Machine Head ad AltroSpettacolo: “Ci siamo chiesti se fosse opportuno suonare in modo così diverso su Catharsis”

Catharsis è il nono album dei Machine Head, in uscita il 26 Gennaio 2018. E’ un album… “diverso”. Diverso da quel che ci si può aspettare dai Machine Head. Un album che ancora una volta dividerà i fan stessi della band, e che attirerà le critiche di chi in realtà lo ascolterà solo superficialmente.
Ho avuto il privilegio di incontrare Robb Flynn, frontman dei Machine Head, per parlare un po’ con lui del disco. Il “problema”, però, è che per proporre una intervista diversa dal solito, ho iniziato mostrandogli le foto per il “viaggio nella memoria con le foto scattate in Italia”. Si è divertito molto. Mi sono divertito molto anche io. Quella parte di intervista la trovate più sotto, con anche il video di Robb che si gode il tutto.
Il problema è che poi ci è rimasto poco tempo per parlare di Catharsis, un disco che sicuramente meriterebbe più approfondimenti e “giustificazioni”. Qui di seguito trovate comunque un abbozzo del Flynn-pensiero di questi tempi: rispondendo alla mia manciata di domande, lo troviamo più combattivo che mai.

Machine Head: intervista a Robb Flynn, parlando di Catharsis

L’album si apre con la tua voce che urla “Fuck the world”, e tutto il disco è piuttosto incazzato. Da dove arriva questa tua rabbia, che decisamente non si può più descrivere come “giovanile”?
“Quella canzone, ‘Volatile’, è stata scritta la sera in cui a Charlottesville è stata uccisa una persona durante gli scontri con dei suprematisti della razza ariani (l’11 Agosto 2017 – NdA). Ero così furioso che ho fatto tutto quella sera: scritto il testo, e poi cantato tutto venti minuti dopo. Ero moltro frustrato da tutto quello che stava succedendo in quei giorni in America, e quel che senti sul cd sono io che canto il testo per la seconda o terza volta. E’ proprio rabbia diretta, senza filtro.”

Anche “California Bleeding” sembra essere un bell’inno di protesta…
“Sì, è un pezzo un po’ diverso per noi, perchè potrebbe essere perfetto per essere suonato durante una manifestazione politica. Ci sono altre canzoni così sul disco, con sonorità talmente diverse dalle nostre solite, che ci siamo chiesti “Ci sarà consentito suonare in questo modo?” – e la risposta è che è il nostro disco, e possiamo fare quel che vogliamo, anche se di solito siamo percepiti come una “band seria e cattiva”. Ci sono elementi groovy, pezzi con molta melodia, e si potrebbe addirittura dire che c’è anche una linea pop, in qualche brano. Ma chi se ne frega!
California Bleeding è una canzone “leggera”, ma che parla di un tema che mi tocca da vicino: ormai la California è diventata così costosa, che faccio fatica a vivere lì!”

Hai firmato ben più di cento canzoni, nella tua carriera: come ti approcci al songwriting, oggi?
“Probabilmente quello che ci differenzia da tante band, sia nuove che vecchie, è il fatto che tutti noi abitiamo nella stessa zona, e ci troviamo fisicamente di persona per provare insieme. Suoniamo tantissimo insieme, seguendo gli alti e bassi dell’ispirazione, e quando sentiamo che c’è qualcosa di buono, lo mettiamo da parte. Quindi per noi un album non è “qualcosa che dobbiamo fare”, ma “qualcosa che vogliamo fare”: quando abbiamo raccolto abbastanza pezzi che ci soddisfano, lo registriamo. Senza pressioni.
Leggo in giro quel che fanno tante band: il chitarrista ha un’idea a casa sua, la registra e la manda al bassista, che poi va su Skype con il batterista e scrivono una base ritmica, e poi mandano tutto al cantante. Non è quello, il motivo per cui sto in una band: io voglio stare con i miei amici, e se facciamo schifo con qualche pezzo, stiamo facendo schifo tutti, e ci impegniamo a scrivere meglio. Secondo me, una delle ragioni per le quali si dice che la musica moderna non è più eccitante come una volta, è perchè le band non suonano più insieme.”

