The Rain, su Netflix arriva la pioggia infetta che stermina l’umanità….”anziana”

The Rain su Netflix

Dopo aver visto i tre episodi mandati ai critici ho voglia di continuare” dice il giornalista di The Hollywood Reporter nella sua recensione dei primi tre episodi di The Rain la nuova serie tv di Netflix. Una frase che in diverse declinazioni torna in molti commenti esteri e nazionali e che conferma la buona riuscita della serie tv. Almeno dal punto di vista di Netflix e di chi l’ha prodotta.

The Rain nasce come una serie tv di Netflix e quindi, proprio per questo, pensata per essere consumata nel giro di qualche ora, di un paio di giorni al massimo. Così Lars la può vedere in Svezia lo stesso giorno di Mario in Italia di Emile in Francia di Steve negli Stati Uniti di Pablo in Colombia e poi ciascuno può suggerirla all’amico, che la consiglia ad un altro, e così via. Finchè mese dopo mese c’è sempre qualcuno che entra nella propria pagina Netflix e inizia a vedere The Rain. La formula del passaparola montante che ha fatto la fortuna de La Casa di Carta, giusto per citare un recente caso di successo, e che Netflix spera di replicare con The Rain.

La prima serie tv danese di Netflix scappa dalle classiche formule nordiche, dei crime thriller oscuri e ossessionanti (vedi The Killing o The Bridge per avere un’idea), per raccontare una storia internazionale che di danese o scandinavo ha solo il candore della pelle del protagonista e il paesaggio boschivo in cui sono immersi. Per il resto è una vicenda transnazionale, che potrebbe capitare ovunque, che racconta temi universali come amore, gelosia, sopravvivenza, diffidenza verso l’altro, ma anche fino a quando si resta umani in condizioni in cui l’umanità non esiste più.

Potrà più o meno piacere ma il genere Young Adult, quei prodotti narrativi confezionati ad arte per essere visti da un determinato tipo di pubblico per lo più identificato con gli under 30 (ad essere generosi, under 23 forse sarebbe più accurato) che grazie a Netflix e alla sua platea di giovani, in cerca di storie cui identificarsi, sta trovando una nuova vita e una nobilitazione generalista.

Punti di forza: il ritmo e l’ambientazione

Punti di debolezza: la classica storia di sopravvivenza per di più con protagonisti adolescenti

The Rain si esalta grazie al ritmo serrato, che tiene incollato allo schermo, ad una storia che non divaga dal suo obiettivo principale, intrattenere, senza concedere troppo all’analisi psicologica dei suoi personaggi. Una “fast-series”, se mi passate il termine, pronta per essere consumata e poi gettata in attesa di passare ad altro.

Se piace il genere. Se non cercate modi di sopravvivere e alla vista di poco più che ventenni davanti ad uno schermo scappate a gambe levate, non è un prodotto per voi e il suggerimento è di passare direttamente ad altro. Un’opzione sicuramente non complicata considerando che stiamo vivendo nell’era della peak tv (e se cercate qualche suggerimento nel nostro calendario delle partenze italiane trovate tutto quello che è a disposizione nel nostro paese).

The Rain come vederlo?

La prima stagione di The Rain sarà rilasciata su Netflix dal prossimo 4 maggio sia doppiata che in versione originale con sottotitoli.

The Rain la trama

La prima serie tv danese di Netflix, The Rain, è ambientata in un futuro in cui a causa di un virus trasportato dalla pioggia e che infetta l’acqua, gran parte della popolazione è stata decimata, lasciando i pochi rimasti in vita a combattere per cercare di sopravvivere. Rasmus e Simone sono un fratello e una sorella che, tramite il padre che lavora per l’Apollon una misteriosa società, sembrano avere diversi legami con quanto sta succedendo nel mondo. In un mondo senza regole, in cui bisogna solo pensare a sopravvivere, c’è ancora posto per trovare l’amore, per la gelosia, per la rivalità e per tutti quei sentimenti tipici dell’uomo.

The Rain il cast

Creatori: Jannik Tai Mosholt, Christian Poalivo, Esben Toft Jacobsen
Cast: Alba August, Lucas Lynggaard Tønnesen, Mikkel Følsgaard, Angela Bundalovic, Sonny Lindeberg, Jessica Dinnage
Produzione: Miso Film, Netflix

The Rain su Netflix

The Rain le reazioni internazionali

Trovare qualcosa di culturalmente specifico in The Rain è complicato. […]non avrà difficoltà a raggiungere il pubblico americano, considerando che fondamentalmente è un normale prodotto CW o Freeform.
THR

The Rain non si sofferma troppo sulle emozioni e sulla confusione psicologica dei protagonisti, usciti dopo essere stati chiusi per se anni in un bunker. Sostanzialmente conta solo la storia in The Rain.
The Atlantic

The Rain è qualcosa di più di un The Walking Dead per teenager
Digitalspy

 

About Riccardo Cristilli 232 Articles
Costantemente perso nel Sottosopra, su un'isola, in un universo parallelo in attesa di ricevere l'invito a corte, finendo però in una famiglia moderna. Anni '50, '60, oggi, nel futuro, nel medioevo, nello spazio o in un mondo fantastico. Follia? Probabile, un destino ineluttabile per star dietro a oltre 500 serie tv!

4 Commenti

  1. Nel giro di nemmeno dieci minuti dall’inizio della prima puntata il figlio minore ha, nell’ordine: 1) provocato un tamponamento a catena lungo l’autostrada, impedendo alla famiglia di raggiungere agevolmente il bunker; 2) causato la morte della madre, dopo aver trasgredito a un suo preciso ordine.
    Ora, sarà anche la chiave per salvare l’umanità, ma quel bambino lo ucciderei a mani nude con immenso piacere.
    Odio, ripeto odio, le serie dove i personaggi agiscono come degli emeriti imbecilli.
    Per me la visione di questo telefilm finisce qui.

    • Adoro il tuo commento, e approvo al cento per cento. Un po’ come quei film, non aprire la porta, non vedere la cassetta, non rispondere al telefono. Ps. a parte la fotografia abbastanza coinvolgente il resto lascia a desiderare.

    • Sono riuscita a superare l’istinto omicida, nonostante sia mamma, per il piccolo Rasmus, un bambino la cui compagnia farebbe l’effetto di un potentissimo anticoncezionale a qualsiasi donna.Andando avanti sono rimasta avvinghiata (va beh, non esageriamo…)al divano per due orette buone.Diciamo che in tv non c’era davvero nulla e ormai ci siamo bruciati il 99 % delle serie, ma…ci vedo del potenziale.

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