Slipknot a Bologna: foto-report dal concerto al Sonic Park, 27 Giugno 2019

Cari lettori di Altrospettacolo, solo a voi rivelerò un antico segreto che solo gli anziani conoscono: in Italia, a fine Giugno, c’è il rischio che faccia caldo. Sarebbe facilissimo parlare solamente del caldo fottutamente atroce che i 20,000 ardimentosi amanti degli Slipknot hanno affrontato in quel di Bologna – riempire questo live report solo con i paragoni fra l’Arena Parco Nord e la superficie di Marte. Ma scegliamo un paragone che moltissimi metallari anziani potranno ricordare: vi ricordate del Gods Of Metal 2001, quello durante il quale il Palavobis fu ribattezzato Palaforno? Quello di cui ancora si narra nelle serate epiche, quello “a cui si è sopravvissuti” perchè faceva un caldo infernale? Mettiamola così: almeno, stando dentro al Palaforno, si stava all’ombra. All’Arena Parco Nord c’era caldo uguale, ed il sole che ustionava la pelle. Addio, pallore goth. Addio, pallore dei vichinghi. Addio, pallore dei maggots.
Sì, ha fatto un caldo incredibile. In-cre-di-bi-le. Non è stata colpa di nessuno. Forse è colpa di chi si oppone a Greta Thunberg. Ma l’organizzazione ha fatto di tutto per cercare di rinfrescare i presenti con l’acqua spruzzata in giro, e con l’acqua potabile distribuita gratis per tutto il giorno – e onestamente non è che se a Wacken fa caldo, ci sono zone con aria condizionata o ampie zone boschive sotto al palco. In Italia, fa caldo. Noi abbiamo beccato la giornata più calda dell’universo. Succede.

Un ultimo dettaglio: prima di fare questa introduzione spruzzata di ironia, mi sono seriamente documentato sul fatto che non ci siano stati decessi nell’area concerti. Ma noi metallari abbiamo la scorza dura, oggi magari ci lamentiamo un po’, ma per nulla al mondo ci saremmo persi quello che si è chiamato “primo giorno del Bologna Sonic Park”, ma che in altre epoche sarebbe potuto semplicemente chiamarsi “Gods Of Metal”, con una lineup veramente solida.
Ed è ora di recensirla.

Slipknot al Bologna Sonic Park: recensione del concerto

A causa di inconvenienti vari – principalmente un gruppo di BlaBlaCar un po’ ritardatario, ed il fatto che in autostrada le gomme della macchina rischiavano di fondersi – non faccio in tempo a vedere le prime due band, Black Peaks e Eluveitie. Di questi ultimi, sento un paio di canzoni mentre supero i controlli per entrare, e sento anche le ovazioni del pubblico. Bel colpo per il metal svizzero!

Bologna Sonic Park: foto-report di Slipknot, Amon Amarth e tutti gli altri

Corrosion Of Conformity a Bologna: foto-report

Suoni bassi e impastati, pubblico un po’ svogliato, setlist che mischia un po’ di tutto: tipica sorte di gruppi storici che si trovano a suonare nel pomeriggio ai festival. I COC portano a casa il risultato, senza ottenere grosse ovazioni in cambio. Per gli appassionati, è stata una bella chicca trovarseli nella lineup – ma per tutti gli altri, c’è stato purtroppo un muro di indifferenza.

Disagi provocati dal caldo: Keenan sembra reggere bene, ma Mike Dean sembrava ad un passo dal collasso, complice un colorito in stile peperone, sintomo di chi non si è regolato con la crema solare, soprattutto sulla parte di testa lasciata ampiamente libera dai capelli.

Lacuna Coil a Bologna: foto-report

I Lacuna Coil si esibiscono nel momento più caldo della giornata, eppure non si lasciano intimorire: si presentano in full makeup, vestiti di nero, guadagnando subito molti punti agli occhi dei presenti. Vederli sul grosso palco del Parco Nord mi fa tornare in mente l’altra volta che calcarono quelle assi: al Gods Of Metal del 2005 suonarono nella scomoda posizione prima di Slayer e Iron Maiden. Non finì bene. Ma con la filosofia del “Nothing Stands In Our Way”, il gruppo ha tenuto duro, ha sempre tirato dritto, e ora sono chiamati da sempre più persone “l’orgoglio italiano”.
Il pubblico è tutto dalla loro parte, oggi, in tantissimi cantano i loro brani (sia vecchi che nuovi), e niente di ferma, nemmeno un problema tecnico: per riempire il tempo, Cristina si lancia in una versione a cappella di Highway To Hell. Prestazione muscolare.

Disagi provocati dal caldo: A Cristina si è scollato un tacco. Seriamente: la colla si è sciolta, sotto i 41 gradi del palco. Il facepaint della band ha tenuto molto bene, invece.

Testament a Bologna: foto-report

Poco da dire, sui Testament: arrivano, spaccano, salutano. Suoni potenti e ben definiti (per godere delle acrobazie di Skolnick), presenza scenica sempre imponente. Davvero: non ci si potrà mai stancare di vedere la passione impiegata da Chuck Billy nel “suonare” il suo microfono, durante gli assoli di chitarra. Il polverone alzato durante il loro show è segno che la gente sottopalco inizia a muoversi davvero.

