Rock The Castle: foto, live report e commenti dal festival

A bocce ferme, terminato anche il terzo giorno di Rock The Castle, riviviamo i momenti migliori dei primi due giorni di festival (al terzo, quello degli A Perfect Circle, non abbiamo presenziato). Trovate, di seguito, oltre 100 foto delle band di Venerdì e Sabato, con commenti “veloci” scritti a caldo subito dopo le esibizioni, oltre ad una breve recensione del Castello Scaligero stesso, con le sue offerte e le sue (poche) criticità.
Ripensando all’intera esperienza, non c’è che da sperare che si possa ripetere questo tipo di festival: più “intimo”, in una location da circa 10,000 persone, con cibo ottimo, bevande a prezzi umani (1 euro per l’acqua non lo si vedeva da anni!), un bel contorno con mura medievali sotto le quali trovare strategicamente ombra nel primo pomeriggio, ed una città come Villafranca di Verona, ricca di parcheggi gratuiti e cittadini al peggio indifferenti (ma mai ostili, come in altre città) alla calata metallica.
L’unico punto sottolineato da molti (ma vissuto con indifferenza da molti altri), è stata l’impossibilità di uscire e rientrare nel castello. Forse questa criticità potrà essere risolta in future edizioni (soprattutto per evitare inutili polemiche), ma c’è da tenere conto delle normative stringenti che regolano accessi (e uscite) da luoghi con pubblici eventi. Speriamo di avere buone sorprese l’anno prossimo… speriamo in effetti di avere un Rock The Castle 2019!

Qui sotto ci sono tutti i report e tutte le foto – se volete saltare direttamente ad una photo-gallery, in apertura dell’articolo c’è l’indice cliccabile con tutti i nomi. Buona lettura!

Rock The Castle: com’è il festival nel castello?

Ebbene, il Rock The Castle è promosso a pieni voti, dopo una giornata di “test”. La location è semplicemente perfetta: il Castello Scaligero è veramente suggestivo, e aiuta a creare una atmosfera molto “raccolta” (il soldout si raggiunge con poco più di 9.000 biglietti staccati). Ci sono due zone di collinette sulle quali, in caso di visuale scarsa, ci si può arrampicare. C’è un intero lato dedicato allo street food – mai ho mangiato così bene, e con così tanta scelta, ad un festival musicale. Il caldo e il sole, come è ovvio, fanno parte dell’esperienza di un festival – contro quelli c’è poco da fare, ma il pubblico è aiutato da un delizioso manto d’erba che ricopre tutta l’area. Erba vera, fresca, pure umida la sera. Fin verso le 16, chi cerca ombra dovrà accontentarsi appunto delle collinette, mentre la zona davanti al palco è un forno. Ma quando iniziano a calare le ombre, a partire proprio dalle transenne davanti al palco, un po’ di sollievo si trova.
Il metal-market è composto dallo stand della Tsunami Edizioni, due distro (Hangar 18 e Scarlet Records, entrambe fornitissime e ricche di offerte), ed un rivenditore di borchie, magliette ed accessori vari. C’è inoltre lo stand del merchandise ufficiale, e questo completa l’offerta per chi vuole spendere soldi.
La birra è a prezzi umani e buona, l’acqua costa 1 euro per mezzo litro, ci sono nebulizzatori ai lati dell’ingresso.
Al di fuori dell’area del castello, attenzione, è in corso appunto la fiera del paese: fa ridere come i volumi forti di band death metal, appena si esce dalle spesse mura, scompaiano completamente dietro alle voci dei giostrai che invitano ad una nuova corsa sul calcio in culo. Ma per chi volesse farsi un giro, c’è ulteriore cibo da gustare, ed un market che ok, non è molto metal, ma che permette finalmente di comprare quel coltello tagliatutto che vedevate anni fa solo in televisione.
Inoltre, cosa assolutamente da non sottovalutare, nella giornata di Venerdì i suoni sono stati fantastici. Sto per parlare (sommariamente) delle varie performance delle band, ma riassumendo in poche parole, basta dire che ho goduto delle performance musicalmente migliori di ogni singolo gruppo. Suoni puliti, volumi giusti (sì, ok, forse più forti sarebbero stati ancora più “metal”, ma erano comunque molto elevati, e li preferisco al volume giusto ma ben calibrati, anzichè con casse che sfondano e impastano), mix ottimo degli strumenti. Per chi conosce i testi (tipo quello complesso di WHY dei Napalm Death), si riusciva a seguire anche il growl, senza che diventasse una parodia ricca di grugniti incomprensibili. E’ una carta veramente vincente, che si spera continui per gli altri giorni di festival.

