Scomparsi – Il caso Orlandi su C+I, intervista al produttore Raffaele Brunetti: “Il Vaticano sa cose che non ha mai detto”

Scomparsi, cinque storie da un’ora in onda da martedì 23 gennaio alle 22.00 su Crime+Investigation (Sky, 118) anticipate da un film documentario su Emanuela Orlandi che apre la serie e che andrà in onda il 14 gennaio alle 21.00: questo il succo della serie originale realizzata dalla B&B Film di Raffaele Brunetti, che abbiamo avuto il piacere di intervistare a pochi giorni dal debutto di questo nuovo prodotto tv. Se la produzione vi dice qualcosa è perché dal 2014 firma quel gioiellino de Il Boss delle Cerimonie, ora diventato Il Castello delle Cerimonie. Qui i toni cambiano, ma l’approccio al racconto dal taglio inedito si conserva: lo si percepisce dal focus narrativo e dalla scelta del conduttore, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, cittadina vaticana scomparsa in circostanze ancora misteriose nel pomeriggio del 22 giugno 1983. Quasi 35 anni fa.

Come nasce Scomparsi?

Il progetto è partito dalla passione della regista Alessandra Bruno per delle storie di scomparsa. Ci ha segnalato un primo caso e iniziando a svilupparlo ci è venuta l’idea di non farne solo uno one-off, ma di pensare a una serie. Abbiamo trattato 5 storie, tutti cold case, datati tra i 4 e i 10 anni fa. Il nostro interesse non è trovare gli scomparsi: per quello c’è Chi l’ha Visto?, in onda con successo da 35 anni.

Il produttore Raffaele Brunetti

A cosa punta, quindi?

Vogliamo raccontare le scomparse dal punto di vista di chi è rimasto: gli aspetti narrativamente ed emotivamente più interessanti sono raccolti proprio intorno alle loro esperienze. Sì, si ricostruisce il carattere e la vita dello scomparso, l’ambiente in cui è vissuto, cercando anche di analizzare le cause che possono aver portato al suo ‘allontanamento’, ma è soprattutto un viaggio attraverso quello che ha vissuto, e vive, chi aspetta notizie. Emerge come sono cambiati, come si è trasformata la loro vita. Un’attenzione particolare, quindi, a chi c’è, non a chi è assente, cui però si rivolge anche un pensiero finale: quel che gli amici e i parenti non hanno mai detto, ma avrebbero voluto dire a chi non c’è, chiude ogni puntata.

La scelta di Pietro Orlandi è sicuramente molto forte: come è nata questa collaborazione?

Mettendo al centro il punto di vista dei parenti, chi poteva condurlo meglio di Pietro Orlandi, che dal 1983 lotta per conoscere la verità sulla scomparsa della sorella Emanuela? Cercavamo una figura che fosse compenetrata nella materia, che potesse entrare in empatia con i protagonisti. È lui, insomma, che viaggia, che va a trovare le famiglie, che fa le ricostruzioni, va ad aggiornarsi presso le forze dell’ordine e non smentisce il suo modo di fare, diretto e combattivo: se sente puzza di reticenze ‘attacca’. Lui poi è spinto da una reale voglia di essere utile, e si sente.

Ci sono state difficoltà sul suo nome?

Durante lo sviluppo c’è stata un’iniziale diffidenza da parte dei canali, più orientati verso personaggi televisivi, anche per il tipo di conduzione che il programma richiede: tocca al conduttore, infatti, tenere insieme tutte le parti del racconto, che dura un’ora, sia con la voice off che con i ‘pieces to camera’ che con le interviste/incontri. Il modo migliore per convincere la rete è stata fare una prova: Pietro ha funzionato benissimo. Il fatto di non essere un ‘professionista’ può avere degli svantaggi su alcuni aspetti di confezione ‘pura’, ma i vantaggi sul piano narrativo ed emotivo sono ben superiori.

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela e conduttore della serie

Quindi l’idea di fare un doc su Emanuela Orlandi è venuta in un secondo momento?

