Le verità là fuori

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Le risposte sono qui. Bisogna sapere dove guardare

La verità è là fuori.

Là fuori, oltre alla verità, ci sono centinaia di altre teorie, ipotesi e supposizioni secondo cui, rispetto al mondo che conosciamo attraverso i nostri sensi e rispetto a quello che ci raccontiamo attraverso la storia, la scienza e il giornalismo, ci sarebbe molto di più. Sono tutte raggruppabili nelle cosiddette teorie del complotto e possono anche essere affascinanti, divertenti ed esteticamente appaganti, ma possono anche distorcere la realtà a proprio piacimento e portare grandi quantità di persone a credere sempre più fermamente che là fuori, appunto, ci siano maschere da sollevare per scoprire cosa c’è davvero, per vedere finalmente quello che ci nascondono.

È un mondo quasi totalmente a sé stante quello delle teorie del complotto o della cospirazione, che non lascia fuori nessun angolo della società globalizzata: ovunque voi andiate, troverete qualcuno che vi sussurrerà un dubbio, che vi metterà nell’orecchio una pulce su come i governi, i potenti del mondo (di questo o altri mondi) stiano nascondendo fatti sconcertanti, per i motivi più vari che cambiano a seconda delle versioni.

Si potrebbe pensare che questa specie di tradizione di vivere alla ricerca di una verità alternativa che ci viene occultata sia particolarmente radicata nella storia dell’umanità. Eppure la prima volta che il termine conspiracy theory appare nella letteratura anglosassone è in un testo del 1870 pubblicato nel The Journal of Mental Science.

Con l’avvento di internet e, soprattutto, grazie all’affermazione di quel gigantesco mondo costituito dai social network, con una produzione di contenuti accessibile a tutti e totalmente orizzontale, le teorie del complotto hanno spiccato il volo e sono diventate una componente quasi quotidiana della vita di ciascuno di noi.

Tra i frequentatori dell’internet si nascondono versioni più o meno credibili di moderni Mulder e Scully: da una parte i credenti, che si fidano ciecamente delle teorie e diventano soldati di un esercito che vuole contrastare coloro che nasconderebbero la verità, e dall’altra gli scettici. Nel migliore dei casi questi ultimi si limitano a una scrollata di spalle, a un «ok, va bene, curiosa questa teoria, ma le prove?». Ma è quando le due categorie si incontrano che nasce lo scontro, che si manifesta, spesso, in flame-fiume. Capita che una parte ceda alle persuasioni dell’altra? A volte. Molto più spesso quel che vien fuori è solo qualcosa di molto simile a una guerra di religione.

Non abbiamo citato Mulder e Scully a caso: tra tutte le serie tv degli ultimi anni, The X-Files è sicuramente quella che più di tutte è riuscita a portare in tv quella che si può definire Narrativa della cospirazione, in cui le teorie del complotto non solo trovano spazio con lo scopo di intrattenere il pubblico, ma diventano anche funzionali a raccontare un mondo che cambia e che è diventato sempre più sospettoso nei confronti di chi lo governa.

Proprio da questa sensazione partiva la decima stagione, andata in onda su FOX due anni fa, dopo una lunga pausa televisiva di dodici anni.

«Da quando la serie tv si è conclusa nel 2002, il mondo è un posto molto differente»,

aveva ammesso a TvGuide il creatore dello show Chris Carter.

«Nessuno voleva sentire delle teorie cospirative sul Governo. Volevamo sapere come il Governo ci proteggeva. Eravamo ossessionati dalla sicurezza ed eravamo disposti a rinunciare a diritti e libertà per averne. Ora viviamo in un mondo in cui vediamo la mancanza di questi diritti e libertà, il loro abuso e lo sviluppo delle tecnologie. Il Governo ha ammesso di spiarci [il riferimento è chiaro, agli eventi che in Italia sono stati ribattezzati con l’anglicismo Datagate. Grazie al whistelblower Edward Snowden abbiamo scoperto che esiste un colossale programma di sorveglianza globale delle comunicazioni digitali, chiamato PRISM, per esempio, ndr]. Credo che ci abbia dato tempo per fermarci e creare un modo di incredibile diffidenza».

