Oscar 2018: i candidati al Miglior cortometraggio live-action

 

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Altro giro e altra categoria per gli Oscar 2018, in attesa della cerimonia di premiazione della 90esima edizione degli Academy Awards, che si terrà al Dolby Theatre di Los Angeles il prossimo 4 marzo, presentata dal comico e conduttore Jimmy Kimmel.

Questa volta ci occupiamo della cinquina di titoli in lizza per il Miglior cortometraggio live-action, categoria introdotta con questa particolare denominazione nel 1974.

Anche per i corti live-action, come per quelli d’animazione, è la Disney a detenere il maggior numero di vittorie con 6 statuette vinte su 12 nomination. Per quanto riguarda invece il maggior numero di candidature, il primato in questa categoria appartiene al produttore Gordon Hollingshead con 20 nomination (5 statuette vinte). Hollingshead ha iniziato la sua carriera come aiuto-regista durante l’epoca del cinema muto, ha poi prodotto il suo primo film, Morocco Nights nel 1934 e fino al 1953 ha prodotto 174 opere tra film e cortometraggi. Hollingshead ha ricevuto in totale di 16 nomination all’Oscar e ha vinto 6 statuette, inclusa una per il cortometraggio Star in the Night (1945).

Questa categoria ha visto anche diversi attori cimentarsi con la regia incassando una prestigiosa nomination all’Oscar, tra questi troviamo Kenneth Branagh (Swan Song), Jeff Goldblum (Little Surprises), Sean Astin (Kangaroo Court) e Peter Weller (Partners).

 

“DeKalb Elementary” di Reed Van Dyk

DeKalb Elementary è un corto americano diretto da Reed Van Dyk, regista e sceneggiatore di Los Angeles al suo quarto cortometraggio live-action e alla sua prima candidatura all’Oscar.

I crediti di Van Dyk includono regie per altri tre corti: The Conservatory (2008) Hung Up (2013) e Nasty hardcoreXXX amateur couple (2014).

 

Steven (Bob Mitchell), un ventenne mentalmente instabile, entra in una scuola elementare con un fucile semiautomatico. Dopo aver ordinato alla segretaria della scuola, Cassandra (Tarra Riggs), di far evacuare l’edificio, lui la tiene in ostaggio e le ordina di chiamare il 911. Con Cassandra come suo intermediario, Steven cerca di navigare tra le acque agitate in cui è entrato.

 

Il cortometraggio è basato su eventi reali e ispirato ad una chiamata al 911 effettuata durante una sparatoria in una scuola di Atlanta, in Georgia. Il film ripropone il momento in cui Michael Brandon Hill entrava nella Ronald E. McNair Discovery Learning Academy brandendo un AK-47, sparando a terra ed esclamando al’indirizzo della funzionari della scuola: “Non ho paura di morire”. In quella situazione concitata la contabile Antoinette Tuff ha parlato con calma al tiratore e dopo averlo tranquillizzato, si è offerta di uscire con lui così che il ragazzo si sarebbe potuto arrendere alla polizia evitando di essere ucciso.

Il cast: Bob Mitchell, Tarra Riggs, Champagne Powell, Shinelle Azoroh, Del Hunter-White, Chris Del Rio, Anthony D’Cody Edwards, Brie Eley, Jason Fracaro Jason Fracaro, Sinora Glenn, Kennedy Hall.

 

“The Eleven o’Clock” di Derin Seale

The Eleven O’Clock è un corto australiano diretto da Derin Seale, al suo secondo cortometraggio e alla sua prima candidatura all’Oscar. I crediti di Seale includono anche la regia di una seconda unità per il dramma Ritorno a Cold Mountain.

 

Uno psichiatra cerca sinceramente di aiutare un suo paziente delirante, ma i suoi sforzi sono complicati dal fatto che il paziente crede di essere il medico. Con ogni tentativo di analizzarsi l’un l’altro, la seduta finisce per andare inesorabilmente fuori controllo.

 

Il regista Derin Seale è un amico di lunga data degli attori Josh Lawson e Damon Herriman, protagonisti del corto, e ha raccontato che questo progetto è stata l’occasione che cercava da un po’ di tempo per collaborare con entrambi. Lawson aveva originariamente scritto e presentato The Eleven O’Clock come un’opera teatrale, ma poi ha realizzato insieme a Seale che c’era spazio per adattarla in un film.

 

E’ venuto fuori che questa era la storia perfetta; nel senso che era una cosa a due in un piccolo spazio. Era qualcosa che potevamo fare solo per divertimento. Ed è iniziato davvero in questo modo, non si trattava davvero di fare del cinema. Si trattava di tre amici che volevano solo lavorare insieme.

 

Il film è stato premiato al Los Angeles International Short Film Festival 2016 nella categoria “Miglior commedia”.

Il cast: Josh Lawson (Anchorman 2), Damon Herriman (The Water Diviner), Eliza Logan, Alyssa McClelland.

 

“My Nephew Emmett” di Kevin Wilson, Jr.