Rock The Castle, Venerdì 29 Giugno 2018: live report e foto del giorno 1

E’ finalmente giunto il momento di varcare le soglie del Castello Scaligero di Villafranca di Verona, per la nuova proposta festivaliera del metal in Italia: il Rock The Castle.
Il primo dei tre giorni di festival, è improntato principalmente verso il death metal e le sonorità più estreme – da un certo punto di vista, questa nicchia così particolare (ma anche con nomi storici ormai apprezzati dagli amanti del metal in generale), ed il giorno lavorativo (tranne per gli abitanti stessi di Villafranca, che festeggiano il Santo Patrono, Pietro e Paolo), potrebbero aver influito sulla scarsa affluenza del pubblico, per il Venerdì.

Ora, parliamo delle band – premettendo che, se cercate un dettaglio perfetto track-by-track, vi rimando al report in diretta di Metalitalia.
Con gli Egosystema possiamo solo scusarci: siamo arrivati troppo tardi per il loro set.
Partiamo quindi dai Game Over, carichi a palla e precisissimi con il loro thrash metal. Beato chi li ha visti, perchè il calore costringeva tutti lontano dal palco, mentre molti altri dovevano ancora arrivare…
Si passa poi ai Nothing More, che avevano praticamente auto-annunciato la loro presenza via Facebook, stupendo molti dei fan – fan evidentemente presenti a questa data, nonostante i soli 25 minuti di esibizione. In tanti inneggiano al cantante Jonny Hawkins, che si presenta a petto nudo ed in mostra per tutti, e in molti cantano i ritornelli al momento giusto. Ammetto che solo quando il bassista ha incastrato lo strumento su un macchinario complicato, e si è messo a suonarlo insieme al chitarrista e al cantante, ho compreso che i Nothing More li avevo già visti anche io, come opener (d’impatto) gli Halestorm, tre anni fa. Faccio schifo nel ricordare i nomi e le facce, a volte, ma una performance del genere rimane impressa…

Dopo gli “aperitivi” delle prime tre band, gli Unleashed scatenano il death più massiccio – forse ascoltarli con 35 gradi non è il posto migliore, ma di sicuro il gruppo svedese ha fatto di tutto per lasciare il segno.

E’ poi già tempo di Napalm Death, dopo che il solo Barney aveva intrattenuto il pubblico con un meet&greet andato benissimo allo stand di Metalitalia, stringendo mani e firmando il firmabile.
Il gruppo inglese sale sul palco, e dà vita ad una delle migliori performance che abbia mai visto da parte loro, grazie ai suoni che, come dicevamo, sono semplicemente ottimi. Si sente bene tutto, e le interruzioni per le “cazzate” di Barney sono sempre benvenute – anche oggi, oltre ad un interessante confronto fra “le due versioni diverse di Why”, ci sono stati molti più momenti seri e politicizzati, partiti da “Nazi Punks F*ck Off”, passati da un invito parecchio volgare alla Lega Nord, e arrivati alla contestazione delle armi di distruzione di massa. Il tutto, condito da death metal che tiene alto il livello di pogo.

