The Orville review: la parodia “Trek” per inguaribili nostalgici

 

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Star Trek torna in tv in formato parodia con The Orville, una serie omaggio in onda anche in Italia su FOX a partire dall’11 gennaio 2018, creata e interpretata da Seth McFarlane, che per l’occasione mette in pratica tutti i desideri di un “trekker”, poiché McFarlane in primis è un fan dell’iconico universo creato da Gene Roddenberry e poi un produttore televisivo di successo, sue le amate e graffianti serie d’animazione “I Griffin” e “American Dad”. I fan di Star Trek ricorderanno i cameo di MacFarlane nella serie tv prequel “Enterprise” in cui ha interpretato il Guardiamarina Rivers nell’episodio 20 della terza stagione “I Dimenticati” e nell’episodio 15 della quarta stagione (“Virus Letale”).

 

La trama

 

The Orville vede protagonista Ed Mercer (Seth MacFarlane), un ufficiale della linea di navi spaziali esplorative dell’Unione Planetaria, la cui carriera ha subito un tracollo a seguito del suo divorzio. A Mercer viene data la possibilità di riscattarsi quando riceve il comando della Orville, solo per scoprire che la sua ex moglie, Kelly Grayson (Adrianne Palicki), è stato assegnata come suo primo ufficiale. Ispirata alla serie televisiva Star Trek, la serie racconta la storia di Mercer, Grayson e dell’equipaggio della Orville mentre si imbarcano in varie missioni diplomatiche ed esplorative girando in lungo e largo la galassia.

 

Perché guardarlo

Star Trek, perlomeno quello di Gene Roddenberry, ha concluso il suo percorso con la serie tv prequel “Star Trek: Enterprise” con il capitano Jonathan Archer e l’equipaggio della NX-01 che ci hanno raccontato in quattro coinvolgenti stagioni le prime esplorazioni “a curvatura” della flotta astrale, sotto l’egida e la supervisione dei Vulcaniani e circa un secolo prima della “Serie Classica”. La serie “Enterprise” chiudeva i battenti maggio del 2005 e i fan di Star Trek dovranno attendere quattro lunghi anni prima che il franchise venga rilanciato al cinema in formato “reboot “con JJ Abrams che concepisce uno Start Trek “next-gen”, operazione di successo che figlierà due sequel e una nuova linea temporale in cui ritroveremo Kirk e il suo equipaggio ringiovaniti ad hoc e supportati da effetti speciali di ultima generazione e azione a gogo, allo scopo di catturare una nuova fetta di spettatori cresciuti a pane e videogames.

The Orville si pone idealmente tra “Enterprise” e il reboot spartiacque di JJ Abrams e cerca di “consolare”, metaforicamente parlando, tutti quei fan che non si sono ritrovati nel nuovo Star Trek e che ritengono che lo spirito delle serie tv e dei film per il cinema originali sia andato in parte perduto, anche se già il terzo film “Star Trek Beyond” e la nuova serie tv “Star Trek: Discovery” abbiano notevolemente aggiustato il tiro, con i temi dell’esplorazione e del viaggio che in “Discovery” sono stati integrati in modo originale all’interno della trama. The Orville quindi strizza l’occhio ai fan di lunga data di Star Trek e lo fa con un approccio che gioca sul filo della parodia irriverente senza mai sconfinare nello sberleffo gratuito, l’approccio è simile a quello adottato dalla commedia “Galaxy Quest” e dal cult “L’alba dei morti dementi” aka “Shaun of the Dead”.  Il risultato è un divertito, divertente e sentito omaggio ad un franchise / genere che ha fatto la storia della televisione, imitato ma mai eguagliato, che con il suo intrigante mix di scienza e fantastico ha ispirato una generazione di scienziati, astronauti e piloti e creato un fandom appassionato e particolarmente attivo. The Orville è un prodotto per “trekker” nostalgici come si evince già dalla familiare silhouette dell’astronave e dalla suggestiva sigla iniziale in cui si saccheggia l’amata serie tv “Star Trek: Voyager”, per poi narrare una serie di missioni, situazioni e dinamiche condite da uno humour a tratti surreale, ma sempre ben calibrato all’interno di un universo che i fan troveranno gradevolmente familiare.

