Tg5: restyling soft… anche troppo (video)

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C’era particolare curiosità per il restyling del Tg5, che si è concretizzato lunedì 16 aprile 2018 dopo due settimane di “lavori in corso” i quali hanno inciso sulla messa in onda del telegiornale e comportato il ricorso allo split screen e/o a uno schermo fisso (con la sala regia o il colore blu come sfondo) in attesa che fosse pronto il nuovo studio.

Alla vigilia Clemente J. Mimun aveva rilasciato numerose interviste, ricordando che, “quando sono diventato direttore nel 2007, avevo fatto levare dalla sigla il mappamondo, un po’ vecchio stile. Ma poi, a parte un restyling intermedio, non abbiamo mai rivoluzionato così profondamente l’immagine del Tg5“.

Ma parlare di “rivoluzione profonda” sembra eccessivo.

Lo stesso Mimun aveva aggiunto sulle novità: “La testata ha un design più netto, con un numero 5 che rimanda graficamente all’idea del biscione simbolo della rete su un’immagine sdoppiata della Terra. Il nuovo studio è più chiaro e moderno, sempre puntando sull’accoppiata storica di colori: rosso e blu”.

Di fatto, però, il refresh è stato particolarmente soft e ha interessato il logo (in concomitanza con quello nuovo di Canale 5), le sigle d’apertura e chiusura (il sottofondo musicale è quasi identico ma del resto modificarlo sarebbe stato un “delitto”), la grafica in sovraimpressione (con lo sfondo blu che riporta i nomi dei giornalisti o degli intervistati e quello bianco che indica la città del fatto, “servizio”, “inviato” o “montaggio” e il riassunto – con testo in movimento – del contenuto del pezzo).

Anche lo studio è sostanzialmente rimasto quello degli ultimi anni, a parte l'”aggiornamento” degli sfondi (dominano pezzi di mappamondo). La scrivania circolare consente – come prima – di farvi “ruotare” il conduttore/la conduttrice a seconda dell’orario di messa in onda (le 6 con Prima Pagina, le 8, le 13, le 20 e la notte). Ma la telecamera resta sempre fissa durante il lancio del servizio e (tranne in parte nell’edizione di prima serata) non c’è un’alternanza con un’altra inquadratura e/o con una foto o un titolo grafico che riassuma ciò che sta per andare in onda (come accade al Tg1, Tg2, Tg3, Tg4 e Studio Aperto, facilitando così la comprensione della notizia e rendendo meno “ingessata” la visione).

Insomma nessuna trovata scenica ma la stessa (o quasi) regia di sempre. SkyTg24 e i notiziari Rai restano per ora su un altro “pianeta” per confezione e uso dello studio. Fermo restando che alla fine ciò che (dovrebbe) conta(re) di più sono esclusivamente i contenuti.

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Fabio Traversa nasce a Bari l'11/01/1981 e, dopo alcuni mesi di vagiti e poppate, i suoi genitori si rendono conto che non riesce a fare a meno della lettura giornaliera di quotidiani, riviste, libri. Deve assolutamente essere a conoscenza dell'ultim'ora di cronaca, dei risultati di calcio e delle notizie sul panorama televisivo. E così al percorso scolastico (diploma al liceo classico e laurea in Giurisprudenza) si affianca il contatto diretto con il mondo del giornalismo (è pubblicista dal 21 ottobre 2003). Oltre a essere stato collaboratore di alcuni quotidiani locali o addetto stampa di enti pubblici o partiti ha curato (per oltre 10 anni) Reality&Show, fiore all'occhiello della blogosfera nella sezione spettacoli, e ha scritto per Tvblog.it, Soundsblog.it e GossipeTv.com. Da gennaio 2018 è autore su AltroSpettacolo.it.

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