Murder In The Front Row: recensione e materiali bonus del documentario sulla scena Thrash Metal della Bay Area anni 80

Il bello di un documentario è che, se fatto bene, ti permette di scoprire cose nuove, e grazie a internet quelle cose nuove possono poi essere approfondite. Quindi, ora vi parlerò di Murder In The Front Row, un pregevole documentario sulla nascita della scena Thrash Metal nella Bay Area, e di seguito linkerò alcuni documenti interessanti sia per chi vorrà vedere il documentario, sia per chi comunque vuole osservare dei veri reperti storici. Questo si chiama “servizio al pubblico” – iniziamo con il trailer!

Murder In The Front Row: recensione del documentario

Il documentario si prefigge di mostrare la nascita della scena Thrash Metal a San Francisco, intervistando la maggior parte delle persone coinvolte nei primi anni Ottanta: membri di Metallica, Megadeth, Slayer, Anthrax, Exodus, Testament e Death Angel, ma anche il compagno di scuola di Kirk Hammett, delle ragazze che stavano nel giro delle band, e tanti altri personaggi minori.
Quel che si ricava è il feeling di cosa poteva voler dire stare in quel giro a quell’epoca, concentrando l’attenzione su un negozio di dischi frequentato da tutti, e su due locali fondamentali, in particolare il Ruthie’s Inn, un club specializzato in musica blues che decise di aprire i propri confini musicali – il primo show extra-blues fu con gli Exodus, ed il livello di violenza fece tremare tutta Berkeley. Da subito il locale si impose come ritrovo dei metallari della Bay Area, punto di partenza e di arrivo per tutte le band: immaginatevi il CBGB a New York, ma più piccolo e violento. E’ a quel locale che è dedicata la canzone Bonded By Blood degli Exodus, contenente la frase Murder In The Front Row, riferita al massacro di pogo ma anche all’incitazione all’omicidio dei “poser” da parte di Paul Baloff.

Tipico massacro serale al Ruthie's Inn
Tipico massacro serale al Ruthie’s Inn

Ora, è il momento di raccogliere qualche indizio: il nome del documentario è scritto con il font degli Exodus. Il titolo del documentario è viene da una canzone degli Exodus. Due membri degli Exodus (Thomas Hunting e Gary Holt) sono fra le persone più seguite dal documentario – compreso il toccante momento in cui vanno sulla tomba di Paul Baloff. Viene sottolineato come “Bonded By Blood”, per i frequentatori della Bay Area, fosse più atteso rispetto a “Kill’Em All”, perché i Metallica erano amici di tutti, ma erano spariti prima di far uscire il primo disco, mentre gli Exodus erano continuamente in mezzo agli amici a far casino e far girare il proprio nome. Al contempo, gli Anthrax sono filmati per circa 90 secondi, dando l’impressione che il loro posto nei Big 4 del thrash metal sarebbe dovuto appartenere agli Exodus.
Se la cosa vi sta bene, non avrete problemi con il documentario, il cui pregio maggiore è quello di mostrare delle incredibili foto d’epoca, introvabili su internet, dalla prima foto di Kirk Hammett con Gary Holt (probabilmente erano minorenni!), alla sessione di foto dei Metallica con Cliff Burton e Dave Mustaine, alle cartoline che Lars Ulrich mandava ai suoi amici mentre era in tour in Europa.

C’è anche il posto per racconti leggendari, come il padre di Cliff Burton che si ricorda del figlio che parlò al telefono per ore con i Metallica, al punto che la madre disse di tagliar corto, perché tanto non sarebbe andato a Los Angeles, oppure la figura di Debbie Abono, definita da tutti “la mamma della scena thrash”, manager dei Possessed, che a 57 anni andò in tour con i Forbidden, e si prendeva cura di tutti: si meriterebbe un documentario a parte – dopotutto ci sono molte foto, e i figli si ricordano dei metallari che giravano per casa…

Nel finale, il documentario si perde un po’: dopo i momenti dedicati alla morte di Cliff Burton, si taglia di quasi 30 anni, seguendo le avventure della Metal Allegiance, il supergruppo che ha messo insieme molti di quei giovanotti le cui avventure abbiamo seguito all’inizio: un capitolo interessante, ma che avrebbe potuto essere trascurato. Poi ci si dedica ad una sezione “adesso quelle band cosa fanno?”, e si mostrano i successi di Slayer, Metallica, Megadeth… ed Exodus (ancora una volta, niente Anthrax!), con la considerazione finale che nessuno si sarebbe mai sognato di essere ancora qui, dopo quasi 40 anni.

