Sabaton, la grande guerra dell’Alcatraz: foto-report dal concerto di Milano, 28 Gennaio 2020

In tempi di crisi, le band che vogliono attirare pubblico decidono di mettere insieme dei pacchetti di tour molto attraenti. Magari si riducono un po’ il cachet, ma sono sicuri che il locale sarà pieno e che la gente sarà soddisfatta. I Sabaton sono lungimiranti, e chiamare ad accompagnarli nomi di richiamo come Amaranthe e Apocalyptica, due band che normalmente sono headliner, è un gran colpo – ed i Sabaton non si fermano a questo, ma portano in giro anche una scenografia che richiede cinque tir, fra carri armati “veri” sul palco, trincee, filo spinato, lamiere ovunque… l’Alcatraz è militarizzato.

Unico problema di un concerto del genere? Per dare il giusto spazio a tutti e finire entro le 23 (coprifuoco per i locali a Milano), bisogna iniziare presto. Quindi, chi lavora e arriva con i minuti contati, si perderà il primo gruppo. O è successo solo a me?
In ogni caso, quindi, gli Amaranthe sono andati, non posso dirne niente, spero che Elize Ryd continui ad amarmi e non chieda il divorzio.

Passiamo agli Apocalyptica, che dopo i successi del tour teatrale con le cover dei Metallica devono trovare un po’ una quadratura (e un senso di esistere, forse) per i concerti live. Il nuovo disco, Cell-0, è appena uscito, e i quattro finlandesi sono qui per presentarcelo. Sarà per il fatto che le canzoni sono troppo nuove, sarà che appunto gli Apocalyptica sono più conosciuti per le interessanti cover in stile “cello-metal”, ma i primi due brani ottengono qualche applauso e poco più. A scaldare il pubblico torna Elize Ryd, che si esibisce in tedesco per una cover dei Rammstein (Seeman) e rimane anche per I Don’t Care. Da qui, si prosegue con Seek And Destroy dei Metallica, ed è un delirio di applausi, urla e canti. Impressionante anche il riscontro al medley di musica classica fra Inno Alla Gioia / Marcia Trionfale della Aida / Hall Of The Mountain King – a questo proposito, i miei complimenti alla ragazza dietro di me, che ha cantato il testo italiano dell’inno di Beethoven, e mentre il pubblico urlava “LA-LA-LA-LA-LA-LAAAA”, lei si inoltrava nell’ostica seconda strofa “Apri il tuo cuore alla speranza che non muore mai”. Comunque, si chiude fra i canti (stonati) di un’altra cover dei Metallica, Nothing Else Matters, e la strada è purtroppo chiara, per gli Apocalyptica: le cover con i violoncelli tirano, le composizioni originali meno. Come andranno le vendite di Cell-0?

A questo punto, va fatto notare come gli Apocalyptica si siano esibiti in una “situazione di guerra”, già dietro la trincea scavata dai Sabaton. La scenografia degli headliner sembrava già strabordante sul palco, ma quello che si era visto non era niente, rispetto al momento in cui il telone dei Sabaton è venuto giù e il pubblico ha potuto ammirare un vero e proprio carro armato. Sulla torretta, il batterista: il tocco di tamarraggine che ancora mancava a tutti, e onestamente se non ci si emoziona per un carro armato sul palco di un concerto metal, non si è degni di assistere a concerti in generale.
La proposta del gruppo svedese è omogenea, la qualità dei brani suonati stasera è buona al punto che quasi non si distinguono i pezzi del nuovo The Great War rispetto a quelli più vecchi, al netto ovviamente dei classici imprescindibili come The Last Stand o Primo Victoria. La band ha piena padronanza del palco, si comporta come se fossero ancora headliner all’Hellfest, e l’energia si trasmette verso il pubblico. Il prezzo da pagare per un club tour in Italia, però, è che le fiamme sono vietate – parte dell’impatto scenografico va perso, ma è comunque la muica a far da padrona. Per ben cinque pezzi gli Apocalyptica tornano sul palco, dapprima timidi ma poi sempre più presenti in mezzo alle chitarre.
Due gli eventi “particolari” per il pubblico italiano: una cover di Max Pezzali eseguita al pianoforte e INCREDIBILMENTE cantata da gran parte del pubblico (io personalmente non le saprei, le prime parole di “Una canzone d’amore”), e Joakim che compie uno dei gesti più pericolosi della sua vita, ovvero mangiare una caramella (incartata) lanciata sul palco dal pubblico. La trova buona, “stranamente” non avvelenata, ma comunque avvisa che se dovesse morire durante il concerto, ha segnalato la faccia di chi gli ha lanciato le caramelle.
Fortunatamente Joakim ha passato la nottata, ed è bene così: questi saranno futuri “gods of metal”, anche se per troppe persone 21 anni di carriera non sono ancora abbastanza per venir definiti “veterani”.

Apocalyptica, foto dal concerto all’Alcatraz

Sabaton, foto dal concerto all’Alcatraz

Apocalyptica all’Alcatraz: la scaletta del concerto

Rise
En Route to Mayhem
Path
Seemann(Rammstein cover) (with Elize Ryd)
I Don’t Care (with Elize Ryd)
Grace
Seek & Destroy (Metallica cover)
Hall of the Mountain King (Edvard Grieg cover)
Nothing Else Matters (Metallica cover)

Sabaton all’Alcatraz: la scaletta del concerto

Ghost Division
Great War
The Attack of the Dead Men
Seven Pillars of Wisdom
The Lost Battalion
The Red Baron
The Last Stand
82nd All the Way
Night Witches
Angels Calling (with Apocalyptica)
Fields of Verdun (with Apocalyptica)
The Price of a Mile (with Apocalyptica)
Dominium Maris Baltici (with Apocalyptica)
The Lion From the North (with Apocalyptica)
Carolus Rex (with Apocalyptica)
—–
Primo Victoria
Bismarck
Swedish Pagans
To Hell and Back

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