Riposandomi prima del gruppo successivo, trovo posto a sedere nello stand di Rock Hard, l’ultima rivista cartacea di metal che gloriosamente resiste. E’ stato bellissimo ascoltare l’esimio direttore che, con un autore che resterà anonimo, disquisiva seriamente per minuti e minuti sul modo preferito e migliore per bestemmiare. La divinità va prima o dopo la scelta dell’animale di riferimento? Alcune consonanti devono raddoppiare per esprimere più potenza? Il tutto condito da esempi pratici, per chi volesse addentrarsi nella sacra arte. Sarebbe interessante trovarne un articolo sulla rivista stessa. Mi alzo con il cuore che batte forte, e mi aggiro per il metal market.

At The Gates: si sono goduti l’esibizione dei Napalm Death dal lato del palco, e ora salgono e conquistano tutto. Compatti, veloci, cattivi, con Tompa di buon umore – anche se la voce sembrava calare in certi momenti, l’esibizione è stata superiore a quelle viste di recente, come al Metalitalia Festival di un paio d’anni fa. Anche in questo caso, godere di suoni ottimi aiuta molto la valutazione, e stare sotto il Sole del loro Serpente è stata una cosa più che gradita.

I Killswitch Engage sono sempre più “seri” – dedicano poco tempo alle follie di Adam Dutkiewicz (che comunque si presenta con ammirevoli boxer americani), mentre Jesse Leach è carico e cattivo al punto giusto. Il pit purtroppo si svuota, davanti a loro (il metalcore americano, messo in mezzo a due pesi massimi del death, non è stato molto compreso, e poi era ora della pausa-cena), ma la band continua a meritare applausi: stanno ancora crescendo.

Una nota sul loro meet&greet – effettivamente è stato quello con più gente in coda, e al contempo c’è stato un tizio che, con forte accento veneto, si è fermato a guardarli mentre firmavano autografi e scopriva in quel momento il concetto di “meet&greet”, di poter incontrare una band, e continuava a dire che era una figata e che Metalitalia andava lodata per questa iniziativa.

Infine, i Carcass, con un Jeff Walker che arriva incitando il pubblico a “demolire il castello”. A tutti gli effetti, metaforicamente, la demolizione è avvenuta da parte loro. Precisi (“chirurgici”, ovviamente), potenti – e anche qui con volumi mixati alla perfezione. E’ così bello vederli che al secondo brano sento scorrere in me le lezioni di Rock Hard, e mi vien voglia di bestemmiare di felicità, per quanto cazz0 sono potenti. Mi viene in mente solo un’altra massima, di un’altra rivista online: Metal Skunk, ed il loro “la gente non sa cosa si perde a non essere metallara”.
Il concerto è maiuscolo, potente, Bill Steer eccellente.

E poi esci, e c’è la sagra del paese. Nessuno ha idea della carneficina sonora che si è svolta dentro il castello. Non sanno cosa si sono persi.
Sabato e Domenica lo scopriranno, visto che le presenze del pubblico saranno di gran lunga superiori, e invaderanno tutta la città…

Rock The Castle, Giorno 1: le foto dei concerti

Nothing More – foto dal Rock The Castle

Unleashed – foto dal Rock The Castle

Napalm Death – foto dal Rock The Castle

At The Gates – foto dal Rock The Castle

Killswitch Engage – foto dal Rock The Castle

Carcass – foto dal Rock The Castle

Rock The Castle, Sabato 30 Giugno 2018: live report e foto del giorno 2

Secondo giorno di Rock the Castle: un glorioso all-thrash day che, per gli appassionati di certe sonorità, è imperdibile.
In effetti, l’affluenza è stata fortunatamente alta, segno che un bill senza punti deboli attira sempre.
Avendo avuto modo di visitare meglio, oggi, il castello e i suoi dintorni, rimane confermata l’impressione positiva sulla location, al netto del sole (che, si sa, in Italia a fine Giugno è caldo – lamentarsene è poco produttivo). Sul lato esterno a sud del Castello Scaligero ci sono centinaia di posti auto gratuiti, e nel primo pomeriggio era ancora possibile parcheggiare a pochi metri dall’ingresso, nonostante la sagra di paese proprio a ridosso dell’entrata. A questo proposito, facendo un giro fra gli stand che vendevano risotto locale o spritz, ho notato come la popolazione locale fosse fondamentalmente indifferente all’evento che si svolgeva a pochi passi da loro. Due anziane signore si godevano il loro “street food” commentando interessate il fiume di gente che andava verso il castello, i vigili multavano lieti chi parcheggiava in divieto di sosta, ed in generale non si notava quel clima di fastidio che spesso pervade le città che ospitano un grande evento (vi ricordate di Monza/Villasanta e tutte le polemiche per un Gods Of Metal nel parco?).