La catarsi è un rito di purificazione. Tu per cosa avevi bisogno di una catarsi? E l’hai trovata, con questo disco?
“C’è una strofa nel brano Catharsis, che dice “The only thing keeping me sane / is the music in my veins / and these words on my fists” (“L’unica cosa che mi tiene sano di mente è la musica nelle mie vene, e le parole sui miei pugni”)>.
Rabbia, depressione, malinconia, tristezza: lo scopo della catarsi è purificarsi e sentirsi in pace, e per me la musica ha sempre avuto questo scopo. Quindi, sicuramente trovo catarsi dai sentimenti negativi, ogni volta che scrivo una canzone.”

In supporto al disco, avete annunciato un nuovo tour “A Night With Machine Head”, specificando che non suonerete più come band di supporto per altri gruppi, non suonerete più di giorno in uno stadio mezzo vuoto, e cose simili. Passerete anche in Italia ad Aprile, a Bologna, Roma e Trezzo.
“Con il passare degli anni, mi sono reso conto che tutte quelle cose le odiavo. Davvero, odiavo suonare per un pubblico poco interessato a noi, odiavo suonare di giorno, odiavo suonare un set da quarantacinque minuti.
Una volta, quando abbiamo iniziato, suonare come opener in un buon concerto ti portava una buona visibilità: la gente ti scopriva, si comprava il disco, magari anche una maglietta. Adesso non esiste più, questa atmosfera: la gente vuole solo l’headliner, e le band d’apertura suonano tanto per suonare, perchè dischi e merchandise non si vendono più, se non sei già conosciuto. Ad un festival si vendono più magliette del festival, che delle singole band. E allora, non ne vale più la pena, anche perchè l’abbiamo fatto per 25 anni, direi che ci siamo fatti conoscere abbastanza.
Anni fa abbiamo sperimentato con queste serate in cui ci sono solo i Machine Head, ed il pubblico ha reagito benissimo. Noi ne siamo così soddisfatti, che ormai non si torna indietro: suoneremo solo così, spaziando nella nostra discografia e solo per i nostri fan.”

Machine Head: un viaggio nella storia con le foto-ricordo scattate in Italia

(Questa intervista era stata precedentemente pubblicata su Soundsblog, qualche giorno prima che chiudesse l’intero sito di Blogo. La ripropongo qui, per completare il discorso con Robb, e per evitare che sparisca nel nulla quando Blogo andrà offline)

Personalmente, seguo i Machine Head da ormai vent’anni, e su Metal Shock ho pubblicato due interviste da copertina per i loro dischi del 2001 e 2004 (Supercharger e Through The Ashes Of Empires) – parallelamente, li ho anche visti parecchie volte dal vivo.
Ho quindi pensato fosse giunto il momento di sottoporre Robb Flynn ad un tipo di intervista che posso proporre solo alle band che seguo da più tempo: la foto-intervista, in cui vengono mostrati scatti antichissimi cercando di ripercorrere le loro tappe del successo in Italia.
Mi sono seduto con Robb ed una pila di vecchie foto, ed il risultato lo vedete nel video qui sopra – qui di seguito, ci sono le versioni originali delle foto (nelle quali si nota anche, fortunatamente, che con il tempo sono migliorato) e la traduzione dei suoi commenti – per motivi di tempo, purtroppo, ho potuto mostrare solo una manciata delle 10 foto che avevo preparato, e che avrebbero coperto anche i concerti con gli Iron Maiden e le “evening with” più recenti. Sarà materiale per una nuova intervista, fra 20 anni…

Transilvania, Milano – 13 Novembre 2003


“Direi che siamo nel periodo di Through The Ashes, forse The Blackening? Penso sia Through The Ashes. Beh, guardami qui, con qualcosa di alcolico in mano, la bandana sul polso…
Ma mi chiedo: cosa sono queste cose bianche tutto intorno?”