La narrativa della cospirazione, insomma, ha occupato sempre più spazio all’interno di un programma che inizialmente voleva giocare con le cospirazioni e metterle al servizio di un’altra narrazione, quella fantascientifica, a cui The X-Files è sempre rimasto fedele.

Qualcosa, però, è cambiato, e Carter, quando gli si è presentata l’occasione di riportare in tv la sua serie, ne ha colto subito le opportunità per far evolvere la sua idea iniziale in qualcosa di sempre più vicino alla nostra realtà.

Paranormale e cospirazioni: un’accoppiata vincente

La Treccani definisce così il termine cospirazione

«Unione segreta di più persone che s’accordano per conseguire uno scopo comune, per lo più di natura sovversiva, contro lo stato, le sue istituzioni, o in genere contro chi detiene il potere».

La segretezza dell’idea di cospirazione va a nozze con il paranormale, che per definizione vive di segreti e di misteri da svelare. Un’accoppiata, quella tra cospirazione e paranormale, appunto, che diventa la base da cui è partito X-Files, che ha generato, negli anni, anche numerose analisi ed approfondimenti extratelevisivi. Uno di questo è l’interessante articolo Perchè X-Files è così affascinante?, scritto dal sociologo Erich Goode, professore presso il Dipartimento di Crimologia e di Giustizia Criminale nell’Università del Maryland, che pubblicò nel 2002 all’interno del The Skeptical Inquire (seguendo il link puoi trovare la traduzione del pezzo in italiano, pubblicata sul sito del CICAP).

«Il successo di X-Files», scriveva Goode, «si deve in gran parte all’espressione del paranormale, delle cospirazioni e del populismo. Lo show dice qualcosa che le altre serie non dicono. Il suo fascino deriva dalla confluenza di due idee primordiali: il paranormale ed il pensiero cospiratorio, insieme ad una scia di populismo, che spesso si affianca al paranormale e quasi sempre accompagna le cospirazioni».

La serie, stando all’analisi del sociologo,

«propone una contrapposizione tra un punto di vista legato al paranormale ed alla cospirazione. Gli spettatori, settimana dopo settimana, vedono con i loro occhi le prove del paranormale e delle cospirazoni al lavoro. Vedono gli alieni aggirarsi nell’ombra e l’Uomo che fuma nascondere le prove della loro esistenza».

Le cospirazioni, proprio negli anni Novanta, iniziano a diventare sempre più materia di dibattito nell’opinione pubblica: teorie ed ipotesi secondo cui non ci viene raccontata tutta la verità iniziano a circolare tra gruppi di persone sempre più vasti, facendo nascere l’idea – che poi sarebbe esplosa negli anni Duemila – che i cosiddetti poteri forti stiano tramando contro la gente comune.

Che si tratti di alieni, di virus o di tecnologie avanzate nascoste ai più, si sviluppa la convinzione che non tutto sia alla luce del sole, che qualcosa sia ancora nascosto e che quel qualcosa potrebbe davvero cambiare il futuro dell’umanità. Di fronte a convinzioni di questo genere, serve un nemico da combattere, una nemesi contro cui le teorie cospiratorie debbano abbattersi: un avversario che si trova nella scienza tradizionale.

Contro la scienza tradizionale

La scienza e chi vi lavora, nell’opinione comune è una disciplina che riguarda poche persone e pochi addetti ai lavori: una vera e propria élite, un gruppo ristretto che diventa il bersaglio perfetto delle teorie cospirazioniste. Secondo esse, infatti, la comunità scientifica vorrebbe avere il controllo della verità stessa, facendo passare alla gente comune solo le informazioni meno nocive.

Per questo, sempre secondo Goode, le cospirazioni:

Hanno un punto di vista anti-scientifico, che sostiene che le leggi della fisica possono essere sovvertite. Ma non solo: condannano anche i governi ufficiali, colpevoli di tenere top secret alcune informazioni che potrebbero cambiare il corso dell’umanità.

