spese, ed ha realizzato scene che lasciano a bocca aperta, oltre a girare numerose scene in esterni nei suggestivi boschi di Vancouver, in Canada.

Un intrattenimento formato famiglia

Eh, già: il caro vecchio Netflix, quello che si rivolgeva ad un pubblico in cerca di emozioni forti, è un lontano ricordo. La miriade di produzioni originali cercano sempre più di catturare un pubblico trasversale, e questo include anche le famiglie, ovunque esse siano.

E’ in quest’ottica che Netflix ha deciso di produrre il remake di Lost in Space: appoggiandosi alla nostalgia per la serie originale, ed aggiungendoci la garanzia di un investimento che, forse, solo un colosso come Netflix poteva permettersi.

Davvero superlativi gli effetti speciali che, però, non bastano a reggere tutta la trama. Ed è proprio quando questi vengono messi da parte che Lost in Space si ritrova a fare i conti con una sceneggiatura dal poco mordente, che intrattiene, sì, ma si riduce a drama spaziale senza quel tocco che lo fa risaltare rispetto agli altri titoli del genere.

Lost in Space è un family drama adventure, in cui la famiglia è al primo posto: le dinamiche, le liti, i segreti che i componenti nascondono (in primis marito e moglie, che fingono di essere felici davanti ai figli ma che in realtà hanno qualche problema da risolvere), tutto questo viene calato nel contesto fantascientifico, ma alla fine si torna sempre alla cari vecchi problemi che ogni famiglia si ritrova a dover affrontare.

Un intrattenimento formato famiglia, con una colonna sonora che richiama quelle dei parchi divertimento, ma che è funzionale al target ed alla mission che con questo remake Netflix vuole raggiungere: avvicinare le famiglie al proprio catalogo, anche a costo di spendere fior fiori di milioni di dollari e di scomodare un classico della tv made in Usa.

Prossima frontiera…Spazio in tv?

Lost in Space si aggiunge alle varie serie tv che nel giro di qualche mese sono fioccate sul piccolo schermo e che sono ambientate su pianeti sconosciuti o navicelle spaziali che diventano luoghi di vita quotidiana. Fatta eccezione per Star Trek: Discovery, la più “pura” dal punto di vista fantascientifico, gli altri progetti suonano più come esperimenti che fondono il genere dello sci-fi alla comedy, come nel caso della sorpresa The Orville (in Italia trasmessa da Fox); all’azione dura e cruda (l’episodio “Human Is” all’interno di Electric Dreams di Amazon) o alla riflessione sull’abuso delle nuove tecnologie (ovviamente, parliamo di Black Mirror e dell’episodio “Uss Callister”).

Una tendenza che piace ai network e che potrebbe trovare nuove idee concretizzarsi in nuove produzioni future: intanto, SyFy si sta portando avanti con Nightflyers, tratta dall’omonimo racconto di George R.R. Martin, di cui proprio Netflix ha i diritti per la distribuzione internazionale.

Lost in Space, scheda tecnica

Titolo: Lost in Space
Ideata da: Matt Sazama e Burk Sharpless
Remake dell’omonima serie tv del 1965
Numero di episodi: 10, della durata tra i 50 ed i 60 minuti ciscuno
Cast: Toby Stephens, Molly Parker, Ignacio Serricchio, Taylor Russell, Mina Sundwall, Maxwell Jenkins, Parker Posey.
Prodotto da: Legendary Television, Synthesis Entertainment ed Applebox.

Lost in Space, trailer e foto

About Paolino 22 Articles
Bresciano, da sempre appassionato di piccolo schermo ed a suo agio nel vortice delle serie tv: datemi un episodio dei Simpson, fatemi rivedere il finale di Lost, divertitemi con The Big Bang Theory, regalatemi qualche mese di abbonamento a Netflix o Amazon e nessuno si farà male.

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