Shinedown alla Santeria di Milano: foto e commenti dal concerto, 26 Giugno 2018

Sapete qual è un ottimo indicatore di un concerto di alto livello?
Quando si inizia con un singolone famoso, seguito da un altro singolo che ti fa dire “Oh wow, fanno subito anche questa!”, seguito da un altro pezzo canticchiabile, seguito da un altro singolo… e così via, finchè non ci si accorge che tutti i pezzi suonati sono brani forti, senza filler o rallentamenti.
Gli Shinedown iniziano con la clamorosa Sound Of Madness, seguita da Bully, seguita da Cut The Cord: serve aspettare il quarto brano, per sentire qualcosa dal nuovo disco Attention Attention, e da questo sono estratte solo quattro canzoni (tutte formidabili). Tutto il resto, sono greatest hits suonate da una band pienamente in forma.
Brent Smith è un frontman magnetico, dotato di una delle voci migliori in circolazione nella scena rock moderna. Non sbaglia un colpo, e anzi alcuni brani sembrano migliori dal vivo che su disco. E’ anche uno dei frontmen più sudati che io abbia mai visto (stando sotto il palco a scattare foto, sono stato spesso raggiunto da appiccicose gocce), e al contempo uno dei più amichevoli: ad un certo punto, durante Bully, stringe la mano a praticamente tutta la prima fila, e poi anche ai fotografi – a me ha anche aggiunto “Good Job, man”. Cose che trasmettono emozione, e che portano a perdonargli la frangetta peggiore dai tempi di Jim Carrey in Scemo & Più Scemo.
Accanto a lui, oltre al bassista Eric Bass, c’è Josh Sturm, chiamato a sostituire Zach Myers (che è a casa in “paternità”). Josh è un fenomeno, si amalgama perfettamente al resto della band, salta ovunque, urla, suona – decisamente meglio dei classici sostituti ai quali viene detto di stare in un angolo e non farsi notare: anche questo è il segno che gli Shinedown sono un gruppo diverso dagli altri. Infine, Barry Kerch alla batteria: ottimo con le percussioni, e anche come intrattenimento, visto che spesso si alza in piedi, scuote i dreadlocks, parla con Brent…
Il concerto purtroppo è corto: 15 canzoni snocciolate in 80 minuti senza pause, se non per annunciare che “Brilliant” è un brano scritto tenendo presente il pubblico europeo, perchè gli Shinedown hanno visto che da queste parti si abbracciano stili di musica di tutti i tipi, con una passione raramente vista in altri continenti.
L’Italia ha dovuto aspettare ben sei anni, dall’ultimo concerto della band – ora abbiamo mandato soldout la Santeria (locale da 500 persone, con ottima visibilità sul palco, ma caldissimo) e con un ottimo riscontro anche a Pinarella di Cervia. Non resta che sperare in un ritorno più veloce, ed in locali più grandi. In ogni caso, chi si era aggiudicato il biglietto per Milano, si è visto gli Shinedown nel modo migliore: godendoseli da vicino, in un club piccolo e sudatissimo, con suoni alti e buoni.

In apertura della serata, gli Ego Kill Talent: sbucati fuori quasi dal nulla per questa data, i Brasiliani sono perfetti con la proposta musicale, pesante ma al contempo melodica. Conoscono le basi d’Italiano giuste per ingraziarsi il pubblico (“Gli Italiani lo fanno meglio!”), ed il loro groove avrebbe fatto sfracelli una ventina di anni fa, quando tutto quel che arrivava dal Brasile era acclamato, ed il nu-metal melodico spaccava le radio. I ragazzi son giovani, possono comunque crescere – alcune delle canzoni sono decisamente accattivanti.

Shinedown e Ego Kill Talent a Milano: foto del concerto

Shinedown

Ego Kill Talent

Shinedown a Milano: scaletta del concerto

Sound of Madness
Bully
Cut the Cord
Kill Your Conscience
How Did You Love
I’ll Follow You
The Human Radio
State of My Head
Enemies
Unity
Brilliant
Second Chance
Diamond Eyes (Boom-Lay Boom-Lay Boom)
Simple Man (Lynyrd Skynyrd cover)
Devil

Ego Kill Talent a Milano: scaletta del concerto

Just To Call You Mine
Sublimated
We All
The Searcher
Heroes, Kings And Gods
Nova
Still Here
Last Ride
Try (There Will Be Blood)

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