Maria Maddalena: a ciascuna epoca il proprio Gesù

Figura particolare quella della Maddalena. Inutile star qui a fare storiografia, ché non ci compete, e poi un film deve reggersi sulle proprie gambe, anche laddove pervertisse in tutto o in parte una o più pagine di Storia. Tanto più che il principio enunciato da Roger Ebert andrebbe tatuato sul braccio di ogni critico: «la Storia s’impara sui libri, al cinema cerco altro», grossomodo usava dire. Ci sono però quei casi in cui un regista, uno sceneggiatore, e l’intera macchina produttiva con loro, non si fanno troppi scrupoli e decidono perciò di contravvenire a siffatto buon senso, sebbene consapevoli circa l’improponibilità della cosa.

Partiamo dalla fine. Più avanti si segnalano pure motivazioni di altro segno per cui Maria Maddalena di Garth Davis sia pressoché irricevibile, ma intanto concentriamoci su un fronte nell’ambito del quale il film decide apertamente di operare, suggellando tale scelta con le immancabili didascalie conclusive, volte a conferire autorevolezza per via testuale. La Storia la sapete, e se non la sapete pazienza: ve la vanno spoilerando da circa duemila anni. Gesù il Cristo, secondo i Vangeli canonici, risorge, e, tra l’incredulità di tutti, alcune donne ne danno notizia per prime. A dire del film, che costruisce questa scena in maniera eccessivamente cinematografica (mentre intende filtrare il tutto sotto il registro del reale, se non addirittura del vero), mostrando la Maddalena secondo uno schema che viene alimentato per tutto il film, ossia quale figura più vicina di tutti a Gesù, colei che l’ha meglio compreso e che perciò è anche in qualche misura la preferita. Insomma, dice di aver visto un morto che in realtà è vivo: Pietro non le crede, gli altri apostoli, ancora scossi dalla crocifissione, men che meno.

Pietro fa quadrato attorno ai maschi del gruppo, lasciando sola lei, Maria, che avendo capito l’antifona enuncia già il perdono e promette che non finirà lì. Il resto, proviamo ad interpretare secondo una possibile lettura degli autori, sono duemila e passa anni di Chiesa maschilista, patriarcale, sessista e via cantando. Bella. Leggiamo cosa dice il Vangelo secondo San Luca però (pratica che solitamente aborro, quella di citare le Scritture, ma che in questo caso s’impone, sennò diventa pressoché impossibile intenderci):

«Tornate dal sepolcro (le donne, ndr.), raccontarono tutte queste cose agli undici e agli altri. Ora quelle che annunziarono queste cose agli apostoli, erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. Ma quelle parole parvero ad essi come un vaneggiamento, e non prestarono loro fede. Pietro però, levatosi, corse al sepolcro; ed essendosi chinato a guardare, non vide altro che le bende; e se n’andò meravigliandosi tra sé per il fatto».

Ora, siccome i Vangeli, al netto dei miracoli su cui è comprensibile un certo scetticismo da parte di chi non crede, sono anzitutto resoconti storici (i Vangeli, mi raccomando… con l’Antico Testamento il discorso è un po’ più articolato), non si può non rispondere ad un finale così modificato se non ricorrendo alla fonte. È chiaro che ciascun autore sia libero di rivedere a proprio piacimento qualunque testo, fiction o non-fiction che sia, purché però, a seguito di questo processo di rifacimento, non si mostri ambiguo e si prenda la responsabilità di ammettere a che pro. Maria Maddalena, in questo senso, altro non è che figlio del proprio tempo, e come tale, sa già di vecchio, stantio, che invecchierà addirittura prima rispetto a quest’epoca, alla quale si richiama così strenuamente.