Disagi provocati dal caldo: Steve DiGiorgio è arrivato sul palco senza occhiali da sole. Dopo mezza canzone, ha indossato gli occhiali da sole. Tutto qui. Questa è la band con l’età media più alta in scaletta, eppure non ha mostrato nessun rallentamento, e nessuna pietà per il proprio corpo.

Amon Amarth a Bologna: foto-report

Il caldo inizia un po’ a calare, sull’arena. Ci pensano gli Amon Amarth, a riequilibrare il tutto, con dei lanciafiamme utilizzati in maniera smodata durante il set. Fuoco ovunque, prime file abbrustolite del caldo, ed effetto scenico di grande impatto.
I vichinghi svedesi sono un gruppo ormai rodato da anni sulla strada, e sanno selezionare alla grande la setlist per un festival come questo, nel quale serve catturare l’attenzione dal primo all’ultimo minuto. Forse i suoni non erano perfetti, ma quando sulla scenografia arriva il Jomsviking, ci sembra di essere a bordo di una nave nordica e siamo tutti pronti alla battaglia.

Disagi provocati dal caldo: Ribadiamo che gli Amon Amarth si sono portati i lanciafiamme sul palco, raddoppiando la temperatura per i musicisti. Dicono di aver combattuto il caldo con la birra – per il resto, se ne sono fregati.

Slipknot a Bologna: foto-report

Corey Taylor ha recentemente affermato che gli Slipknot con questo tour vorrebbero creare un feeling sul palco come quello ottenuto dagli Iron Maiden, che danno una impronta precisa all’estetica di ogni tour. I puristi dei Maiden si sono subito triggerati e hanno insultato il cantante, ma oggettivamente come gli inglesi ti portavano in trincea con il tour di AMOLAD, gli Slipknot ti portano in una sorta di complesso industriale dal quale può eruttare fuoco e malattia ad ogni passo.
In poche parole: è tutto spettacolare da vedere.
Come spettacolare è il calcio d’inizio della scaletta, con tre pezzi devastanti: People=Shit per aprire, seguita da due estratti dal primo disco (Sic e Get This). La devastazione nel pubblico è totale. Corey se la ride, ripassa il suo vocabolario italiano (“Ciao Bello / Ciao Bella / [una bestemmia]”), e poi fa una domanda strana. Ci chiede se siamo felici di vedere di nuovo gli Slipknot in tour.
Non ho mai associato la parola “felicità” alla band dell’Iowa. Sollievo dalla merda del mondo, forse. Una valvola di sfogo per chi ha rabbia dentro. Fa strano sentire quella parola in bocca a Corey.
In ogni caso, sì, siamo felici di vederli ancora, perchè il loro show è ottimo. I percussionisti suonano ad altezza vertiginose rischiando di cadere di continuo, e il Clown dimostra dopo tanti anni una sua utilità nascosta, ovvero quella di fungere da seconda voce growl sempre più affiancata alle povere corde vocali di Taylor.
Tutto il gruppo gira libero per l’enorme palco, c’è un senso di movimento continuo – finchè lo show quasi non si arresta completamente, con la sequenza Prosthetics / Vermilion / Custer / Sulfur che rende muto e quasi immobile il pubblico. Sono pezzi ai quali gli Slipknot sono affezionati, ma i fan non reagiscono come sperato, visto che non sono inni generazionali come l’assente Wait And Bleed.
Ci si riprende nel finale, che dimostra come All Out Life sia un “classico moderno” già cantato a gran voce, seguita da Duality e, nei bis, Spit It Out e Surfacing. Nessno si fa sfuggire l’ultima occasione per pogare e urlare, vivendo il concerto fino alla fine.
Il caldo e la stanchezza sono valse la pena.

Disagi provocati dal caldo: Ragazzi, Corey Taylor è salito sul palco con un bel cappotto. Caldo, ampio. Ha cantato tre pezzi così. Ricordate quando raccontavano che il caldo delle maschere li faceva impazzire, ci vomitavano dentro a volte, per essere più incazzai durante la performance? Ecco, questa è la versione “full body”. Di sicuro lo stipendio se l’è guadagnato.

Arena Parco Nord: com’è nel 2019?

Fra i metallari di vecchia data, c’era molta curiosità riguardo alla riapertura dell’Arena Parco Nord (al secolo anche “Arena Joe Strummer”), perchè da ben 5 anni non veniva utilizzata, dopo essere stata teatro di grandi festival del passato.
Ebbene, non è cambiato niente. E’ sempre una piacevole arena naturale, con la collinetta ad anfiteatro verso il palco, e zero possibilità di trovare ombra durante il giorno.
Come novità, c’è la distribuzione di acqua gratuita presso tre punti specifici.
Altra novità importante: ora l’apertura è su Via Stalingrado (ovvero, guardando il palco sulla sinistra, non più sulla destra), e non ci sono più le famose barricate di lamiera in cima alla collina – l’area adesso include anche la parte dietro la collina, dove è posto il metal market e l’area cibo.
Ma per il resto, se ci siete stati tempo fa, avrete una buona idea di com’è adesso, pronta ad ospitare tutti gi eventi del Bologna Sonic Park.

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