Punkreas ai tempi del coronavirus: Andrea Botti ci racconta la loro esperienza

Nel 1990 i Punkreas distribuirono il loro primo demo, “Isterico”, ottenendo quasi immediatamente un grande consenso nella scena undeground di tutta Italia. Un successo che continua a brillare ancora nel 2020, con undici dischi pubblicati e una attività live che non si è mai fermata in tutti questi anni.
Sarebbe stato quindi scontato festeggiare i 30 anni di carriera con un nuovo tour, e la prima data all’Alcatraz di Milano, a Gennaio, è stata un enorme successo. Il “XXX The Best Tour” sarebbe quindi partito a Marzo per girare in tutta Italia, se non fosse successo qualcosa di imprevisto, che ha bloccato l’attività live della band. E di qualsiasi band nel mondo, purtroppo.
Si parla ovviamente del Coronavirus, e dei devastanti effetti che ha avuto fin da subito sulla musica suonata dal vivo. Abbiamo contattato Andrea Botti, chitarrista dei Punkreas dal 2014 e titolare dell’agenzia Rollover Production che si occupa del tour della band e di altre realtà Italiane. Un musicista che vive di musica, musica principalmente suonata dal vivo, e che è ora colpito a tutti i livelli da questo blocco.

Ciao, Andrea come va? Come stai trascorrendo questi giorni di clausura forzata?
“Ciao! Tutto sommato, personalmente, non mi posso lamentare. Sono fortunato perché ho un giardino, un orto e nella stessa palazzina in cui vivo io ci sono anche i miei genitori e mia sorella con la sua famiglia. Quindi non sono mai stato solo ed ho avuto delle valvole di sfogo e del tempo da dedicare a me stesso e a tutte quelle piccole cose che si rimandano continuamente. Detto questo ne avrei fatto volentieri a meno e sicuramente ora sono stufo. Mi manca la mia vita, mi mancano i concerti.”

Andiamo all’inizio di tutto: dopo il successo del concerto “anniversario” il 25 Gennaio a Milano, a metà Febbraio avete annunciato altre date del “XXX The Best Tour”, che sarebbe partito a fine Marzo. Dopo una settimana, alcuni locali iniziavano ad annullare le proprie date. Come avete vissuto quei giorni, quando alcune voci pessimiste sul virus iniziavano a girare, ma sembrava ancora impossibile credere che stesse succedendo veramente?
“C’è stato un momento di grande confusione. Momento che personalmente ho vissuto molto intensamente, dato che oltre a suonare, posseggo anche l’agenzia che gestisce il tour dei Punkreas e non solo.
All’inizio non si è capita bene la portata e l’entità di quello che ci stava arrivando addosso e quando i primi hanno iniziato a rinviare le date c’era ancora dello scetticismo in giro. Poi però ci si è dovuti adeguare tutti. In realtà alternative non ce ne sono mai state ma forse la questione era proprio quella che dici te: sembrava impossibile credere che stesse succedendo veramente. Io tra l’altro in quei primi giorni mi trovavo in Germania dove la situazione veniva vissuta con molta più leggerezza e mi sembrava tutto davvero così irreale. Invece era tutto reale e concreto come non mai.”

A cascata, poi, giorno dopo giorno sono arrivati i blocchi per gli altri concerti. Cosa vuol dire, per una band come i Punkreas, vedersi annullati questi eventi?
“Vuol dire trovarsi improvvisamente fermi e temporaneamente senza un introito. Senza contare i mesi di lavoro e gli investimenti fatti per preparare il tour che stava partendo. Perdere un’Estate di concerti per una band è qualcosa di devastante.”

Immagino che i Punkreas abbiano una crew per i tour, ed in generale un concerto vuole dire anche “indotto”: si pagano tecnici del suono, delle luci, i locali, i baristi… che notizie ricevi dalle figure professionali con le quali sei in contatto ogni giorno, quando sei in tour?
“Sì assolutamente. Un tour è come una grande famiglia dove ognuno ha il suo ruolo e ognuno, a modo suo, è fondamentale e tutti si vive e lavora in sinergia uno con l’altro. All’inizio c’è stata molta incredulità e sconforto. Ho ovviamente sentito decine e decine di amici e colleghi e l’ansia di non sapere per quanto tempo ci si sarebbe dovuti fermare prevaleva. Adesso non è che le cose si siano risolte, anzi, restiamo uno dei settori, se non il settore, meno considerato dalle istituzioni e ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Musicisti, promoter, locali ma anche e forse soprattutto i tecnici e i lavoratori intermittenti che nei vari ruoli dei tour sono davvero tanti.. però ultimamente sono nate tante idee e proposte nuove per provare a superare questo momento. Insomma, siamo creativi e abituati ad arrangiarci da soli da sempre. Quello che ora serve è coordinazione per trasformare qualcuna di queste idee in realtà.”