La narrativa della cospirazione

Credenti contro scettici, governi contro la gente comune, la scienza usata come arma per nascondere la verità: insomma, non ci vuole molto per capire che le cospirazioni si prestano benissimo a diventare pretesto per una vera e propria narrativa a loro dedicata, che prende il nome, appunto, di “narrativa della cospirazione”.

Mark Fenster, professore di legge all’Università della Florida, nel suo saggio del 1999 Conspiracy Theories: Secrecy and Power in American Culture(*), questa narrativa l’ha dissezionata, individuando in questo tipo di narrazione degli elementi base sempre presenti e sempre necessari per sviluppare un racconto che sappia inserirsi in modo credibile nell’universo dei complotti:

  1. un tradimento è in atto, qualcuno vuole farci del male;
  2. non solo i cospiratori vogliono fare del male, ma vogliono colpire soprattutto le persone buone;
  3. i cospiratori sono organizzati, in realtà lo sono tutte le cospirazioni;
  4. le loro azioni sono segrete e clandestine;
  5. sono potenti. In effetti, tutte le teorie della cospirazione rigurdano la distribuzione del potere.

Inoltre, le teorie della cospirazione sono quasi sempre populiste: si legano sempre al punto di vista delle persone comuni e, soprattutto, ai loro diritti, alle loro paure. Non si fidano delle èlite, dei ricchi, dei potenti, degli scienziati. Numerose di queste teorie vedono la scienza come simbolo di queste èlite e la raccontano come opposta al pensiero comune.

Per combattere una cospirazione, prima bisogna crederci. Bisogna rivelare la verità:

Le risposte sono qui, bisogna sapere dove guardareFox Mulder

Solo dicendo la verità a tutti si può controllare la cospirazione e privarla del suo potere.

Il Credente contro lo Scettico in The X-Files

La narrativa della cospirazione prevede due figure principali di cui abbiamo già parlato, quella del credente e quella dello scettico. Solitamente, in passato, questi due ruoli erano ben definiti anche per quanto riguarda il genere sessuale: il credente era sempre una donna, lo scettico –e quindi il più istruito – un uomo.

The X-Files sovverte questa regola e affida ad una donna, Scully, il ruolo della scienziata legata alle leggi della fisica che regolano il mondo ed impedirebbero ogni episodio sovrannaturale. E invece è Mulder il credente, colui che, pur non avendo prove tangibili, cerca di convincere la partner della bontà delle proprie idee.

Il Credente, ovvero l’Eroe che si “sacrifica”

Colui che crede, quindi, non ha solo il compito di diffondere la propria convinzione di quanto le istituzioni stanno tenendo nascosto alla società, ma deve anche agire per raccogliere le prove necessarie a dimostrare quanto sostiene. Per questo, diventa un vero e proprio eroe, spesso solitario, costretto a combattere contro i poteri forti di cui sopra pur di portare alla luce la verità.

È disposto a diventare un outsider, un emarginato, spesso condannato ad essere deriso dalla maggior parte delle persone, pur di raggiungere il proprio scopo. Entra in gioco, insomma, la componente del sacrificio, che deve essere fatto sia dedicando tempo e sforzi per le proprie ricerche, sia rinunciando a quella parvenza di normalità che potrebbe vivere se rinunciasse alle sue convinzioni.

Una volta accettato questo ruolo sacrificale, il Credente inizia la sua missione, prendendo a cuore solitamente una teoria della cospirazione e rendendola propria, analizzandola nei minimi dettagli e cercando di spiegarla nel modo più semplice possibile agli altri. Ma tenendo sempre a mente quel gigante contro cui si sta battendo: la Scienza.