Beh, quello è il riverbero del flash della mia pessima macchina fotografica dell’epoca! Giuro che poi le foto migliorano con il passare del tempo…

Astoria, Londra – 28 Novembre 2003


Sempre dallo stesso tour, un paio di settimane dopo vi ho visti a Londra. Le foto sono simili, quindi ho scelto questa che mi ha sempre fatto molto ridere.
“E’ veramente fantastico: Machine Head – Gay Camp Attack. Ricordo come si suonava all’Astoria: il concerto iniziava molto presto, perchè poi c’era la serata gay che attirava molta più gente rispetto ad un maledetto concerto heavy metal, e quindi aveva la priorità! Ci sentivamo tipo ‘Facciamo più soldi con le serate gay che con i vostri cazz0 di concerti metal, quindi suonate e levatevi dalle palle’, ahah!”

Alcatraz, Milano – 6 Dicembre 2007


“Il Black Crusade tour, sì.
Ho ancora questa chitarra, una BC Rich di plexiglass rosso sangue. Ha un aspetto fantastico… ma suoni orribili!
Ho rotto il manico al Mayhem Festival, e ho deciso di metterla in pensione.
In realtà, penso anche di ricordarmi del concerto, se questo è lo show di Milano del Black Crusade Tour: questo è il giorno in cui fummo nominati ai Grammy Awards per The Blackening, ed eravamo esaltatissimi durante il concerto. Ma mi ricordo la data anche perchè fu la volta in cui Phil Demmel svenne sul palco, nell’esatto momento in cui suo padre, in America, moriva. Lo ricordo come un giorno pieno di emozioni, dall’eccitazione dei Grammy al dramma di Phil. Fu un concerto molto intenso.”

Alcatraz, Milano – 9 Febbraio 2010


Riguardo questa foto, vorrei chiederti: cosa ti passa per la testa quando ti metti in questa posa? Di solito è verso la fine della seconda o terza canzone in scaletta, fermi tutto, lanci un urlo e alzi la chitarra verso il cielo…
“Il grido che lancio, mi figlio lo chiama ‘La Voce del Leone’, mi chiede spesso di farla! E’ il mio modo di tirar fuori l’eccitazione, la sicurezza che mi pervade quando suono davanti ad un pubblico. Tipo: F*CK YEAHHHH!”

Stadio Friuli, Udine – 13 Maggio 2012


Si può considerare questa foto come un “ritratto di famiglia”?
“Ahah, sì, assolutamente!
Suono con questo ragazzo (Dave McClain) da quando avevo 19 anni, quindi sono 30 anni quest’anno. E con quest’altro (Phil Demmel) ci suono da 22 anni, anche se in effetti ci siamo presi una pausa per una decina d’anni, sono una famiglia.
Mi ricordo questo concerto, a Udine: è stato divertente, c’era tanta gente, ma i suoni erano pessimi… e la gente voleva SOLAMENTE ascoltare i Metallica. Li capisco, eh, erano tutti lì per i Metallica, ma proprio sembrava che a nessuno fregasse un cazz0 di noi. E’ proprio questo il motivo per cui ora suoniamo solo tour in cui siamo headliner, ci siamo stancati di vedere gente a cui non interessiamo.”

Machine Head, Catharsis: tutti i videoclip usciti fino ad ora

In anteprima rispetto all’uscita del disco, i Machine Head hanno pubblicato un video ufficiale, un video “psichedelico” ed un lyric video, per iniziare a farsi un’idea su come suonerà Catharsis…

Catharsis

“Non è stato facile tradurre in immagini il concept di ‘Catharsis’. Come si fa a esprimere la catarsi di qualcuno? Frasier, il regista, ci ha proposto l’idea della danza Butoh. Siamo rimasti a bocca aperta quando abbiamo visto i ballerini esibirsi. Le loro espressioni erano così cariche di dolore, orrorifiche e tristi, che ci hanno colpito molto emotivamente.
A livello personale mi sento coinvolto. Mio zio Jimmy ha vissuto con noi per anni. È stato sottoposto a pesanti test di medicine da giovane e non ne è uscito bene. Per il resto della sua vita ha fatto cose come non mangiare per una settimana e parlare di Gesù tutto il giorno. Non è stato facile crescere in una situazione simile. Abbiamo preso questi elementi differenti e li abbiamo trasformati in una visione cinematica e psichedelica per esprimerli”.

Kaleidoscope

Bastards

Il brano era già stato pubblicato a fine 2016 in versione non definitiva, ma poi la band l’ha rimaneggiata e inserita nella tracklist di “Catharsis”.

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