Parcheggio in sosta vietata davanti al Castello Scaligero: punirne per educarne cento – e multarli comunque. Cercate parcheggio _dietro_ al Castello!

L’unica criticità riscontrata, oltre al sole (sì, ricordiamolo ancora: in Estate in Italia fa caldo!), sembra essere legata al fatto che una volta entrati al festival, non si potesse più uscire. In molti hanno vissuto male questa imposizione – ma è da anni che ai grossi festival in Italia vige questa legge, a quanto pare legata proprio a motivi burocratici della sicurezza italiana (peggiorata ulteriormente l’anno scorso, quando dopo il disastro di pubblica sicurezza a Torino durante la finale di Champions League, furono introdotte in fretta e furia normative legali che hanno complicato la vita di chi va ai festival, impedendo ora di portare bottiglie, zaini grossi, power bank – una legge miope, ma che al momento resiste come legge e che va rispettata da organizzatori di eventi di grosso livello). Nessuno è stato veramente “sequestrato” nel castello, all’interno si trovavano cibo e acqua a sufficienza (anche se alla sera le scorte hanno iniziato a scarseggiare), e anche se è un peccato non aver potuto cenare con il Riso Magnasal in offerta alla fiera, e non essere potuti andare sull’ottovolante nell’attesa per i Sodom, risultano un po’ incomprensibili certe polemiche colossali lette su internet, ma anche viste di persona con gente che si scagliava contro gli addetti all’ingresso quando scoprivano che, una volta usciti, non si sarebbe potuti rientrare.
Che faceva caldo e l’ombra era solo su un lato del castello, fino alle 17, qualcuno l’ha già detto?
Bene, allora è il momento di passare a qualche commento sulle band.
Il report del primo giorno è in fondo all’articolo, mentre commenti al terzo giorno (quello degli A Perfect Circle) non ci saranno, semplicemente perchè non sarò presente.
Nei prossimi giorni, l’articolo sarà aggiornato con molte più foto – anche migliori!

Come sempre, se cercate dettagli, consiglio il
report in diretta di Metalitalia, che era partner dell’evento.
Ad aprire la giornata sono stati gli Xaon, band svizzera di “dark metal”. La gente presente era ancora poca, ma sembra che tutti siano stati conquistati dal carisma del frontman e dalla grinta del gruppo, che sale sul palco come se fossero gli headliner della giornata. In effetti, la loro proposta musicale sarebbe stata meglio ieri, in linea con le sonorità death – uno scambio Xaon/Game Over sarebbe stato ottimale, ma almeno hanno fornito un po’ di varietà in un contesto di puro thrash metal.
Una nota: guardandolo da vicino, si notava che il cantante aveva la faccia coperta di bianco: non è facepaint, è crema solare!

Parlando di “puro (fottuto) thrash metal”, per l’Italia i paladini sono sempre gli Extrema. Anche loro partono carichissimi, snocciolano qualche classico e introducendo anche la title-track dell’imminente “Headbanging Forever” – quest’ultima, dedicata a Toni Soddu, tecnico del suono storico per il live metal in Italia, scomparso due settimane fa.
L’apprezzamento per la band arriva da tutto il pubblico, che inizia qualche timido pogo, nonostante il caldo atroce. Tiziano Spigno è promosso a pieni voti, alla voce.

