Oscar 2018: i candidati al Miglior cortometraggio documentario

 

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Il 4 marzo saranno annunciati i vincitori della 90esima edizione degli Academy Awards e Altro Spettacolo prosegue la carrellata sui candidati selezionati nelle 24 categorie in lizza per gli Oscar 2018.

Andiamo a scoprire quali sono i film in lizza quest’anno per la categoria Miglior cortometraggio documentario. In base alle recenti regole dell’American of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS), un cortometraggio documentario è definito come un film di saggistica “che tratta in modo creativo argomenti culturali, artistici, storici, sociali, scientifici, economici o di altro tipo”. Può essere girato in tempo reale, o può impiegare una rievocazione parziale, filmati di repertorio, immagini fisse, animazioni, stop motion o altre tecniche, purché l’accento sia posto sul fatto reale e non sulla fiction.

 

“Edith+Eddie” di Laura Checkoway

Edith + Eddie è un documentario americano del 2017 diretto da Laura Checkoway e prodotto da Thomas Lee Wright, entrambi alla loro prima candidatura all’Oscar.

Nel 2014, la quarantanovenne Edith Hill e il 95enne Eddie Harrison si sono sposati, senza preoccuparsi del fatto di essere una coppia mista (lei è afroamericana, lui è bianco). Purtroppo gli sposi sono costretti a separarsi quando una delle figlie di Edith, scontenta della relazione, costringe la madre a lasciare la sua casa in Virginia e trasferirsi in Florida.

La cantante e attrice Cher, produttore esecutivo del documentario, ha saputo della coppia da un articolo di cronaca locale e si è offerta di pagare le riparazioni per la casa della coppia e le spese mediche di Edith.

Il film d’esordio di Laura Checkoway, il pluripremiato Lucky, è stato proiettato nei festival di tutto il mondo e ha debuttato in tv nel 2014. Con un passato nel giornalismo, la Checkoway ha scritto profili rivelatori e inchieste investigative per numerose pubblicazioni ed è stata acclamata co-autrice di autobiografie di celebrità.

 

“Heaven is a Traffic Jam on the 405” di Frank Stiefel

Heaven Is a Traffic Jam on the 405 è un documentario americano del 2016 diretto da Frank Stiefel, regista alla sua prima candidatura all’Oscar.

L’artista Mindy Alper ha passato quasi tutti i suoi 56 anni a combattere ansia e una grave depressione usando farmaci, terapia elettroconvulsiva e psichiatria. L’arte è sempre stata il suo sfogo più efficace, con il disegno e la scultura che le offrono gli strumenti per dare voce alle sue paure e battaglie mentali.

Attraverso un esame del suo lavoro, interviste, rievocazioni, la costruzione di un busto in cartapesta di due metri e mezzo del suo amato psichiatra, impariamo come Mindy è emersa da una vita di oscurità e isolamento ad una vita che include amore, fiducia e risate.

Il titolo del documentario è un riferimenti alla “405 Freeway”, l’autostrada che collega Los Angeles alla sua periferia settentrionale. È statisticamente l’autostrada più trafficata del mondo ed è detestata da ogni pendolare. Il titolo del film è una citazione di Mindy ed esprime le opinioni di qualcuno che vede la vita in modo diverso rispetto al resto di noi.

Mindy Alper è nata a Brooklyn, New York, nel 1959 ed è cresciuta a Los Angeles. All’età di 4 anni ha iniziato a studiare con la famosa insegnante d’arte di Los Angeles Dorothy Cannon e ha continuato fino all’età di 40 anni. Ha anche studiato marionette, scultura, disegno e pittura ad olio. Mindy ha tenuto mostre personali alla Random Gallery sin dai primi anni ’90 ed è in mostra alla Rosamund Felson Gallery dal 2006.

Frank Stiefel, produttore, regista, sceneggiatore e direttore della fotografia di Heaven Is a Traffic Jam on the 405 è nato e cresciuto a New York. Ha prodotto numerosi documentari in formato cortometraggio che sono stati proiettati a Telluride, Sundance e Berlino. Nel 2009 ha diretto Ingelore, un pluripremiato documentario di 40 minuti dedicato a sua madre trasmesso da HBO dal 2010-2012.

 

“Heroin(e)” di Elaine McMillion Sheldon

Heroin(e) è un documentario americano del 2017 diretto da Elaine McMillion Sheldon e prodotto dalla regista con Kerrin Sheldon, entrambe alla loro prima candidatura all’Oscar.

Huntington, West Virginia, conosciuta come la capitale d’America dell’overdose, vede una media di 5-7 morti per overdose di droga ogni giorno. Tre donne, un paramedico, un giudice e una missionaria di strada, stanno tentando di riprendersi la loro comunità usando la compassione per rompere il ciclo di disperazione e dipendenza.