My Nephew Emmett è un corto americano scritto, diretto e prodotto da Kevin Wilson Jr. al suo terzo cortometraggio e alla sua prima candidatura all’Oscar. I crediti di Wilson Jr. includono la regia di altri due corti: The Unattainable Piece (2012) e Little Red Riding Hood (2013).

 

Nel 1955, due bianchi irrompono nella casa di Mose Wright (L.B. Williams), un predicatore afroamericano nel Mississippi, per rapire il nipote di 14 anni, Emmett Till, che è in visita da Chicago. Emmett (Joshua Wright) è stato accusato di aver fischiato all’indirizzo di una donna bianca, e Mose sa che il suo destino sarà segnato se gli uomini riusciranno a prenderlo.

 

Il film è stato realizzato come progetto curriculare presso la New York University dove Wilson è attualmente iscritto e sta completando il suo ultimo semestre.

La trama del film è ispirata ad eventi reali che hanno visto il 14enne afroamericano Emmett Louis Till linciato nel Mississippi nel 1955, dopo che una donna bianca riferì di essere stata offesa dal ragazzo nel negozio di alimentari della sua famiglia. La brutalità del suo omicidio e il fatto che i suoi assassini siano stati assolti hanno attirato l’attenzione sulla lunga storia della persecuzione violenta degli afroamericani negli Stati Uniti, rendendo Emmett un’icona postuma del movimento per i diritti civili statunitense.

Il cast: L.B. Williams, Joshua Wright, Jasmine Guy, Dorian Davis, Austin D, James, Chris Steele, Tylon Larry, Dane Rhodes, Ethan Leaverton, Emily Hooper, William Perkins, Malcolm Discroll.

 

“The Silent Child” di Chris Overton e Rachel Shenton

The Silent Child è un cortometraggio britannico scritto e interpretato da Rachel Shenton e diretto da Chris Overton, entrambi alla loro prima candidatura all’Oscar. Il film segna il debutto alla regia dell’attore Chris Overton i cui crediti includono ruoli ne Il fantasma dell’opera di Joel Schmacher, nell’Oliver Twist di Roman Polanski e nel biopic musicale Pride (2014).

 

Libby, una bambina di quattro anni completamente sorda, è la figlia più giovane di una famiglia in cui nessuno ha disabilità uditive. Incapace di comunicare, ma in procinto di iniziare la scuola, a Libby viene assegnata Joanne (Rachel Shentonn) una assistente sociale che ha il compito di insegnarle la lingua dei segni. I genitori scettici di Libby però sono riluttanti ad essere coinvolti nella fase di apprendimento della figlia e rappresentano un potenziale ostacolo all’educazione di Libby.

 

Il film ambientato nell’Inghilterra rurale e ispirato ad eventi reali, esplora una delle disabilità più solitarie e le grandi difficoltà in gran parte evitabili che i bambini non udenti si trovano ad affrontare.

Il film è basato sulle esperienze personali di Rachel Shenton come figlia di un genitore diventato non udente.

La piccola protagonista Libby è interpretata da Maisie Sly, attrice di sei anni non udente descritta come talentuosa, intelligente, curiosa e con uno strepitoso senso dell’umorismo.

Il cast: Rachel Shenton, Maisie Sly, Rachel Fielding, Philip York, Anna Barry, Sam Rees, Annie Cusselle.

 

“Watu Wote: All of Us” di Katja Benrath

Watu Wote: All of Us è un corto co-prodotto da Germania e Kenya, diretto da Katja Benrath alla sua prima candidatura all’Oscar e scritto da Julia Drache e Brian Munene.

 

Jua, una cristiana che vive in Kenya, si imbarca su un autobus per far visita ad un parente, ma durante il viaggio prova disagio circondata da passeggeri musulmani. L’autobus viene fermato dal violento gruppo terroristico Al-Shabaab, i cui membri chiedono che i musulmani identifichino i passeggeri cristiani…

 

Influenzata dal teatro durante la sua giovinezza, Katja Benrath ha perseguito quella carriera nella sua prima vita professionale diventando sarta di teatro e lavorando per la compagnia di danza di Pina Bausch. In seguito, ha completato i suoi studi Canto e Recitazione a Vienna, in Austria, dove ha anche scoperto il cinema. I suoi primi cortometraggi (“Babydoll”, “No one pukes in Heaven” & “Tilda”) sono stati proiettati con successo in molti festival internazionali. Durante i suoi studi alla Hamburg Media School ha diretto “Where have you been” e “Secrecies”. “Watu Wote”, il suo progetto di laurea, è il suo primo film basato su una storia vera.

Per un decennio il Kenya è stato preso di mira dagli attacchi terroristici di Al-Shabaab. Un’instabililtà che ha creato un’atmosfera di ansia e sfiducia tra musulmani e cristiani. Fino a dicembre del 2015, quando i passeggeri musulmani di di un autobus hanno dimostrato che la solidarietà può prevalere sull’intolleranza.

Il cast: Barkhad Abdirahman, Faysal Ahmed, Mahad Ahmed, Abdiwali Farrah, Charlie Karumi, Alex Khayo, Gerald Langiri, Justin Mirichii, Saada Mohammed.

 

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