“Siamo qui per suonare pezzi vecchi – anche perchè è tutto ciò che abbiamo! Questo ad esempio è del 1986!” – gli Exhorder arrivano finalmente su un palco Italiano, e nonostane i capelli bianchi e l’attesa troppo lunga per vederli, la prestazione è stata degna dei bei vecchi tempi. Sembrano felici di fare quel che stanno facendo in questo momento, suonano con convinzione, Kyle Thomas mima tutte le parole dei testi (sì, anche “Piss on your Peace!”), e anche gli altri cantano fra sè e sè tutto.
Il gruppo si è aggirato poi tutto il tempo per il festival, sia backstage che fra il pubblico, contenti di essere lì (Vinnie LaBella, chitarrista, ha detto che nonostante sia di origini italiane, non era mai venuto da queste parti), e contenti del calore riservato dal pubblico.

Ho approfittato anche io per fare una foto. Come sempre, sono venuto malissimo, ai limiti dell’imbarazzante. Ma pazienza, erano l’unico gruppo con cui volevo proprio fare quattro chiacchere!

I Destruction arrivano e distruggono tutto. Solo questo conta, e trovo ridicolo che in molti siano ancora scettici sul gruppo tedesco, per una serie di scandali/pettegolezzi legati all’ultima volta che erano stati in Italia, annullando alcune date. Oggi a testa bassa hanno distrutto tutto.
Vale però la pena spendere qualche parola sul colorito di Schmier, che è rosso fuoco in volto. Sembra il tipico tedesco che trova la giornata di sole sul Lago di Garda (o a Villafranca di Verona), non si mette la crema solare, e poi diventa un peperone. O quello, o ha rischiato un infarto per tutta la performance – era veramente inquietate, la sfumatura del suo volto.
Ho fatto foto migliori alla band, ma solo questa esprime correttamente il colorito. C’è un medico fra i lettori, che possa fare una diagnosi?

Con i Sodom, c’è l’unico vero scazzo della giornata. Per motivi non rivelati al pubblico (si scoprirà poi che ci sono stati ritardi con gli aerei – ragazzi delle band, non tiratevi all’ultimo ad arrivare ad un concerto, su!), iniziano il loro set con 35 minuti di ritardo. Questo ammoscia completamente il pubblico, che si trova con un’ora di buco dopo la carica dei Destruction. Partono i malumori, ci si prende un po’ male… poi arriva Tom Angelripper ed i suoi nuovi compagni, attacca un set pesante (con “Sodomy And Lust” cantata da tutti), e quando si sta riacquistando la carica… il concerto finisce. Venti minuti circa di show, per rimanere nelle tempistiche della scaletta.
Ci sono due lati di una medaglia: voi cosa avreste preferito, che tutti gli altri show accumulassero ritardi enormi, o che i Sodom suonassero lo show completo? E’ una risposta ardua… ma il risultato è stato comunque triste.

Exodus: padroni della giornata, a conti fatti.
C’è crowdsurfing fin dal primo pezzo, c’è il Wall Of Death, c’è Steve Souza che sorride come un maniaco preso bene. Precisi, con ottimi volumi. Il concerto da godersi in pieno.
Un complimento va alla security, che ha aiutato tutti i crowdsurfer ad atterrare con dignità – anche il tizio che probabilmente è volato oltre le transenne una ventina di volte.

Testament: scenografia spettacolare, concerto spettacolare. Questo “super”-gruppo, composto solo da personalità forti, unisce la carica del thrash al gusto per lo spettacolo. Purtroppo, il loro set è stato l’unico in due giorni con qualche problema di suoni – per qualche brano la voce è sostanzialmente sparita, e tutto è diventato un pastone musicale. Le cose sono migliorate, ad un certo punto, ma sarebbe potuto essere il “concerto definitivo” della band, mentre invece dovremo ancora aspettare per dei suoni perfetti.
Nessuno si stancherà mai di vedere Chuck Billy che fa air-guitar sul suo microfono, e Alex Skolnick che fa real-guitar in qualsiasi posizione umanamente immaginabile.