L’eroe, d’altra parte, deve avere i suoi aiutanti. Mulder, per esempio, ha Gola Profonda, un whistelblower (sì, proprio come Snowden) la cui figura è ispirata alla fonte dello scandalo Watergate. Fin dal celeberrimo finale della seconda puntata della prima stagione, Gola Profonda conferma a Mulder tutti i suoi sospetti. Ovvero che gli alieni esistono,

Lo Scettico, ovvero colui che deve essere convertito

A fare da contraltare alle idee del Credente ci sono le idee dello Scettico, figura solitamente più istruita del primo e, soprattutto, più vicina alla comunità scientifica. Lo Scettico, infatti, utilizza le proprie nozioni in campo scientifico e logico per cercare di smantellare le teorie sostenute dal Credente, di cui diventa non un semplice oppositore, ma un vero e proprio nemico della verità e, per questo, in alcuni casi, anche complice delle elite che la nasconderebbero agli occhi di tutti.

Come il Credente, anche lo Scettico ha una missione da svolgere, che è quella di tenere a freno le teorie cospirazioniste attraverso il suo lavoro di ricerca e la presentazione di prove empiriche e teorie affidabili che possano incontrovertibilmente eliminare ogni dubbio sulla plausibilità della teoria complottista avanzata.

UST: la tecnica narrativa della tensione sessuale irrisolta e le fan fiction

Il dualismo credente-scettica si alimenta, in The X-Files, anche grazie a una tecnica narrativa che è nota con l’acronimo UST (Unresolved Sexual Tension), che a volte in italiano diventa URST. Laura Caponnetti, su Finzioni Magazine, la spiega così

Quello dell’irrisolto, sessualmente e emotivamente parlando, è un mondo nel quale ha vissuto la maggior parte di noi, per periodi brevi o lunghi, almeno una volta nella vita. Ognuno di noi ha avuto il suo amore platonico o un atteggiamento stilnovistico nei confronti dell’oggetto delle nostre brame. Perché quando si sta nell’irrisolto ciò che si desidera appare, a volte, così irraggiungibile che quasi si preferisce accettarlo così, piuttosto che impegnarsi veramente per la conquista definitiva. Nelle tensioni sessuali irrisolte il filo conduttore, quasi sempre, è quello dell’impedimento, di qualsiasi natura come  un matrimonio, la lontananza, lo scandalo e perfino la morte; per superarlo ci vuole una forte dose di coraggio che quasi mai sovviene tra i due attori dell’U.R.S.T. Nelle serie tv l’escamotage dell’URST è usatissimo.

Per esempio? Be’, per esempio in Moonlighting (con Bruce Willis e Cybill Shepherd), in Friends, in Beverly Hills, in Dawson’s Creek, in Bones. Ma per Scully e Mulder fu tutto diverso: erano gli anni in cui internet stava per diventare di massa. Nel 1996 in USA c’erano già decine di conversazioni sui forum che inneggiavano alla relazione fra i due. Secondo la versione anglofona di Wikipedia, l’acronimo UST sarebbe proprio stato inventato dai fan della serie sui forum, in quel meraviglioso esempio di intelligenza collettiva analizzata da Henry Jenkins: la rete non è solo un luogo per complottisti. Come se non bastasse, a margine, visto che abbiamo citato Jenkins, va ricordato che The X-Files fu probabilmente la prima serie tv (o una delle prime) in cui si affermò il fenomeno degli spinoff scritti dai fan, della fan fiction.

La tensione irrisolta fra Mulder e Scully alimentata dalle due visioni della vita opposte dei due colleghi sono un connubio perfetto. Su Vulture, ecco tutte le volte in cui i due ci sono andati molto vicini, a sciogliere quel nodo che ha caratterizzato tutte le stagioni e che rappresenta, in un certo senso, l’impossibilità per le due parti ad avvicinarsi al punto da condividere il rapporto più intimo immaginabile.

Le cospirazioni nell’era dei social network (ovvero “Fate girare!!!1!”)

Facebook, il più popoloso dei social network, è diventato un terreno fertile su cui le teorie cospiratorie possono crescere floride e robuste, certe che troveranno sempre qualcuno pronto ad ascoltare, ad indignarsi e, soprattutto, a condividerle.