Sì. Ci siamo resi conto che un film documentario su di lei non esiste: ci sono migliaia di articoli, di servizi televisivi, ma nessun doc dedicato che racconti tutta la storia. L’abbiamo proposto e ci hanno detto sì, anche se a differenza della serie, totalmente commissionata da A+E, per il one-off abbiamo anche partner internazionali in Canada, Germania e Belgio.

Proprio quest’anno cade il 35° anniversario della scomparsa di Emanuela…

Sì, per questo avevamo ipotizzato che il film documentario venisse programmato a ridosso dell’anniversario del 22 giugno. Si è invece poi deciso di programmarlo per il 50° compleanno di Emanuela, nata il 14 gennaio 1958. Ecco perché aprirà la serie, presentato come uno ‘speciale Scomparsi’. In realtà per noi non è né uno spin-off né uno speciale. È un titolo a se stante, che ha richiesto un gran lavoro.

Occuparsi di Emanuela vuol dire mettere le mani in uno dei più grandi misteri italiani, e anche in uno dei principali ‘scandali’ del Vaticano, anche se mai ‘davvero’ emerso. IOR, Banda della Magliana, terrorismo internazionale, traffici illeciti: si è detto e ipotizzato di tutto intorno al caso Orlandi e a quel periodo, gli inizi degli anni ’80.

È un caso delicatissimo, fatto di ricerche in archivio, di testimonianze ormai ‘vecchie’ di 35 anni. Pietro ne ha sentite di tutti i colori in questi anni, si è trovato di fronte a ‘scoop’ che magari tali non erano, ma che hanno spesso alimentato speranze o cavalcato scandali, di trattative Stato – Vaticano. Tante le sigle e le organizzazioni che si sono intrecciate nel caso Orlandi, dal KGB alla Stasi (agenzia di spionaggio della Germania dell’Est, ndr), passando per i Lupi Grigi di Alì Agca, che tentò di uccidere Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981: se c’entrino davvero con la scomparsa di Emanuela non si sa, ma di certo sono entrati attivamente nella storia per depistare o ottenere vantaggi in un contesto internazionale all’epoca complesso. La difficoltà sta anche nel ricostruire questi decenni di indagini, depistaggi, testimonianze, sintetizzando un intreccio di eventi complicati e rendendolo più semplice da seguire. Da una storia ‘piccolissima’, una 15enne figlia di un usciere del Vaticano, si arriva alla Guerra Fredda, allo Ior, al crack del Banco Ambrosiano, alla criminalità organizzata. Il tutto avendo sempre come punto di vista quello di Pietro, che racconta in prima persona cosa è successo in questi anni e come l’ha vissuto.

 

Quello che ha sempre colpito è stato sopratutto il silenzio del Vaticano…

E infatti Pietro ha deciso di sporgere denuncia in Vaticano. È un caso senza precedenti. Ha fatto una richiesta ufficiale di accesso agli atti, perché, come si vedrà nel documentario, abbiamo le prove che il Vaticano sa cose che non ha mai detto. Vedremo come risponderà lo Stato del Vaticano.

Vero è che Papa Francesco, come ha raccontato lo stesso Pietro, gli ha sussurrato in un orecchio “Tua sorella sta in cielo”, no?

È probabile che davvero Papa Francesco auspichi una maggiore trasparenza in Vaticano: molti suoi discorsi lo fanno capire. Pietro si arrabbiò molto alle parole del Papa: avrebbe voluto una dichiarazione pubblica, non un sussurro privato. Quella che pensavo che fosse una gaffe ora la vedo come un ‘messaggio’. Del resto le fughe di notizie che stanno alimentando gli scandali degli ultimi anni sono frutto di lotte interne al Vaticano, che vedono opporsi diverse fazioni. In tutto questo anche noi come produzione abbiamo scritto al Papa, nella speranza di avere un po’ di chiarezza.

Avete paura di qualche ‘ritorsione’?

