Scream For Me Sarajevo: la recensione del documentario sul concerto di Bruce Dickinson nel 1994

Uno dei capitoli migliori nella recente autobiografia di Bruce Dickinson (“A Cosa Serve Questo Bottone?”), è quello relativo al concerto da solista in una Sarajevo in piena guerra, nel Dicembre 1994. Bruce fu invitato da un gruppo di amanti della musica, nella speranza di portare un po’ di sollievo in una città sotto assedio da due anni: la band accettò a cuor leggero, pensando di venire scortati e protetti in una zona dove non ci fossero grandi problemi, ma trovandosi invece coinvolti in una vera e propria guerra, finendo in qualcosa di decisamente più grosso di loro, e rimanendo per sempre segnati dall’esperienza.
Scream For Me Sarajevo non è un documentario sul concerto di Dickinson. E’ un documentario sulla guerra. Su come può scoppiare senza che nessuno creda che stia accadendo, su come si cerchi di continuare a portare avanti le proprie passioni -in questo caso la musica- quando il cantante della tua band viene colpito alla testa da un cecchino, ed il batterista viene ferito da una granata. Su come alla radio vengano suonate le canzoni di protesta dei primi anni Novanta (Rage Against The Machine, Refuse/Resist), convinti che siano brani scritti parlando della guerra in Bosnia. Su come, con un paio di telefonate ingenue, si possa contattare uno dei più grandi cantanti heavy metal per un concerto, scatenando un putiferio fra ONU, milizie serbe e bosniache, ma dando speranza a tutti.
C’è una marea di sangue mostrato in questo documentario, c’è anche, sì, un bambino colpito in testa e ucciso davanti agli occhi dell’uomo incaricato di scortare Dickinson in giro per la città. C’è il ragazzo super-fan degli Iron Maiden, che canta “Run To The Hills” mentre si arrampica sulle colline per andare a difendere la propria città, e che diserta per qualche ora per andare al concerto. E’ tutto filmato, tutto documentato da chi all’epoca aveva già in mano i mezzi per mostrare al mondo cosa stava succedendo.
E’ un documentario senza sconti, ma parla anche della possibilità di portare sollievo a persone che, per quattro anni, hanno vissuto in mezzo alla morte. Non c’è narratore intervistato che, ad un certo punto, non versi qualche lacrima. E’ decisamente un documentario da vedere, per ricordarci cosa è successo a meno di mille chilometri di distanza dall’Italia, nel cuore dell’Europa, 25 anni fa.

Il cantante degli Iron Maiden appare 25 minuti dopo l’inizio del film. Prima vengono presentate le persone più importanti della narrazione: i cittadini di Sarajevo che hanno combattuto, e che sono andati al concerto, per poi tornare a combattere. Le loro storie si intrecciano man mano con quelle della band – due membri degli Skunkworks tornano a Sarajevo per il documentario, ripercorrendo a piedi le tappe che li portarono da un aeroporto militare fin nel mezzo della guerra, rivivendo i momenti traumatici all’interno di un furgoncino giallo facile preda di cecchini, eppure risparmiato.
Viene raccontata la difficoltà di pubblicizzare quel concerto di Bruce Dickinson: non se ne poteva parlare troppo, perchè se il nemico avesse saputo di questo raduno, sarebbe bastata una granata per cambiare il corso della storia. Eppure la voce si sparse, nell’incredulità generale, arrivando addirittura a Mostar (150 chilometri -ed una linea nemica- più a Sud), ad un barista che non riuscì a raggiungere il concerto perchè, arrivato vicino a Sarajevo, finì nel mezzo di una battaglia e fu costretto a tornare a casa.
Dickinson e i suoi Skunkworks raccontano vividamente l’esperienza, aiutandosi anche con le foto scattate.
E alla fine, il concerto. I sorrisi di tutti. Le parole estasiate, la realizzazione di un sogno. Ci sono molti spezzoni “semi” professionali registrati all’epoca, e molte fotografie scattate per rivivere il momento che fece dimenticare a tutti i presenti la guerra – anche se non venne eseguito nessun brano degli Iron Maiden.

Alla fine del documentario, Bruce stesso torna a Sarajevo, incontra la sua ex-band e soprattutto chi ha protetto la sua vita nel 1994, e chi lo invitò a rischiarla. Suona in acustico, fa foto con tutti, si emoziona e tira le conclusioni.

Scream For Me Sarajevo, in dvd, costa 11 euro su Amazon, e poco di più in giro per negozi. Ne vale la pena, che siate fan degli Iron Maiden oppure no.
ATTENZIONE – il film è in inglese (e serbo), e i sottotitoli sono solo in Inglese, Spagnolo, Tedesco, Francese e Portoghese. Niente amore per l’Italia…

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