The Orville potrebbe non piacere a chi non ama le parodie in generale, a chi pensa che i nuovi “fiammanti” Star Trek siano migliori dei film originali, e qui si potrebbe aprire una diatriba in stile “Star Wars” e Trilogia originale vs. Trilogia prequel, ma preferiamo evitare. The Orville quindi va letto oltre la semplice parodia, ma i veri Trekker siamo certi sapranno cogliere questa sfumatura mentre per tutti gli altri (critica americana inclusa) c’è sempre un posto a bordo della Discovery. Ricordiamo che The Orville è stata rinnovata per una seconda stagione.

 

Cast e personaggi

 

Seth MacFarlane è Ed Mercer, il capitano dell’Orville. Seth MacFarlane ha doppiato l’irriverernte orsetto Ted nella commedia “Ted” e nel sequel “Ted 2” e ha diretto e interpretato da protagonista la parodia western “Un milioni di modi per morire nel West”. L’impronta “comedy” della serie ha permesso a MacFarlane di interpretare un capitano di astronave a suo modo “unico” rispetto all’universo di Star Trek, un personaggio preda delle sue emozioni, ma prode e risoluto all’occorrenza.

Adrianne Palicki è il Comandante Kelly Grayson, il primo ufficiale della Orville ed ex-moglie di Ed Mercer. L’attrice ha recitato nella serie tv “Friday Night Lights” nel ruolo di Tyra Collette e al cinema nel remake “Red Dawn – Alba Rossa” e nel sequel “G.I. Joe – La vendetta”.

Penny Johnson Jerald è la dottoressa Claire Finn, il capo ufficiale medico dell’Orville, in possesso del grado di tenente comandante. Il personaggio è chiaramente ispirato alla dottoressa Beverly Crusher ufficiale medico della USS Enterprise in “The Next Generation”, la Jerald è nota per i ruoli della First Lady Sherry Palmer nella serie tv “24” e del capitano di polizia Victoria Gates nella serie tv “Castle”. L’attrice ha inoltre interpretato il capitano Kasidy Yates in “Star Trek: The Next Generation”.

Scott Grimes è il tenente Gordon Malloy, il timoniere della Orville e migliore amico di Mercer. La dinamica tra Malloy e Mercer strizza l’occhio a quella Archer/Trip della serie tv “Enterprise”. Grimes è noto al grande pubblico per i ruoli del dottor Archie Morris in “E.R, Medici in prima linea” e del sergente Donald Malarkey in “Band of Brothers – Fratelli al fronte”. Al cinema l’attore ha recitato in “Critters 1 & 2”, “Allarme Rosso” e nel “Robin Hood” di Ridley Scott.

Peter Macon è il tenente comandante Bortus, il secondo ufficiale a bordo della Orville. Il personaggio ricorda molto il klingon Worf di “The Next Generation”. Bortus proviene da Moclus, un pianeta la cui industria principale è la produzione di armi e i cui abitanti, i Moclan, sono una specie di genere singolo (sebbene statisticamente nasce una femmina Moclan ogni settantacinque anni). Peter Macon è un attore di teatro e televisivo con all’attivo ruoli in svariate serie tv tra cui “Law & Order”, “Supernatural”, “Dexter”, “Bosch” e “Shameless”.

Halston Sage è il tenente Alara Kitan, il giovane capo della sicurezza della Orville. È un membro della razza Xelayan che abita un pianeta con una forza di gravità molto elevata, elemento che dona ad Alara una forza sovrumana a dispetto del suo aspetto “minuto”. Kitan sembra un mix tra la Tasha Yar di “The Next Generation” e la B’Elanna Torres di “Voyager”. La Kitan ha interpretato ruoli ricorrenti nelle serie tv “How to Rock” e “Crisis”, mentre al cinema è apparsa in “Piccoli Brividi”, “Cattivi vicini”, “Prima di domani” e “Un weekend da bamboccioni 2”.

J. Lee è il tenente John LaMarr, timoniere della Orville. L’attore J. Lee è noto soprattutto come doppiatore e in questa veste ha collaborato con Seth MacFarlane nelle serie animate “I Griffin”, “American Dad” e “The Cleveland Show”.

