The Wall, cosa ha funzionato e cosa no nel game show di Canale 5

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L’esperienza di The Wall si sta per concludere: il nuovo game show di Canale 5, partito dopo un grande battage pubblicitario, non ha deluso negli ascolti, ma ora che la prima edizione (Gerry Scotti ha già annunciato che saranno realizzati nuovi episodi, con la possibilità anche di una puntata vip) si sta chiudendo, si può trarre un bilancio di questa novità invernale, una delle poche (se non l’unica) ad essere approdata sulla tv generalista. Cerchiamo, allora, di capire, cosa ha funzionato e cosa invece non ha funzionato in The Wall.

The Wall, cosa ha funzionato

La scenografia e le musiche

Un muro alto 12 metri, indubbiamente, non può non lasciare indifferenti. Uno dei punti di forza del format e protagonista stesso del gioco, il Muro, un po’ come la botola di Caduta Libera, è diventato presto un personaggio a tutto tondo che, come ha ripetuto Gerry Scotti a mo’ di tormentone, “a volte dà, a volte prende”. A dare maggiore atmosfera al tutto anche una “colonna sonora” ovviamente preconfezionata e parte del “pacchetto” del game show utilizzata in tutto il mondo ma con inserti scelti appositamente per ciascuna delle fasi di gioco, dalla presentazione del Muro, all’ingresso dei concorrenti, fino alla cascata delle sfere verdi o rosse ed alla decisione finale.

Gerry Scotti

Dopo un inizio un po’ teso e rigido, Scotti è riuscito ancora una volta a cucirsi addosso il programma, sapendo dosare l’ironia nelle fasi di gioco, diventando quasi un amico dei concorrenti e scaldandosi lui stesso di fronte agli esiti dei lanci delle sfere dal Muro. E’ riuscito, insomma, a rendere molto più familiare un format presentato come evento e che rischiava di prendere troppo le distanze dal pubblico che si riunisce davanti alla tv poco prima di cena. Confermandosi, ancora una volta, come uno dei migliori conduttori di quiz che ci siano in Italia.

La creazione dell’evento

Come detto The Wall è stato presentato al pubblico come un vero e proprio evento tv, per diversi motivi: innanzitutto, era da tempo che Canale 5 non sperimentava un nuovo format all’ora di cena, ed anche perchè viste le cifre che si possono vincere, The Wall può davvero cambiare la vita ai concorrenti in gara. Produrre 50 puntate, senza proroghe, nonostante il successo di ascolti, è stata sicuramente un’ottima decisione: ora non resta che sperare che Mediaset non sprema il Muro con puntate speciali (cosa che, vedi sopra, sembra possibile), e con una programmazione sempre più lunga: il rischio è di rovinare l’effetto interesse, come avvenuto con un altro show-evento, ovvero Chi vuol essere milionario.

The Wall, cosa non ha funzionato

I concorrenti (ma non tutti)

Fondamentale, in un gioco come questo dove non c’è la figura del “campione”, che i concorrenti instaurino subito con il conduttore e con il pubblico da casa un’empatia che possa permettere a tutti di immedesimarsi in loro. Il lavoro di casting deve essere preciso, basarsi non solo sulle conoscenze nozionistiche ma anche sulla simpatia suscitata. E The Wall, in questo, non sempre è riuscito: alcune coppie di concorrenti non hanno appassionato, i loro sogni da realizzare con l’eventuale vincita erano un tantino lontani dai reali desideri della gente comune, come a dire “ho già tutto, se vinco mi tolgo uno sfizio”. Questo non vale chiaramente per tutte le coppie: alcune, soprattutto nella seconda parte della prima edizione, sono riuscite a cogliere subito la simpatia dei telespettatori, che si sono messi a tifare per loro ed i loro sogni.

Le urla

Fin dalla prima puntata i social network si sono affollati di persone che scrivevano: “Perchè devono urlare così tanto a delle palle che tanto cadono dove vogliono loro?”. Effettivamente, il tifo da stadio per delle sfere che, causa forza di gravità, sarebbero comunque scese dal Muro è sembrata eccessiva. Nel corso delle puntate, quest’aspetto è stato levigato, ed i concorrenti hanno urlato di meno, consapevoli di non poter controllare la gravità. Per la gioia nostra e delle nostre orecchie.

Il product placement

Ma come, prima si esalta il “bianco che più bianco non si può” della stanza d’isolamento, e poi vi si piazzano capsule e macchine per il caffè? Il product placement è sicuramente una bella cosa per un programma, perché vuol dire che va così bene che le aziende vi vogliono investire, ma deve essere fatto bene. Così, il caffè nella stanza d’isolamento o la bottiglia di spumante da stappare a fine puntata, anche se i concorrenti non hanno vinto niente, sono sembrati un po’ fuori contesto. Meglio, piuttosto, la tesserina del decoder assegnata durante il primo round o il divano regalato se la sfera casca nello slot con la stellina: meno invasive e più assimilabili dal pubblico.

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About Paolino 27 Articles
Bresciano, da sempre appassionato di piccolo schermo ed a suo agio nel vortice delle serie tv: datemi un episodio dei Simpson, fatemi rivedere il finale di Lost, divertitemi con The Big Bang Theory, regalatemi qualche mese di abbonamento a Netflix o Amazon e nessuno si farà male.

4 Commenti

    • Anche a me piacerebbe fosse meno people show e più quiz! Ma ormai lo stampo di Gerry è quello. Bisognerebbe avere il coraggio di sperimentare un nuovo format con un nuovo conduttore.

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