Sono Tornato, l’Italia di oggi vista attraverso gli occhi di un resuscitato Benito Mussolini

Poco più di 3 anni fa l’attore Oliver Masucci girava per le strade di Berlino con alcune guardie del corpo al seguito, perché vestito e truccato da Adolf Hitler. I passanti, tra lo sgomento, la rabbia, gli insulti e la curiosità generale, non potevano sapere che Masucci era il protagonista di un film che ha poi fatto clamore, Lui è Tornato, tratto dall’omonimo best-seller di Timur Vermes e diretto da David Wnendt. Campione d’incassi in patria, uscito nelle sale d’Italia con Nexo Digital per solo 3 giorni prima di approdare su Netflix, Lui è Tornato è andato incontro ad un più che sensato remake tricolore. Tolto Adolf Hitler, Luca Miniero ha resuscitato Benito Mussolini.

Regista di un altro celebre remake (francese), Benvenuti al Sud, Miniero ha qui osato riportare in vita un dittatore da tempo riabilitato dalla politica nazionale. Perché sia il fascismo che il Duce sono stati abbondantemente recuperati dalle varie classi dirigenti succedutesi in 70 anni di Repubblica e dai media nazionali. Colpa di un’inesistente memoria storica e di una sconfortante ignoranza di fondo che passati 80 anni lo stesso Mussolini ritrova con sconcerto. Ad indossarne gli abiti un grande Massimo Popolizio, piovuto dal cielo nel cuore di una Roma multietnica e aperta ai matrimoni gay. Co-sceneggiato da Nicola Guaglianone, sceneggiatore de Lo chiamavano Jeeg Robot e Benedetta Follia, il film deforma la realtà attuale mostrandocela attraverso gli occhi di Mussolini, ideatore della propaganda e affabulatore di popoli, oggi come ieri.

Cinica satira socio-culturale per sottolineare con dovuto allarmismo la deriva populista ed estremista a cui stiamo andando incontro, nonché la sconcertante facilità con cui questo Paese ciclicamente dimentica il proprio passato, tanto violento quanto discriminatorio e dittatoriale. Come avvenuto con Benvenuti al Sud anche in questo caso Miniero si mantiene fedele alla pellicola originale, replicandone i passi principali, mostrando l’illogica indulgenza dell’italiano nei confronti di una mostruosità chiamata fascismo. Il taglio documentaristico, tra candid camera, interviste e riprese a tema libero, amplifica il concetto di ‘reale’ all’interno di un’opera di finzione, rendendo la visione automaticamente ancor più disturbante, mentre sorrisi amari che sfidano l’incredulità si alternano a grasse risate che suscitano imbarazzo. Vergogna.

La ‘pancia’ del Paese è quella a cui il resuscitato Benito Mussolini, visto da tutti come un comico, un semplice imitatore, guarda, ottenendo consensi sempre più crescenti, indignazione dopo l’uccisione di un indifeso cagnolino ed infine, puntuale, il perdono. Un mostro che nessuno parrebbe vedere come tale, se non una redattrice televisiva schifata dal successo tv ottenuto dallo show interamente centrato sul Duce, e il suo ‘creatore’, ovvero un giovane documentarista che dopo averlo trovato vagabondare per strada lo tramuta in fenomeno social, protagonista virale. Neanche a dirlo sono gli anziani che hanno vissuto sulla loro pelle 20 anni di dittatura, le bombe della guerra e l’orrore delle leggi razziali a riconoscerlo, a vedere in quegli occhi l’odio, la follia, il male del Benito originale, a fargli cadere la maschera. Una generazione presto perduta, segnata dall’Alzheimer e ahinoi travolta da decenni di revisionismo storico, in grado di formare elettori impreparati, demagogici, tolleranti, per non dire addirittura nostalgici nei confronti di un’epoca passata che nessuno dovrebbe mai augurarsi di ritrovare.

E se lui, Benito Mussolini, tornasse davvero?‘, si chiede la pellicola di Miniero proiettando sulla ridicola figura del Duce l’inquietante presente politico fondato sulla paura, sull’odio, sulla propaganda mediatica che con l’avvento dei social e delle tecnologie si è fatta persino più battente e ficcante. Popolizio, che giganteggia al fianco di un Frank Matano frenato dai soliti limiti che lo vedono banalmente ripetere il classico personaggio lunare, vomita oscenità razziste a getto continuo ricevendo in cambio applausi, attenzioni, risate, microfoni, like social e braccia tese. Ciò che vediamo, attraverso il suo sguardo, è parte dell’Italia di oggi. Una tragicommedia da servire ad un pubblico mainstream che potrebbe non avere gli strumenti adatti per decodificarla, limitandosi a ridere e ad inneggiare il resuscitato Mussolini di Miniero senza provare alcun tipo di inquietudine. Ma questa è un’altra storia.

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Giornalista pubblicista, cinefilo da sempre, per 12 anni tra i redattori di Cineblog.it e da quasi 3 lustri presenza fissa sul web. Ora tra i redattori di Altro Spettacolo.

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