I Megadeth sono gli headliner di una giornata decisamente intensa. A livello di potenza, ormai la band non può più competere con il paio di gruppi americani venuti prima – anche per il semplice fatto che, ad una certa età, è meglio separare voce e chitarra (come hanno fatto ad esempio i Gamma Ray). Ma i Megadeth vivono e muoiono sulla tecnica e sulla voce di Dave Mustaine.
Le sue dita volano ancora veloci, sulla chitarra. La sua voce corre un po’ meno. E’ per questo che ha scelto una scaletta molto tecnica, con passaggi complicati dedicati ai fan più raffinati della discografia, piuttosto che mettere in campo aggressività pura. Una scelta intelligente, che prende atto delle capacità vocali del 2018, e riesce a farne dei punti di forza.
Il concerto è diverso rispetto a quelli del passato, dedicati più ai veri fan che non a chi è venuto a vedere i Megadeth “perchè minchia faranno le cose più cattive come Holy Wars”. Holy Wars l’han fatta (pure A Tout le Monde), ma la goduria arrivava su Tornado Of Souls o Take No Prisoners.
Devo fare un appunto su Mustaine, una cosa probabilmente poco cortese da dire: vedendolo suonare da vicino, mentre scattavo le foto, vedendolo cantare… in qualche modo, si inizia a notare che ha una certa età. Non è colpa di nessuno, e lui è in gran forma, ma il modo in cui apre la bocca, in cui chiude gli occhi per concentrarsi – non c’è niente che non vada, ma al contempo, da vicino, fa strano – difficile esprimere a parole queste sensazione. Godiamocelo finchè la forma consente alle sue mani di volare sulla chitarra.

Rock The Castle, Giorno 2: le foto dei concerti

Xaon – foto dal Rock The Castle

Extrema – foto dal Rock The Castle

Exhorder – foto dal Rock The Castle

Destruction – foto dal Rock The Castle

Sodom – foto dal Rock The Castle

Exodus – foto dal Rock The Castle

Testament – foto dal Rock The Castle

Megadeth – foto dal Rock The Castle

4 Commenti

  1. Salve ho visto tutti e due i giorni del concerto una location stupenda,però la non possibilita tramite un braccialetto o un timbro a non uscire dal festival senza poi poter rientare è stato veramente assurdo. 12 Ore di sole cocente senza un filo d’ombra se non appoggiati alle mure del castello. Chiedo qualè la normativa che disciplina questo tema,ti possono trattenere 12 ore sotto il sole? Perche va bene che nessuno e stato sequestrato all’interno ma e come lo avessero fatto.

    • Non so quale sia la disciplina esatta – ricordo che in una intervista con un promoter di qualche anno fa, si citavano proprio le tradizionali burocrazie italiche per la questione dell’impossibilità di rientrare, e per i metal market scarni (questo ultimo fattore dovuto all’obbligo di emettere ricevute fiscali di un certo tipo, cosa che allontana venditori esteri che sarebbero interessati).
      Comunque, basta pensare che dopo i fatti del disastro a Torino per la Champions League, è stata varata una normativa che ha complicato la vita di tutti quelli che vanno ad eventi pubblici, rendendo ancora più difficile l’accesso e aumentando l’elenco di ciò che non si può portare ad un concerto.

  2. Balle! Organizzazione inesistente tant’è che alle 21:00 nessun chiosco aveva più un goccio da bere e vero avere qualsivoglia bevanda bisogna fare code chilometriche allo stand della Heineken unico ancora fornito di bibite e birra una coincidenza Io non credo concerti troppo brevi per tutti i gruppi gregari troppo breve anche il concerto dei Megadeth Complimenti ai gruppi voto 0 all’organizzazione

    • Del problema dell’acqua ho scoperto solo stamattina – da quando è calato il sole, mi sono preoccupato solo della musica, e avevo mangiato prima…
      Ho letto i commenti, e di sicuro anche l’organizzazione ci ha perso soldi, se non ha potuto vendere PIU’ birre. Faranno meglio la prossima volta?

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