Monster Magnet a Milano: foto-report dal concerto all’Alcatraz, 15 Maggio 2018

Avevamo lasciato i Monster Magnet a Milano lo scorso Giugno, con un gran bel concerto in un Alcatraz molto pieno – ma erano in qualità di semi-opener per i Five Finger Death Punch, il 6 Giugno 2017. Come headliner all’Alcatraz, li avevamo visti esattamente 10 anni fa, su un palco B non esattamente pieno. Li ritroviamo stasera, headliner, nelle stesse condizioni.
Anzi, fisicamente sono in condizioni nettamente migliori, rispetto al 2008: Dave Wyndorf, ormai libero da droghe e alcool, non è più gonfio e sfatto, ed è in gran forma. Addirittura una forma fisica migliore di quanti noi potremo immaginarci, a sessantuno anni. 61.
Quindi: Monster Magnet migliorati, rispetto a dieci anni fa. Il pubblico? Lo stesso. Sia numericamente, che nominalmente.
Numericamente, quando il primo gruppo (i Table Scraps, visto che i Pendejo sono saltati all’ultimo momento) inizia a suonare, la situazione è questa:

Fortunatamente, finito il loro set, l’Alcatraz si riempie in maniera più dignitosa – saremo intorno alle 250 presenze, decisamente non abbastanza per dare una sensazione di “pieno”, ma almeno sono abbastanza per evitare la desolazione totale.
Dicevamo che probabilmente il pubblico è anche “nominalmente” lo stesso: intendo dire che forse sono esattamente le stesse persone che erano presenti all’ultimo concerto. A quanto pare, il misto di stoner/psych/rock non sta avendo un enorme ricambio generazionale in Italia. Non sarà “cool” come il rock and roll o il metal veramente vecchio, o mancherà l’X-Factor, ma l’età media questa sera è abbondantemente sopra i 40 anni. Niente di male ad avere una certa età (che poi è anche la mia), però se non arrivano le nuove generazioni a far numero e aggiungere passione, la scena un po’ svanisce. Al RoadBurn ci sono giovani? Qualcuno dall’estero sa darci notizie?

Dopo queste mille elucubrazioni, passiamo alla musica.
I Table Scraps fanno uno psychedelic/stoner che sicuramente fa viaggiare la mente. Il problema è che la mia mente ha vagato tornando a quando scrivevo su Metal Shock, e dovevo recensire 6-7 dischi stoner della SPV ogni mese. Tutti dischi “non male”, senza picchi incredibili di bellezza, ma decisamente nemmeno brutti. Medi. Mediocri? Ecco, questo trio inglese non è stato malissimo, ma i 45 minuti a disposizione sono sembrati 450, ad un certo punto. Interessante l’alternanza di voce maschile/femminile, per il resto, poco da dire.

I Monster Magnet salgono sul palco e con la sola presenza scenica fanno dimenticare il gruppo prima. Bastano due note, e ci si scorda anche dei problemi del pubblico, e finita la prima canzone, ci si è scordati pure di essere a Milano.
Con un Dave Wyndorf così in forma (ricordatevelo ancora: ha 61 anni!), si picchia di brutto per i primi pezzi, senza interruzioni nè cali di tensione. Si dà poi spazio ad un brano un po’ più lento e “spaziale” come Mindfucker, la title-track dell’ultimo disco. Ecco, una cosa da dire sul nuovo lavoro: la qualità dei nuovi brani è così alta, che non ci sono stacchi stilistici rispetto alle canzoni vecchie e amate da tutti – la differenza si vede solo nella quantità di mani alzate e cori gridati.
Dave non si dilunga in discorsi, vuole solo suonare, suonare e suonare. L’unica pausa arriva prima di Space Lord, quando ci spiega che il suo trucco per mantenersi giovane è dire “Motherfucker” almeno una volta al giorno. Ecco svelato il suo segreto – e Dave è così gentile da aiutarci negli esercizi, con il ritornello della canzone che segue…

Monster Magnet all’Alcatraz di Milano: foto del concerto

Monster Magnet

Table Scraps

Monster Magnet all’Alcatraz di Milano: la setlist del concerto

Dopes to Infinity
Rocket Freak
Soul
Mindfucker
Radiation Day
Look to Your Orb for the Warning
When the Hammer Comes Down
Negasonic Teenage Warhead
Space Lord
—–
Spine of God
Powertrip

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