Mark Jackson è Isaac, ufficiale scientifico e ingegnere della Orville. Isaac è un membro della razza artificiale e non biologica di Kaylon-1 che considera le forme di vita biologiche, inclusi gli umani, come inferiori. Il personaggio oltre ad avere il nome dello scrittore di fantascienza Isaac Asimov, ideatore delle “Tre Leggi della Robotica”, il personaggio è chiaramente ispirato al Data di “The Next Generation” e come quest’ultimo trascorre il viaggio cercando di apprendere il più possibile sul comportamento umano. L’attore Mark Jackson è apparso anche nella soap-opera “The Royal Today” nel ruolo di Gavin Peacock.

 

Curiosità

  • In “Star Trek: The Next Generation”, la voce del computer è di Majel Barrett, la moglie di Gene Roddenberry creatore di Star Trek. La voce del computer in “The Orville” è di Rachel MacFarlane, la sorella del creatore di The Orville, Seth MacFarlane.
  • L’astronave “Orville” prende il nome da Orville Wright, uno dei fratelli Wright. I fratelli condussero con successo il primo volo libero / controllato di un aereo a motore il 17 dicembre 1903. C’è un piccolo modello del Flyer Wright sulla scrivania del Capitano Mercer.
  • Il tenente comandante Bortus assomiglia ad un Klingon. Bortus era il nome della nave che trasportava il klingon K’mpec in “Star Trek: The Next Generation”.
  • L’Ammiraglio Halsey (Victor Garber) è anche il nome di un ammiraglio della flotta americana nella Marina degli Stati Uniti. Durante la seconda guerra mondiale comandò la terza flotta statunitense per buona parte della guerra contro il Giappone. La nave ammiraglia di Halsey all’inizio della seconda guerra mondiale era la U.S.S. Enterprise, che divenne l’ispirazione per l’astronave di “Star Trek”.
  • Le marcature esterne della Orville riportano: ECV-197 ORVILLE.

 

La USS Orville

La USS Orville è una delle 3000 astronavi nell’Unione Planetaria. È classificata come vascello di tipo esplorativo, un veicolo spaziale all’interno dell’ala militare dell’Unione con lo scopo di esplorare e tracciare quadranti della galassia inesplorati. La nave dispone di un equipaggio di 300 membri.

Come una nave di livello medio, l’Orville è considerevolmente più piccola di un incrociatore pesante dell’Unione. Come altre navi dell’Unione dispone di un ponte comando, un’infermeria, alloggi per l’equipaggio, una prigione, una sala macchine, un hangar d’attracco e una mensa.

Inoltre la nave ospita due navette all’interno dell’hangar d’attracco: la ECV-197-1, navetta a sei posti e la ECV-197-2, una navetta di riserva.

Il sistema di propulsione del velivolo, l’unità quantica, è basato su motori quantici che utilizzano come fonte di energia il Dysonium, da non confondere con il “Disodium” elemento citato in “Star Trek: Enterprise” (Episodio 1X17) . La configurazione di guida della Orville fornisce alla nave velocità superiori a 10 anni luce l’ora, oltre 87.660 volte la velocità della luce.

Assegnata all’esplorazione dello spazio, la Orville non è concepita per il combattimento o la guerra, sebbene disponga di armamenti di tutto rispetto per affrontare pericoli inaspettati.

Schermi deflettori: L’Orville vanta una griglia di schermatura ad alta capacità per proteggersi dagli impatti e dalle armi nemiche. Questi scudi possono essere ottimizzati per affrontare minacce specifiche quali tempeste di plasma, radiazioni, ecc.

Cannoni a impulsi: impulsi di energia o particelle (la natura esatta deve ancora essere stabilita). Più precisi dei siluri, in grado di effettuare attacchi di precisione contro punti strategici su una nave nemica, ma non abbastanza potenti da penetrare immediatamente nei deflettori di una nave avversaria.

Siluri al plasma: L’Orville ha sei tubi lanciasiluri, due sono vicini al suo vano navette e quattro sul suo scafo principale. Capace di fuoco rapido, se necessario l’Orville può anche lanciare l’intera salva dei siluri in una singola scarica. I siluri sono più potenti dei cannoni a impulsi di energia, più efficaci contro i deflettori più potenti, ma non altrettanto precisi.

 

 

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Fonte: Fox Italia / The Orville Wiki

 

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