C’è un motto che recita “In ogni crisi è nascosta un’opportunità” – tu pensi che ci sia qualche opportunità che possa nascere, da questo momento di crisi?
“Per chi riuscirà a tenere botta e superare questo momento credo di sì. Penso che da un lato questa situazione ci possa far fare dei passi avanti su gestioni e tecnologie che fino ad ora erano state poco considerate. Penso allo smart working, alla gestione delle code tramite app, ma anche alle ciclabili e ai concerti in streaming. Da un altro punto di vista questa crisi deve essere un’opportunità per provare a sistemare tutto quello che si è incancrenito nella nostra società e che dobbiamo superare. Penso a lavorare tutti ma lavorare meno, penso ad agevolare le energie rinnovabili, penso a meno muri e più solidarietà e, se penso al nostro settore penso a regolamentare in maniera decente e dignitosa tutte le figure che ne fanno parte. Soprattutto quelle fuori dalla luce dei riflettori.”

Alcuni musicisti hanno offerto dei mini-concerti “a porte chiuse” gratuiti in streaming, per ripagare i fan dei concerti saltati. La trovi una cosa utile?
“Lo trovo un palliativo per superare questo momento. Nulla contro, anzi, ma non potranno mai ripagare l’emozione e le sensazioni che si vivono stando in migliaia di persone nello stesso posto a vibrare tutti assieme delle stesse energie.”

Punkreas dal vivo: il “distanziamento sociale” è decisamente complicato…
(foto del concerto del 12 Settembre 2009 a Osnago)

Chi cerca di guardare al futuro della musica live, vede nella palla di cristallo i concerti in streaming a pagamento. Ti sembra una soluzione fattibile, nella nostra realtà?
“Credo sia un argomento da prendere in considerazione. Questo vuol dire che i concerti in streaming potranno sostituire i concerti reali o permettere alle band che girano lo stivale di mantenersi suonando online? Assolutamente no. Quello che penso è però che si potrebbero trasmettere un paio di concerti di un tour, oppure le prove del tour stesso, come bonus, o per raggiungere anche i fan che geograficamente sono più difficili da raggiungere o per stimolarli a venire alla prima occasione ad un concerto in carne ed ossa. Che resta ineguagliabile sia chiaro. Sto riflettendo molto ultimamente su questa possibilità.”

In realtà, il momento che aspettano i veri appassionati di musica sarà quello in cui potremo andare di persona ad un concerto, ovviamente. Ma tu come li immagini i primi concerti “in carne ed ossa” che, si spera, possano tornare a riempire i club del mondo in un futuro non troppo remoto?
“Io li immagino bellissimi! Con lo stesso entusiasmo dei primi. Certo, la discriminante sarà se si potrà tornare a vivere l’esperienza del live come l’abbiamo sempre vissuta o se ci sarà un periodo di transizione con magari capienze limitate e distanze da tenere. Perché in questo caso potrebbe essere accettabile comunque per alcune realtà o generi musicali ma non riesco ad immaginare un concerto punk o metal con i fan seduti e a 2 metri di distanza uno dall’altro.”

Un concerto dei Punkreas prevede pogo e crowdsurfing quasi costanti – pensi che dopo un trauma collettivo come quello che stiamo subendo, e al distanziamento sociale a cui ci stiamo assuefacendo, il pubblico sia più timido o timoroso, verso ciò che fino a Gennaio era più che naturale?
“Mi collego a quello che ho appena detto. Se ci sarà modo di tornare a fare fin da subito, dal primo giorno di riapertura dei club, i concerti come li ricordiamo e aggiungo vogliamo noi, quelli fatti di pogo e sudore per intenderci.. no non credo ci sarà un approccio timido. Credo che l’entusiasmo prevarrà sul timore. Anche perché do per scontato che il momento in cui permetteranno la ripresa dei live nei club e nei festival sarà quello in cui potremo appunto tornare a viverli in sicurezza. I concerti sono aggregazione. Non si può prescindere da questo.”

Lasciaci con un messaggio ottimista (se possibile!), mentre io ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso.
“Stiamo vivendo un momento difficile ma che ci da anche un’opportunità ed una spinta incredibile per poter cambiare in meglio tante cose. Non sprechiamola.
Noi torneremo più carichi che mai. E’ una promessa ma anche una minaccia. fatevi trovare pronti!”

Andrea Botti con una tshirt dal messaggio chiaro e condivisibile.
(foto del concerto al Punkadeka Festival, 30 Agosto 2019)

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