Nato come strumento per restare in contatto con gli amici più lontani, nel tempo Facebook è stato utilizzato da alcuni anche come un vero e proprio strumento di diffusione di teorie del complotto ed insinuazioni. Quanti di voi, nel proprio news feed, si sono ritrovati almeno una volta a vedere un’immagine delle Torri Gemelle in fiamme l’11 settembre e la didascalia “il Governo sapeva!”, o hanno ricevuto l’invito a “far girare” una notizia sulla cui attendibilità avete nutrito qualche dubbio? Dalla carne che mangiamo ai vaccini, fino alle ormai mitiche scie chimiche: su Facebook si può trovare un vero e proprio archivio cospiratorio.

Ma perché Facebook si è rivelato così utile nella diffusione di queste teorie? Per Fenster, intervistato da Anna Lombardi per Repubblica nel 2016, il motivo è legato al fatto che i social network coinvolgono principalmente i giovani:

Dieci anni di recessione economica li ha convinti che il sistema – qualunque sistema, perchè trova gli stessi atteggiamenti in America, in Europa, in Medio Oriente – non funziona. Pensano che non c’è futuro per loro, e pensano che qualcuno ha lavorato contro di loro di proposito.

Il contrasto alle cospirazioni in Italia: il lavoro del Cicap

Fenster sostiene che le teorie cospirazioniste si contrastano:

con l’informazione e l’onestà. E con l’istruzione, che formi persone sempre più critiche.

In Italia, da 29 anni, a questo scopo lavora il Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, nato per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di scienziati con lo scopo iniziale di combattere la diffusione delle pseudoscienze e di quelle attività dette paranormali che, invece, hanno alle loro spalle una spiegazione del tutto logica.

Nel corso degli anni, il Cicap ha esteso la propria attività anche alla ricerca delle cosiddette «fake news» che, inevitabilmente, si legano alle teorie dei complotti: più la cospirazione è di larga scala, più servono notizie a confermarla, ma spesso queste news non hanno fondamento di verità.

Abbiamo già citato l’esempio dell’11 settembre: a questo proposito Massimo Polidoro, Direttore Generale del Cicap, nel 2007 pubblicò 9/11: La cospirazione impossibile, una raccolta di saggi firmati, tra gli altri, da Piergiorgio Odifreddi, Umberto Eco, Paolo Attivissimo e Michael Shermer con lo scopo di dimostrare come le tesi cospiratorie sull’attacco alle Torri Gemelle fossero frutto più della paura suscitata dall’attentato e non da un’attenta riflessione dei fatti.

Ciò detto, va anche ricordato che le fake news sono anche, a seconda delle circostanze, balle, propaganda, leggende metropolitane, notizie false a volte prodotte dalla stampa mainstream, non certo da siti di complottari.

Gli UFO e il New York Times

Il 16 dicembre 2017 il New York Times ha pubblicato un pezzo dal titolo Glowing Auras and ‘Black Money’: The Pentagon’s Mysterious U.F.O. Program in cui si trova incorporato anche un video che mostra un oggetto volante non identificato. Nel pezzo si parla di un piccolo programma del Pentagono, un’inezia rispetto al budget totale (22 milioni di dollari a fronte di uscite per 600 miliardi) dedicato proprio allo studio degli UFO. Il complotto supremo, quello degli extraterrestri occultati, rimbalza dunque dalle fantasie della rete alla più nota testata giornalistica del mondo.

Chissà cosa ne pensano Mulder e Scully.

L’undicesima stagione di X Files è in onda in Italia su FOX dal 29 gennaio 2018.

(scritto da Paolino Sutera in collaborazione con Alberto Puliafito)

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Bresciano, da sempre appassionato di piccolo schermo ed a suo agio nel vortice delle serie tv: datemi un episodio dei Simpson, fatemi rivedere il finale di Lost, divertitemi con The Big Bang Theory, regalatemi qualche mese di abbonamento a Netflix o Amazon e nessuno si farà male.

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