Se devo essere sincero, un po’ sì. Sono tanti a ‘sparare’ sul Vaticano, ma temo che si finisca per fare ‘il loro gioco’. Io sono convinto che nelle tante carte uscite per vie traverse dal Vaticano ci sia la verità: penso che una delle sigle che hanno rivendicato il caso sia vera. Il modo migliore per nascondere la verità è quello di riempirle di tante altre verità. Voci, pettegolezzi, festini, scandali forse non sono neanche tanto ‘scomodi’ per il Vaticano: forse fa anche comodo rimestare le acque. Noi invece non facciamo questo e secondo me ‘rischiamo’ di più. Abbiamo richiesto tutti i permessi necessari, abbiamo spiegato nel dettaglio il progetto e abbiamo contattato tutti gli interessati per dar loro spazio, ma come sentono ‘Orlandi’ sembra che sentano il nome del Demonio.

Al di là del caso internazionale, però, resta la scomparsa di una ragazzina..

In fondo lei è sempre stata la grande assente dal racconto. Noi invece mostreremo immagini inedite, tratte dai filmini di famiglia, dei Super 8 che mostrano come fosse bello, rassicurante, divertente crescere in Vaticano per i piccoli Orlandi. È in sé un documento raro: di immagini private di famiglie che vivevano nella Santa Sede, in realtà, non se ne sono mai viste.

Al film documentario fanno poi seguito le cinque storie della serie.

Gli scomparsi sono tutti giovani: c’è Federica Farinella, 30 anni, che scompare dalle campagne di Chiusano d’Asti durante un pranzo di famiglia con indosso un paio di infradito, ma senza soldi e cellulare; scompare da Ischia, invece, il 28enne Emanuele Arcamone, di cui non si hanno più notizie dal 18 maggio del 2013 e che da qualche tempo si era avvicinato al Movimento Umanista; c’è poi la storia del writer David Fedi, noto come Zeb, che svanisce nel maggio del 2008 prima di un’importante esposizione e che saluta la madre dicendole “Forse è l’ultima volta che mi vedi”; si prosegue con Nicholas Ravaioli, 18 anni di Forlì, con una storia di tossicodipendenza, scomparso da casa il 17 giugno del 2009, mentre la mamma era in farmacia per comprargli delle medicine; l’ultimo caso è quello del 19enne Fabrizio Catalano, di Collegno, che però scompare ad Assisi dove si trovava per un corso di musicopatia.

Per restare in tema di storie da svelare, B&B ha presentato al Torino Film Festival “Pagine nascoste” coprodotto con AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio): anche questa è una storia personale e collettiva.

Sì perché si muove intorno alle vicende delle colonie italiane nel Corno d’Africa e si basa sul libro di Francesca Melandri, già autrice di “Eva dorme”: la regista Sabrina Varani l’ha seguita proprio nella realizzazione di questo suo nuovo libro, tra l’Etiopia e le altre colonie per cercare i suoi ‘personaggi’, tra storie vere condite e finzione letteraria. Le pagine nascoste, però, sono anche quelle ‘personali’ dell’autrice, che racconta come alla morte del padre, noto intellettuale di sinistra, si sia trovata di fronte ad alcuni suoi articoli, mai visti prima e di cui mai aveva sentito parlare, pubblicati in epoca fascista, nei quali manifestava simpatie per il regime e opinioni razziste. E ha dovuto, quindi, fare i conti anche con la sua storia personale, unendo le vicende dei coloni alle sue emozioni personali.

Infine la domanda d’obbligo: ci saranno nuove puntate de Il Castello delle Cerimonie?

Crediamo di sì. Noi ci stiamo preparando.

About Giorgia Iovane 143 Articles
Amante di Bim Bum Bam e Saussure, laureata in Comunicazione con una tesi sulla lingua della fiction italiana e addottorata sulle trasposizioni fictional dei Promessi Sposi e de La Cittadella, collaboro da anni con la cattedra di Semiotica del Suor Orsola Benincasa di Napoli, facendo anche danni sulla web radio di ateneo (runradio.it). Dopo 5 anni di Televisionando e con 5 anni di TvBlog all'attivo, sono sempre in cerca di occasioni per scrivere.

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