Murder In The Front Row è diretto da Adam Dubin, già al lavoro su A Year and a Half in the Life of Metallica, oltre che sui videoclip di Nothing Else Matters e (You Gotta) Fight for Your Right (To Party!) e No Sleep till Brooklyn dei Beastie Boys.
Tutti i filmati si basano su interviste, e nella versione che ho acquistato io non ci sono sottotitoli nè in Italiano, nè in Inglese – quindi è richiesta una ottima conoscenza della lingua, per poter seguire il tutto.

Murder In The Front Row: materiale bonus

Guardando il documentario, ho spesso sentito l’esigenza di scoprire se su internet si trovavano alcune cose menzionate. Per fortuna, internet ha digitalizzato molto, della memoria di quei tempi, sorprendendomi ad esempio con il ritrovamento del fumetto dedicato agli amici degli Exodus, lo Slay Team, che al Ruthie’s distruggevano tshirt di band poser come Motley Crue: cliccate sull’immagine per leggere il fumetto delle Poser Wars, disegnato all’epoca da una amica della band, che ora è una scienziata nucleare.

Viene sfatato anche un mito del tape-trading degli anni Ottanta: ci si scambiavano demo e live bootleg, non gli album ufficiali, perché ognuno voleva comprare i dischi per sentirsi parte della scena, e la ricerca era parte dell’emozione – lo stesso James Hetfield dice che doveva andare in un negozio a ordinare i dischi, e aspettare settimane per averli. Alcune cassette mostrate nel documentario mi hanno incuriosito e ho provato a cercarne un mp3, ma sembrano ntrovabili, tutti quei bootleg. Ho solo trovato una lista per farci sognare.

Degli Exodus al Ruthie’s Inn sembrano non esistere su YouTube reperti video (nel documentario invece ci sono!), possiamo offrire solo un audio del 1984, in cui Paul Baloff straparla contro quei maledetti poser.

Fantastico invece il bootleg completo degli Slayer al Ruthie’s Inn nel 1983, il loro benvenuto nella Bay Area dopo l’inferno di Hair Metal che vivevano nella loro Los Angeles. Nel documentario Tom Araya si ricorda di come vennero bullizzati dallo Slay Team perché erano truccati con eyeliner (lo si vede anche nelle foto del loro primo disco), e dal quel giorno smisero di truccarsi.

Tom Araya ricorda di come gli Exodus invitarono gli Slayer al Ruthie’s Inn, per poi lamentarsi dell’eyliner della band di Los Angeles .

Interessante la presentazione dei Megadeth nel 1984, dopo la prova del fuoco al Ruthie’s Inn andarono a suonare nell’altro locale storico della Bay Area, il Keystone. Attenzione al momento al minuto 41:20: al pubblico che canta “Kirk Hammett SUCKS!”, Dave Mustaine risponde “I know ! I know..I KNOW…!”, partendo poi con un riff micidiale.


Metallica al Day On The Green nel 1985, un concerto definito importante perché Cliff Burton “giocava in casa”, nella sua città, e diede il meglio di sè. James Hetfield ricorda che dopo il concerto distrusse il camerino, da ubriaco, e il giorno dopo si beccò una mega-cazziatona da parte del promoter del festival, che disse di aver cazziato anche Sid Vicious e Keith Moon, e che loro non lo avevano ascoltato. James ammette che neanche lui lo ascoltò, ma ora lo ringrazia…

Bonus: una versione veramente cazzuta di Seek And Destroy suonata nel 1985 in Olanda, un pezzo del quale è riportato nel documentario.

Insomma: Murder In The Front Row costa 3.69 euro per il noleggio di un giorno, 10 euro da acquistare per sempre, lo si trova praticamente ovunque – Vimeo, Google Play, Apple Store, e tanti altri posti. Se siete arrivati fin qui, e vi siete preparati guardando i video su YouTube, la visione del documentario varrà la pena.

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