Una volta una vivace città industriale, Huntington, nel West Virginia, è diventata l’epicentro della moderna epidemia di oppioidi in America, con un tasso di overdose 10 volte superiore alla media nazionale. Questa inondazione di eroina minaccia ora questa città degli Appalachi con un ciclo di dipendenza generazionale, illegalità e povertà. Ma all’interno di questo paesaggio angosciante, la regista Premio Peabody Elaine McMillion Sheldon (Hollow) mostra un lato diverso della lotta contro la droga, che dona speranza. La Sheldon pone l’accento su tre donne che lavorano per cambiare la storia della città e rompere il ciclo devastante di abuso di droga, una persona alla volta. Il paramedico Jan Rader passa la maggior parte delle sue giornate a rianimare uomini e donne in overdose; il giudice Patricia Keller che presiede una “drug court” (corti speciali che possono comminare la disintossicazione invece che il carcere) e mostra empatia oltre ad emettere sentenze e Necia Freeman del “Brown Bag Ministry”, che fornisce pasti alle donne che vendono i loro corpi per la droga. Mentre la crisi oppioide americana minaccia di dividere le comunità, il documentario mostra come la catena della compassione tiene unita una città.

Elaine McMillion Sheldon, regista e produttrice del West Virginia, ha diretto Hollow, un documentario interattivo che ha ricevuto un premio Peabody 2013 e una nomination agli Emmy 2014. Sheldon è stata nominata tra i “25 nuovi volti del cinema indipendente” dalla rivista Filmmaker ed è membro fondatore di All Y’all Southern Documentary Collective.

 

“Knife Skills” di Thomas Lennon

Knife Skills è un documentario americano del 2017 diretto da Thomas Lennon alla sua quarta candidatura all’Oscar, con una statuetta vinta nel 2006 come produttore del corto documentario The Blood of Yingzhou District di Ruby Yang.

Nel 2013, il ristoratore Brandon Chrostowski sta per lanciare l’Edwins Leadership & Restaurant Institute a Cleveland. Con l’obiettivo di diventare il miglior ristorante francese tradizionale in America, il ristorante Edwins è composto principalmente da uomini e donne recentemente rilasciati dal carcere, che hanno solo sei settimane per apprendere le competenze che miglioreranno le loro vite e spingeranno la nuova avventura verso il successo.

Cosa serve per costruire un ristorante francese di classe mondiale? E se lo staff fosse quasi interamente composto da uomini e donne appena usciti di prigione? Cosa accade se la maggior parte di loro non ha mai cucinato o servito ai tavoli prima, e hanno appena due mesi per imparare il mestiere? Knife Skills segue il lancio frenetico del ristorante Edwins a Cleveland. In questo scenario improbabile, con i suoi piatti appetitosi e il suo arcano vocabolario francese, scopriamo le sfide di uomini e donne che trovano la loro strada dopo il loro rilascio. Conosciamo intimamente tre apprendisti, così come il fondatore del ristorante, anche lui reso ostinato dal suo passato. Questi uomini e donne hanno tutti qualcosa da dimostrare, e tutti lottano per avere nuove vite, uno sforzo tanto pressante e difficoltoso quanto l’ambizioso lancio del ristorante di cui fanno parte.

Il lavoro di Thomas Lennon nel film documentario gli è valso anche due duPont-Columbia Awards, due Emmy nazionali, due Peabody e due film che hanno debuttato al Sundance. Lennon (insieme al montatore Nick August-Perna) ha recentemente completato Sacred, che attinge dai contributi di oltre 40 registi di tutto il mondo per esplorare il ruolo della preghiera e del rituale nella vita quotidiana. Lennon ha  fondato, con Ruby Yang, il China Media Media Project; i loro messaggi di sensibilizzazione sull’AIDS sono stati visti oltre un miliardo di volte sulla televisione cinese e su Internet, il che la rende probabilmente la più vasta campagna mediatica sull’AIDS mai realizzata.

 

“Traffic Stop” di Kate Davis

Traffic Stop è un documentario americano del 2017 diretto da Kate Davis e prodotto da David Heilbroner, entrambi alla loro prima nomination all’Oscar.

Nel giugno 2015, un insegnante di scuola elementare 26enne afroamericana di nome Breaion King, viene fermata da un agente di polizia bianco per un controllo di routine del traffico. L’incidente degenera in un arresto violento, seguito da una conversazione riguardo la razza in America tra la King e un altro agente di polizia bianco mentre la donna viene condotta alla centrale.

In seguito all’aggressione l’agente Bryan Richter è stato licenziato dal dipartimento di polizia di Austin per eccessivo uso della forza su un sospetto. Al momento dei fatti Richter estraeva con violenza la donna dal posto di guida della sua auto, la trascinava in un parcheggio vuoto e la scagliava sull’asfalto.

Breaion King ha commentato la candidatura di “Traffic Stop” agli Oscar 2018.

Sono onorata che la gente abbia potuto ascoltare la mia storia, che siano stati in grado di vedermi e capire da dove venissi. Ciò ha fatto scattare la scintilla della giustizia in America, che per noi è l’essere in grado di esprimerci pienamente e trovare giustizia.

 

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