Nelle Pieghe del Tempo, la Disney torna al fantasy per famiglie con Oprah e Ava DuVernay

Ci sono voluti 55 anni prima che Hollywood si decidesse ad adattare Nelle Pieghe del Tempo di Madeleine L’Engle, scritto tra il 1959 e il 1960 ma pubblicato solo nel 1963, dopo essere stato respinto da almeno 26 editori. Il resto è storia dell’editoria: Il romanzo science fantasy vinse i premi Newbery Medal, Sequoyah Book Award e Lewis Carroll Shelf Award, oltre ad ottenere la nomination all’Hans Christian Andersen Award e vendere 25 milioni di copie in tutto il mondo.

Dopo aver sfornato un dimenticabile adattamento televisivo nel 2003, in casa Disney hanno affidato oltre 100 milioni di dollari ad Ava DuVernay per fare altrettanto sul grande schermo. Candidata ai Golden Globe per la regia di Selma e agli Oscar per il documentario XIII emendamento, la 45enne DuVernay è così diventata la prima regista afro-americana ad avere un budget tanto ricco, dopo aver rifiutato la cabina di regia di Black Panther.

Un ritorno al fantasy per famiglie con adolescenti protagonisti, quello voluto dalla Disney, tre anni dopo il fallimentare Tomorrowland di Brad Bird, nel 2015 flop di stagione con oltre 100 milioni di perdite.

Indiscussa mattatrice di A Wrinkle in Time è Meg Murry, intelligente studentessa delle medie con problemi di autostima che cerca disperatamente di integrarsi e di superare la scomparsa del padre, fisico di fama mondiale letteralmente sparito nel nulla 4 anni prima. Meg, prima di allora studentessa modello, ha doti eccezionali proprio come suo fratello minore Charles Wallace, autentico genietto che riesce ad entrare in contatto con tre misteriose guide celestiali che aiuteranno entrambi a ritrovare il mai dimenticato papà attraverso le pieghe del tempo: loro sono la signora Quale, la signora Cosè e la signora Chi.

Impossibile non pensare a La Storia Infinita, romanzo dello scrittore tedesco Michael Ende pubblicato nel 1979 cinque anni dopo reso iconico al cinema da Wolfgang Petersen, nel vedere il kolossal Disney, tanto affascinante dal punto di vista visivo quanto deludente e pasticcione nella sua rappresentazione. Ai grandi effetti speciali, a cui la pellicola si affida per 3/4, non corrispondono purtroppo chiarezza ed emozioni.

La DuVernay, che mai aveva fatto nulla di simile in carriera, gestisce con fatica il fantasioso materiale tra le mani, cedendo al caos dopo una intrigante prima parte introduttiva. Il viaggio interstellare compiuto da Meg & Co. vola alto sulle ali dell’immaginazione, per poi precipitare rovinosamente sul piano della scrittura e della recitazione. Il piccolo Deric McCabe, che idossa gli abiti del fondamentale Charles Wallace, è straniante, perchè eccessivamente esuberante, sopra le righe, tanto da prendere in alcuni frangenti l’involontaria strada dell’auto-parodia, senza mai dare l’impressione di amalgamarsi al resto del ricco cast (Chris Pine, che si limita al compitino; Oprah Winfrey, che gioca tutto di sottrazione; Reese Witherspoon, tornata macchietta; e un sorprendente Zach Galifianakis).

Un coming-of-age al femminile, un viaggio dell’eroina che vedrà la sua giovane protagonista maturare, accettando finalmente i propri difetti. Nulla di clamoroso al giorno d’oggi ma ovviamente qualcosa di innovativo nel 1963, quando il romanzo divenne best-seller. Dietro l’abbagliante messa in scena la DuVernay rimarca con forza quei messaggi che da subito contribuirono al successo dell’opera della L’Engle, legati all’amore, all’accettazione di sé, alla centralità della famiglia e al coraggio nello sfidare le proprie paure ma senza mai emozionare del tutto. Colpa anche di una sceneggiatura, realizzata dalla co-regista di Frozen Jennifer Lee, che si perde per strada non pochi passaggi, cadendo in buchi che lasciano spaesato chiunque non abbia mai letto il romanzo, da questo punto di vista assai ricco tra viaggi interstellari da compiere attraverso la propria mente e alla velocità della luce, pianeti alieni ed entità malefiche prive di corpo ma dotate di potenti poteri telepatici.

Le tenebre che minacciano di avvolgere l’intero Universo, Terra in testa, aleggiano paurosamente sull’adattamento Disney, incapace di planare come i suoi protagonisti tra fantastici mondi dai colori pastello. Nelle Pieghe del Tempo non inquieta e fa poco sorridere, anche se l’impegno nel suscitare ilarità è evidente, mentre le onnipresenti musiche del tedesco Ramin Djawadi provano a colmare quel vuoto empatico che zavorra pesantemente il film di Ava DuVernay, elegantemente ma chiaramente inciampata al suo primo kolossal.

Nelle pieghe del tempo (Usa, 2018, fantasy) di Ava DuVernay; con Reese Witherspoon, Chris Pine, André Holland, Gugu Mbatha-Raw, Zach Galifianakis, Michael Peña, Bellamy Young, Rowan Blanchard, Mindy Kaling, Oprah Winfrey, Levi Miller, Daniel MacPherson, Storm Reid – uscita giovedì 29 marzo 2018.

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Giornalista pubblicista, cinefilo da sempre, per 12 anni tra i redattori di Cineblog.it e da quasi 3 lustri presenza fissa sul web. Ora tra i redattori di Altro Spettacolo.

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