Per tornare brevemente nel merito delle fonti, l’atteggiamento di Pietro è l’esatto opposto rispetto a quello che Davis, bontà sua, ci riporta: è vero che in quella società lì lo spazio della donna fosse decisamente limitato, e che la sua opinione, prima ancora che la sua figura, fosse relegata ad una dimensione privata, laddove non vi fossero abusi, soperchierie che si tendeva a tollerare, in quanto effettivamente la donna passava di proprietà in proprietà, da quella del padre a quella del marito, giusto per dirne una. Immaginate perciò, in un simile contesto, quale valenza potesse avere una notizia del genere; quale la reazione a fronte di un gruppo di donne che comunica qualcosa di così assurdo. Pietro, leader di quel gruppo che mai come in quel momento aveva toccato un punto così basso, lì lì per sciogliersi e rimettere in discussione ogni cosa, fa qualcosa sinceramente d’impensabile: dà ascolto alle donne e si reca alla tomba. Insomma, ha fede in quello che loro hanno raccontato.

Niente a che vedere col Pietro orgoglioso, incredulo e arrogante, in altre parole maschilista, che ci viene qui mostrato. Ancora più indigesto un trattamento di questo tipo alla luce di quanto ci viene comunicato pochi secondi dopo con una scritta su schermo nero, ossia che fu un Papa, cinquecento anni dopo, ad aver messo in giro la voce, rimasta nei secoli prevalente, secondo cui Maria di Magdala fosse una prostituta. In questo caso non contesto la storicità, bensì l’accostamento, un tagliar corto con l’accetta tipico dei film peggiori, quelli che fremono dalla voglia di dirti qualcosa prima ancora che farti riflettere, metterti davanti agli occhi un mondo che poi sta a te in qualche modo decodificare, ma dopo, non prima di avertici risucchiato dentro.

Il lavoro di Davis, al contrario, tende ad essere repellente. E qui torniamo a bomba nel merito di discorsi che più attengono a questa sede. Incastrato tra il messaggio a tutti i costi, su commissione, perciò nemmeno “sentito” come dovrebbe essere, ed il suo doversi fare intrattenimento nella misura in cui possa essere quantomeno accessibile, Maria Maddalena scoraggia ad ogni piè sospinto. L’approccio fa la differenza, ed in tal senso emerge, se non confusione, un’idea molto sbiadita, debole. Eppure è interessante l’intuizione d’immaginare come possa essere stato, per una donna, porsi al seguito di quel particolare personaggio; posto che si abbia qualcosa da dire a riguardo, che non si limiti ad apporre tesi anacronistiche, trasformando Maria Maddalena in una sorta di santino, eroina ad uso e consumo di certo femminismo.

In questo, peraltro, dimostrandosi nemmeno così originali poi, perché sono almeno decenni che la cultura secolare, usando una definizione generica, si appropria di figure importanti cercando in qualche modo di farle proprie, con esiti che non sta a me qui discutere: da Cristo a San Francesco, passando finanche per personaggi come Ipazia, se non altro in ottica di resistenza, intesa come vittima e martire di un sistema specifico. Ma ripeto, appunto, che «nihil novum sub sole», niente di nuovo sotto il sole; meglio sarebbe stato non sottoporre lo spettatore a questo tour de force di due ore di didascalie, un ritratto che parte, come già accennato, da premesse interessanti, forse addirittura coraggiose per via di certa ambizione alla base, ma a cui manca del tutto quel quid capace di tenere la fiamma accesa.

Non basta lo scrupolo formale attraverso cui sono narrati gli eventi; anzi, da un certo punto in avanti questa cura, di per sé evidente, sopprime ancora di più il potenziale, diluito in queste belle riprese che non sono altro, appunto, che immagini ben riprese. Con un finale, peraltro, richiamato già nelle prime sequenze, che rappresenta l’unica licenza a suo modo poetica rispetto ad un tono per lo più avaro di metafore e significati da leggere tra le righe: Maria ed altre donne che fluttuano sott’acqua. Altra immagine meravigliosa ma spesa così, tanto per. Opera adatta al proprio tempo, dunque, anche troppo, cucita meticolosamente addosso a questo delicato periodo storico così come in fondo lo furono L’ultima tentazione di Cristo prima e Il codice Da Vinci dopo. Paro paro. Una simmetria da orticaria.

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